Il cardinale Tagle: “narcisismo e centrarsi su di sé” distruggono la missione della Chiesa


 

“Papa Francesco non è contrario all’efficienza e a metodi che possano rendere la nostra missione fruttuosa e trasparente. Ma ci mette in guardia dal pericolo di “misurare” la missione della Chiesa usando solo standard e risultati predeterminati da modelli o scuole di management, per quanto buoni e utili possano essere. Gli strumenti dell’efficienza possono aiutare, ma non dovrebbero mai sostituire la missione della Chiesa”. Lo ha dichiarato a Vatican News il cardinale Luis Antonio Tagle, Prefetto di Propaganda Fide.

“L’organizzazione ecclesiale più efficiente può finire per essere la meno missionaria. Rimarcando che la missione è un dono dello Spirito Santo, Papa Francesco ci riporta ad alcune verità fondamentali come: la fede in Dio è un dono di Dio stesso; il Regno di Dio è inaugurato e realizzato da Dio; la Chiesa è creata da Dio; la Chiesa si risveglia alla sua missione, annuncia il Vangelo e va fino agli estremi confini della terra perché il Signore Risorto manda lo Spirito Santo dal Padre. Alle origini della Chiesa e della sua missione c’è un dono di Dio, non un progetto umano. Gesù viene incontro a noi come Amore del Padre. Noi abbiamo però un ruolo da svolgere: pregare, discernere il dono divino, riceverlo nella fede e agire su di esso come desidera il Signore. Separati da questa radice di grazia, le azioni della Chiesa, non solo i progetti delle POM, sono ridotti a mere funzioni e schemi precisi di azione. Le sorprese e i “disturbi” di Dio sono considerati distruttivi dei nostri progetti programmati. Per me, per evitare il rischio del funzionalismo, dobbiamo tornare alla sorgente della vita e della missione della Chiesa: il dono di Dio in Gesù e nello Spirito Santo. Senza questa fonte vivificante, il nostro pur duro lavoro causerebbe stanchezza, noia, ansia, competizione, insicurezza e disperazione. Saldamente radicati nel dono dello Spirito Santo, potremmo invece affrontare la nostra missione e le sue sofferenze, con gioia e speranza”, ha spiegato Tagle commentando il Messaggio di Papa Francesco alle Pontificie Opere Missionarie.

“Il narcisismo è il risultato di una visione puramente pragmatica o funzionale della missione. La missione diventa lentamente più incentrata su di me, sul mio nome, sul mio successo, sulla mia realizzazione, sulla mia fama e sui miei seguaci e meno sulla Buona Novella della misericordia di Dio, sulla compassione di Gesù, sui sorprendenti movimenti dello Spirito Santo. E quando arrivano i buoni risultati, il narcisismo e il centrarsi su di sé portano a sentirsi autosufficienti. I miei risultati dimostrano che posso contare sulle mie capacità. Aver bisogno di Dio e delle altre persone è dunque un insulto alle mie capacità illimitate. Tale autosufficienza rafforza il narcisismo. Questa dinamica intrappola una persona o un’istituzione in un piccolo mondo di autoisolamento, che è l’opposto della missione. Questo è lo specchio che Papa Francesco vuole che rompiamo: l’egocentrismo. Dovremmo usare un vetro trasparente che ci permetta di vedere oltre noi stessi, non uno specchio dove io guardo solo il mio volto e l’ambiente che mi circonda. O meglio ancora, come suggerisce il Papa, apriamo le finestre e le porte, guardiamo fuori, usciamo verso la creazione di Dio, verso il prossimo, verso gli angoli delle strade, verso i sofferenti, verso coloro che sono smarriti, verso i giovani, verso i feriti. Guardandoli, speriamo di vedere anche noi stessi. Vediamo Dio. Sono loro i veri specchi che dovremmo guardare. Il vaccino contro il narcisismo e l’autosufficienza è uscire da noi stessi”, ha detto il cardinale filippino.

“Riconducendo la missione all’azione dello Spirito Santo, Papa Francesco ci ricorda cosa è la Chiesa, Tempio dello Spirito Santo, il Popolo di Dio, soggetto attivo della missione. Alle POM e ad altri gruppi orientati alla missione viene ricordato che la missione non è di loro esclusiva competenza, né sono gli unici promotori della missione. La Chiesa come edificio vivente dello Spirito Santo è missionaria fin dalle sue origini storiche. Il Papa ricorda giustamente le origini delle POM nell’assistenza, nella preghiera e negli atti di carità verso le persone semplici. Le POM sono nate grazie a donne e uomini che hanno vissuto la santità nella loro vita quotidiana ordinaria, una santità che li ha spinti a condividere il dono di Gesù con chi ha bisogno di Lui. Hanno usato i mezzi donati loro dallo Spirito Santo: la preghiera e gli atti di carità. Il Santo Padre incoraggia le POM e la Chiesa a riportare il senso e la realizzazione della missione all’ordinarietà della vita cristiana, a fare della missione una parte semplice e non complicata della vita cristiana nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle aziende, negli uffici e nelle parrocchie. Penso che una grande sfida sia come aiutare i nostri fedeli a riconoscere che la fede è un grande dono di Dio, non un peso. Se siamo felici e arricchiti dalla nostra esperienza di fede, allora condivideremo questo dono con gli altri. La missione diventa la condivisione di un dono, piuttosto che un obbligo da adempiere”, ha concluso Tagle.


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