Shemà. “Siamo chiamati a vivere col Cuore Immacolato della Madre”


Informazione Cattolica ospita la rubrica Shemà (che in ebraico vuol dire “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno a cura della teologa Giuliva Di Berardino*. Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. Oggi meditiamo proprio questo mistero di Maria.

Il Vangelo che ci viene proposto in questa memoria liturgica che celebriamo, è proprio il mistero che ci fa cogliere il mistero del cuore della Madre.

Nel linguaggio biblico sappiamo che quando parliamo di cuore non si intende il muscolo cardiaco, ma dell’interiorità della persona, della sua coscienza. Ecco, oggi, quindi entriamo proprio nell’interiorità della Madre di Gesù, Madre della Chiesa e Madre dell’umanità redenta da Cristo.

Il cuore di Maria, l’interiorità della più pura tra le creature, che dal principio della Creazione fu pensata da Dio per contenere l’Agnello senza macchia, Colui che ha purificato tutti noi col sacrificio della croce, del dono totale dell’amore.

Il testo del Vangelo di oggi, infatti, ci ricorda questa opera di redenzione di Gesù e sembra quasi annunciare la Pasqua, di fatto è ambientato nel tempo di Pasqua, come ci testimonia questo brano del Vangelo di Luca.

Gesù adolescente viene cercato, ma solo dopo 3 giorni viene trovato, proprio tre giorni, un tempo che ricorda il triduo pasquale.

Al terzo giorno Gesù si fa trovare nel tempio, Lui che è il vero tempio di Dio, la presenza di Dio stesso in mezzo a noi! Ed ecco le parole della Rivelazione: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» una frase che, nel testo originale greco, suona, in traduzione, così “non sapevate che io devo essere nelle cose del Padre mio?”.

La madre cerca, e ha cercato, per tre giorni il figlio, angosciata, pensa che si è perso, ma Gesù non si è perso, anzi, dalla risposta che dà Gesù sembra che sia stata lei a perdersi!

Lui è nel Padre, siamo noi che lo cerchiamo altrove! E Maria oggi ci testimonia proprio che ciascuno di noi, come lei, dovrebbe imparare a stare nel Padre, nelle cose del Padre, come Gesù.

Certamente anche Maria ha capito questo mistero dopo la Pasqua di Gesù, nella Pasqua ha finalmente capito quello che custodiva il suo cuore, il dono della sua interiorità, che desidera offrirci oggi.

Così, per l’annuncio di questo Vangelo, testimonianza di risurrezione, tutti noi seguaci di Gesù, siamo chiamati a vivere col cuore della Madre, la cui interiorità, che non è stata mai turbata, anche quando non capiva nulla, anche quando si era persa, cercando il Signore chissà dove, per tre giorni, angosciata.

Impariamo allora, che, più che lamentarci in certe situazioni o cercare a tutti i costi delle soluzioni, o angosciarci per risolvere i nostri problemi, dovremmo pregare la Madre di Gesù che ci aiuti a vivere questa sua esperienza, a essere nel Padre.

Il verbo greco διατηρεω che significa proprio fare la guardia, mantenere con attenzione, custodire, indica proprio questo atteggiamento di Maria che ci vuole condurre al Padre, come Gesù, con amore di figli.

Chiediamo a lei, donna piena di grazia e di ogni bellezza, il cui cuore non conosce dipserazione, ma serenità, non sente rancore, ma tenerezza, non conosce menzogna, nè alcun sentimento cattivo, ma solo leggerezza e libertà, anche nel pianto e nel dolore.

Maria la vediamo così nel Vangelo. Chiediamo a Maria di donarci i sentimenti del suo cuore puro e immacolato, affidiamoci a lei, perché anche noi possiamo testimoniare, come lei, la grazia della Pasqua di Gesù nelle nostre vite e ricevere il dono dell’interiorità del cuore che ci conduce al Padre.

Buona giornata con il Vangelo del giorno!

IL VANGELO DEL GIORNO

Luca 2,41-51

Sabato 20 Giugno 2020

Memoria del Cuore Immacolato di Maria

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

 

GIULIVA DI BERARDINO

 

 

 

* Giuliva Di Berardino, laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la “Licenza ad docendum” in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Dopo aver vissuto alcuni anni in Francia,insegna danza di lode e di adorazione. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia” (ed. dell’Immacolata), in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. Insegnante Religione Cattolica nella scuola pubblica ed è Pedagogista del movimento e liturgista.


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