Escalation estremamente pericolosa quella che sta accadendo in Turchia

Escalation estremamente pericolosa quella che sta accadendo in Turchia

 

Quello che sta combinando la Turchia in queste settimane è un’escalation estremamente pericolosa.

La questione Hagia Sophia è ovviamente un simbolo. Ma la forza dei simboli, cosa dimenticata in Europa, è preponderante ancora in molte parti del mondo, in particolare per chi risorge dalle sue ceneri.

La Turchia non ha la forza di un tempo, non è l’Impero ottomano e di certo ha un’economia debole, incapace di seguire le idee del Sultano. Ma il pericolo potrebbe arrivare proprio da questo: la crisi interna viene colmata da Erdogan attraverso continue prove di forza tese a confermare la rinascita del suo impero.

Qui entra in gioco Santa Sofia. Così come la Libia, Cipro, la Siria del nord, Kastellorizo, isola greca su cui Ankara ha messo gli occhi da anni e che ora vede in arrivo la nave Oruc Reis per “esplorazioni”, e le continue missioni dell’aviazione turca al confine dei cieli greci. E la guerra (per ora verbale) con Atene non è da sottovalutare: la definizione della Grecia come “nemico dell’islam” sa parte di Erdogan è un richiamo politico netto.

È vero che can che abbaia non morde, ed è anche vero che molta è propaganda, ma intanto la Turchia, lentamente, avanza, erodendo spazi e imponendo un’agenda politica all’Europa fino ad ora impensabile. La prova arriva dal fatto che nessuno abbia mosso realmente un dito per difendere senza indugio la Grecia, nostra alleata e culla della civiltà europea, contro le mire del Sultano. Nessuno ha condannato la riconversione di Santa Sofia, se non (udite udite) Russia e Stati Uniti e ovviamente Atene. E infatti ora è lì che guarda il governo ellenico, con gli Stati Uniti che stanno rafforzando la presenza militare ad Alessandropoli e i russi che sono chiamati a frenare il “partner” turco.

La Grecia è l’Europa. E ora è in trincea. Ma a parte ritenerla un enorme campo profughi o un Paese su cui imporre l’austerità e le privatizzazioni, dall’Europa non arrivano segnali. Prima è stata “invasa” dalla Cina e ora deve chiedere aiuto ai russi, per gli antichi legami politici e culturali, e agli Stati Uniti, vertici della Nato in funzione anti turca. Qualcosa che deve far riflettere.

 

Lorenzo Vita

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