La Cirinnà vuole cancellare “mamma” e “papà”. E il governo Conte la appoggerà!


“Prove generali di liquefazione della famiglia. Non basta il pdl Zan-Scalfarotto-Boldrini sull’omotransfobia. Si vuole proprio cancellare ogni riferimento di parentela naturale”, ha scritto su Facebook il senatore della Lega Simone Pillon.

Il riferimento è a quando è accaduto durante le risposte immediate dei membri del governo ai parlamentari richiedenti, il cosiddetto Question Time tenutosi ieri, 9 luglio.

Nel corso delle interrogazioni a risposta immediata, la senatrice pro-omosessualità Monica Cirinnà ha interrogato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese per chiedere la cancellazione dei termini “mamma” e “papà” dai documenti dei bambini.

“Siamo davvero allo sbando. Così si legittima l’utero in affitto”, ha commentato Pillon, invitando tutti a manifestare l’11 luglio in 100 piazze italiane.

Ecco le richieste omosessualiste della senatrice del Pd Monica Cirinnà, nei giorni scorsi colpita da una brutta notizia (il fratello Claudio è finito in carcere nell’ambito di un’operazione che ha decapitato il clan camorristico dei Senese di Roma):

INTERROGAZIONE SULL’INDICAZIONE DEI GENITORI NEI DOCUMENTI D’IDENTITÀ DEI MINORI

CIRINNA’, MARCUCCI, MIRABELLI, PARRINI, FERRARI

Al Ministro dell’interno

Premesso che:
in data 3 aprile 2019 veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto 31 gennaio 2019 con il quale il Ministro dell’interno, modificando disposizioni e allegati del decreto ministeriale 23 dicembre 2015, ripristinava la dicitura “padre” e “madre” sui documenti di identità dei minori, con particolare riferimento alle carte di identità elettroniche valide per l’espatrio;
con il medesimo decreto, il Ministro modificava l’art. 4 del decreto ministeriale 23 dicembre 2015, introducendo un comma 3-bis, secondo il quale “la richiesta di CIE valida per l’espatrio per il minore è presentata dal padre e dalla madre congiuntamente”;
in conseguenza, venivano adeguati tanto la modulistica quanto il sistema elettronico di ricezione delle domande ed immissione dei dati, con la conseguenza che esso supporta ad oggi soltanto l’indicazione di due genitori di sesso diverso;

considerato che:
la presenza di due genitori di sesso diverso non è, come ovvio, condizione presente nella vita di ogni minore;
in particolare, esistono nel nostro ordinamento bambine e bambini che, per effetto di iscrizioni anagrafiche o di sentenze di adozione in casi particolari passate in giudicato e regolarmente annotate a margine dei loro atti di nascita, hanno ad ogni effetto di legge due genitori dello stesso sesso, i quali si trovano oggi nell’impossibilità di richiedere e ottenere per i loro figli un documento di identità corrispondente all’identità personale e sociale;
nell’imminenza dell’adozione del decreto ministeriale 31 gennaio 2019, il Garante per la protezione dei dati personali aveva reso il proprio obbligatorio parere (provvedimento n. 476 del 31 ottobre 2018), ravvisando plurimi profili di illegittimità; in particolare, il Garante sottolineava che «nel sostituire (…) il termine “genitori” con le parole “padre” e “madre” rischierebbe di imporre in capo ai dichiaranti, all’atto della richiesta del rilascio del documento di identità del minore, in relazione all’obbligatoria riconducibilità alle nozioni di “padre” e “madre”, il conferimento di dati inesatti o di informazioni non necessarie di carattere estremamente personale, arrivando in alcuni casi a escludere la possibilità di rilasciare il documento a fronte di dichiarazioni che non rispecchiano la veridicità della situazione di fatto derivante dalla particolare composizione del nucleo familiare» e precisava altresì, con precipuo riferimento ai minori figli di coppie omogenitoriali, che «il dato relativo a uno dei genitori risulterà essere necessariamente indicato in un campo riportante una specificazione di genere non corretta, non adeguata e non pertinente alla finalità perseguita, ove ciò che rileva è unicamente l’assenso di entrambi i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale al rilascio di un documento valido per l’espatrio»;
analoghi negativi pareri erano stati espressi dalla Conferenza Stato-Città (nella seduta del 15 novembre 2019) e dal direttore dell’UNAR;
infine, la dicitura introdotta dal decreto ministeriale 31 gennaio 2019 si pone in aperto contrasto con l’articolo 3, comma 5, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 733, e successive modificazioni e integrazioni), per il quale “la carta di identità valida per l’espatrio rilasciata ai minori di età inferiore agli anni quattordici può riportare, a richiesta, il nome dei genitori o di chi ne fa le veci”;
considerato infine che a parere degli interroganti il decreto ministeriale 31 gennaio 2019 rappresenta la dolorosa eredità di una fase politica superata, nella quale la vita delle persone è stata troppo spesso misconosciuta e piegata rispetto ad esigenze di carattere solo e soltanto ideologico, come dimostrato dalla vicenda in esame, in cui l’esistenza e l’identità delle bambine e dei bambini figli di due madri o due padri sono state apertamente negate e violate, contro ogni evidenza e ogni esame di realtà,

si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda superare, revocandolo o altrimenti abrogandolo, il decreto ministeriale 31 gennaio 2019, ripristinando la modulistica e il software recanti la dicitura “genitori o chi ne fa le veci”, nel rispetto dell’articolo 3, comma 5, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza;
se intenda, nelle more del superamento definitivo del decreto ministeriale 23 dicembre 2015, dare istruzioni alle amministrazioni interessate affinché procedano alla ricezione delle domande di carta di identità valida per l’espatrio da parte di coppie omogenitoriali e, per l’effetto, provvedere all’adeguamento dei software per renderli idonei ad immettere e processare i relativi dati.

La risposta del ministro Luciana La Morgese nel video a seguire:


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Mi pare che ad orologeria si vedono diversivi su temi etici delicati ….creare polveroni….x non affrontare i problemi di giustizia sociale….a partire dai propri privilegi chiamati diritti acquisiti……

premesso, considerato, ecc. ma andassero a imparare a vivere e a togliersi i vari appannaggi… maledetti!