Raffaele Amato: “Chiesa e fascismo ebbero anche rapporti positivi e Mussolini ritrovò la fede”

Di Matteo Orlando

Raffaele Amato, classe 1964, è un ingegnere meccanico con la passione per gli studi storici e religiosi. Nel 2008 ha conseguito una seconda laurea in Scienze Antropologiche, indirizzo Storia delle Religioni, con tesi in Storia della Chiesa. Gli studi compiuti lo hanno portato a pubblicare il libro “Vangelo e moschetto. Fascismo e cattolicesimo: sintonie, attriti, battaglie comuni” (Edizioni Solfanelli). Lo abbiamo intervistato.

Da cosa è nata l’idea di questo libro?

“Il Fascismo e il Cattolicesimo sono state due fedi, l’una politica e l’altra religiosa, che la stragrande maggioranza degli italiani per oltre vent’anni ha condiviso. Ho cercato di parlarne pubblicando quest’opera nel 2019, anno in cui ricadevano ricorrenze importanti, eppure del tutto ignorate dai media e dalle istituzioni”.

A cosa si riferisce?

“Il 2019 è stato il centenario della fondazione dei Fasci di Combattimento, il novantennale della Conciliazione e l‘ottantennale della fine della Guerra di Spagna. Tre eventi cruciali per la Storia non solo italiana, essenziali per l’argomento del mio libro”.

Sintonie, attriti, battaglie comuni: molti storici pongono l’accento soprattutto sugli attriti tra Cattolicesimo e Fascismo…

“E sbagliano. Molti si fermano all’adolescenza socialista e anticlericale di Mussolini riducendo la Conciliazione ad un puro esercizio di Realpolitik. In realtà la concezione fascista dello Stato non poteva prescindere dal solidissimo fondamento di quasi due millenni di cattolicesimo, che hanno profondamente permeato la cultura e l’identità italiane. Per questo il Fascismo, pur articolandosi in origine in diverse correnti, di cui alcune fortemente anticattoliche ed anticlericali, una volta fattosi Stato, promuoverà gli interventi e la legislazione più favorevoli al Cattolicesimo in tutto l’arco della Storia d’Italia che va dall’Unità ai giorni nostri. Con questo non voglio affermare che i rapporti tra Chiesa e regime siano stati sempre idilliaci ma semplicemente che prevalsero abbondantemente i rapporti positivi e costruttivi. Lo stesso Mussolini, nel suo privato, seguirà un percorso complesso che merita di essere conosciuto”.

Che tipo di percorso?

“Personalmente ho individuato nel percorso spirituale di Mussolini quelle che si possono definire quattro macrofasi. La prima è quella della sua infanzia, in cui ricevette dalla madre e dalla nonna una robusta formazione cattolica. La seconda è quella dell’adolescenza, in cui segue il padre avvicinandosi al socialismo e alla politica. Questo, insieme alle pulsioni sessuali giovanili, lo allontanò dal cattolicesimo, sino a renderlo ostile allo stesso. Vi è poi la fase dell’uomo di governo di una nazione cattolica, durante la quale lasciò i segni più importanti e più duraturi nelle relazioni tra Stato e Chiesa. Infine gli ultimi anni, in cui si riavvicinò alla fede della sua infanzia anche a livello intimo, personale, autentico”.

Come possono essere descritti, in sintesi, i rapporti tra il Fascismo ed il Cattolicesimo?

“Direi che, molto più autorevolmente di me, la sintesi migliore l’abbia trovata Pio XI, che descrisse Mussolini come l’Uomo che “ha ridato Dio all’Italia e l’Italia a Dio”. Se si considera quale profonda lacerazione fu per l’Italia la Questione Romana, e come il Fascismo la superò, non potrei trovare parole più adatte”.

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