Shemà. “Gesù ha il potere di trasformare il contagio dell’impurità e dell’isolamento”


Informazione Cattolica ospita la rubrica Shemà (che in ebraico vuol dire “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno a cura della teologa Giuliva Di Berardino*. Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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Nel Vangelo di oggi troviamo un lebbroso che si avvicina a Gesù e giunge fino a Lui.

Lebbroso, per la cultura antica, non era considerato tanto colui (o colei) che era stato contagiato dalla lebbra, quanto piuttosto un impuro che doveva essere allontanato perché, qualora qualcuno fosse venuto a contatto con lui  sarebbe stato non solo  un lebbroso, ma un impuro.

Nel Libro del Levitico, un testo della Torah tanto amata dagli Ebrei, è scritto proprio che i lebbrosi dovevano essere allontanati per questo motivo (Lv 13,45-46).

E oggi il Vangelo ci mostra questo lebbroso che trasgredisce la Torah, pur di avvicinarsi a Gesù.

Le parole con cui si avvicina al guaritore della Galilea, il Rabbi dei poveri, Yeshua, sono parole precedute da un cammino e da un’intenzione precisa: “Signore, se vuoi, puoi purificarmi!“.

Innanzi tutto il lebbroso chiama quel guaritore col termine “Signore“, un termine che nel Vangelo porta il senso della Pasqua, perché è alla luce della Pasqua che il Rabbi Gesù diventa “Signore“, Colui che ha in mano la storia.

Quest’uomo esprime una grande fede, quindi, nel potere di Gesù, chiamando Gesù “Signore” e, per di più, abbandonandosi alla sua volontà con fiducia: “Signore, se vuoi, puoi purificarmi!“.

E Gesù lo tocca e attesta la sua volontà di purificare quel corpo, di rispondere a quella richiesta di affidamento totale a Lui. 

Gesù tocca l’impuro e, contrariamente a quanto attesta la Torah, non diventa impuro, ma purifica l’impuro!

Il tocco di Gesù procede attraverso un contagio di purificazione dall’epidemia, ma non perché Gesù fosse il guaritore che sconfigge i contagi di quell’epidemia, ma perché Gesù ha il potere di trasformare il contagio dell’impurità e dell’isolamento, per il quale l’unico rimedio è una legge da rispettare, in amore che purifica, perché si dona fino alla fine, superando ogni legge.

Così oggi il Vangelo ci presenta questo cammino di abbondanza, di superamento, di eccedenza che è il cammino evangelico per il quale siamo tutti purificati dalle nostre lebbre interiori.

C’è un lebbroso che trasgredisce la Torah per fede, e c’è anche il Figlio di Dio, il Signore  della storia, che apparentemente tragredisce la Torah per amore. Dico “apparentemente” perché Gesù è il cuore della Torah, perché Lui è l’unico a vivere in pienezza la Torah, anzi, facendo traboccare l’amore che la Torah insegna.

Per questo Gesù ordina all’uomo di mostrarsi ai sacerdoti. Certo, anche questo è un invito che viene dalla Torah, nel libro del Levitico che è stato prima citato, ma non solo per questo, ma anche perché la persona sanata possa tornare a vivere con gli altri, perché i sacerdoti vedano e certifichino che dall’impurità della lebbra, dal male che isola le persone e le emargina, si può guarire!

Ed è l’amore di Gesù che guarisce, il tocco di Gesù che ridona vita, l’obbedienza a Gesù che genera testimoni di una vita nuova, una vita in cui non si teme più l’impurità e l’isolamento, perché tutto viene offerto al Signore, che col Suo Amore eterno ci fa vivere e ci ridona la dignità e la capacità di amare gli altri.

Buona giornata con il Vangelo del giorno!

 

IL VANGELO DEL GIORNO: Mt 8,1-4 venerdì 26 Giugno 2020

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì. Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

 

GIULIVA DI BERARDINO

 

 

 

* Giuliva Di Berardino, laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la “Licenza ad docendum” in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Dopo aver vissuto alcuni anni in Francia,insegna danza di lode e di adorazione. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia” (ed. dell’Immacolata), in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. Insegnante Religione Cattolica nella scuola pubblica ed è Pedagogista del movimento e liturgista.


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