Shemà. San Barnaba, collaboratore degli apostoli nella missione verso i pagani


 

Informazione Cattolica ospita la rubrica Shemà (che in ebraico vuol dire “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno a cura della teologa Giuliva Di Berardino*. Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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Il vangelo di oggi è il quello proposto dalla liturgia nella memoria di San Barnaba, chiamato anche l’Apostolo, anche se non ha mai fatto parte del gruppo dei 12. Questo ci fa intuire che nella primitiva comunità cristiana venissero chiamati apostoli anche gli stessi collaboratori dei 12 o coloro che gli stessi apostoli riconoscevano come tali.

Inoltre Barnaba doveva essere un uomo sposato, lo intuiamo dal fatto che negli Atti degli Apostoli si racconta che avesse venduto tutto il ricavato della sua attività e doveva trattarsi sicuramente di attività commerciale, che nell’antichità era sostanzialmente legata al clan, alla famiglia. Secondo la tradizione, San Barnaba è stato il primo vescovo di Milano e arrivò in questa città solo verso la fine della sua vita. La sua famiglia era di origine giudaica, infatti il suo nome di origine era Giuseppe.

Di lui sappiamo che si trasferì sull’isola di Cipro nei primi anni del primo secolo d.C. Secondo gli Atti, la sua conversione avvenne subito dopo la Pentecoste Giuseppe decise di vendere tutto e consegnarlo agli apostoli perché venisse dato ai poveri. Così ricevette il battesimo subito dopo la sua conversione, ed in quel momento prese anche il nome di Barnaba, che significa in ebraico “figlio della profezia” o “figlio dell’esortazione”.

Compiendo il suo nome, Barnaba si dedicò a diffondere in tutto il mondo la parola di Cristo, proprio come un apostolo. Anche lui, come altri uomini e donne dell’epoca apostolica della Chiesa, Barnaba fu uno dei collaboratori di San Paolo e di San Pietro, collaboratore nella missione verso i pagani. E proprio di missione oggi si parla nel Vangelo, indicando della missione l’obiettivo: annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Questo significa che, se il Regno di Dio è vicino, non resta che accogliere e lasciarsi coinvolgere in questo processo di vicinanza. Infatti il Vangelo ci fa cogliere anche i segni della presenza del Regno di Dio, i segni della vicinanza, della prossimità, dell’incontro. Ed è sorprendente che i segni del Regno di Dio che si avvicina, in questo testo, non sono parole di minaccia, non sono fatti di avvertimento o, come tanti possono pensare, di punizione. No! I segni del regno di Dio che si fa vicino sono  innanzitutto dei  gesti concreti, che forse passano inosservati, ma è così: il bene non si fa notare, non si mette in evidenza. E soprattutto questi gesti che costruiscono il Regno di Dio, perché sono fatti nella più libera gratuità. “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.”

Sono parole che ci inviano, che accendono nel cuore lo stesso desiderio che ha conquistato San Barnaba e ha modellato la sua vita, facendolo apostolo, fedele collaboratore degli apostoli del Signore. Chiediamo, allora, oggi l’intercessione di questo santo, perché possiamo ricevere anche noi il dono dello Spirito Santo proprio come lui, che l’ha ricevuto nella prima Pentecoste, in modo tale da renderci capaci di compiere, anche noi, dei gesti che possano suscitare, in chi ci sta accanto,  il desiderio di lasciarsi coinvolgere nella dinamica di vicinanza, di prossimità, che realizza il Regno di Dio in mezzo a noi.

Buona giornata con il Vangelo del giorno!

San Barnaba apostolo, memoria

VANGELO SECONDO SAN MATTEO, 10,7-13

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».

GIULIVA DI BERARDINO

 

 

 

* Giuliva Di Berardino, laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la “Licenza ad docendum” in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Dopo aver vissuto alcuni anni in Francia,insegna danza di lode e di adorazione. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia” (ed. dell’Immacolata), in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. Insegnante Religione Cattolica nella scuola pubblica ed è Pedagogista del movimento e liturgista.


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