Esclusivo. Padre Levi Di Gualdo: “l’Islam non è compatibile con i principi occidentali”


 

Di Bruno Volpe

L’Islam è per sua struttura una religione violenta che non può dialogare col Cristianesimo, né può assimilare i principi della democrazia e della laicità degli Stati, perché incompatibili con la sua stessa essenza. I nuovi colonizzatori musulmani hanno scoperto un sistema più efficace della spada e della guerra per giungere alla conquista delle popolazioni degli infedeli: servirsi della democrazia e di quei principi intangibili della laicità degli stati che pure rigettano, ma di cui fanno ampio uso per imporsi nei Paesi dell’Occidente. In un’Europa priva d’identità che sprezza le proprie radici cristiane in odio a sé stessa, che ha eretto a valori intangibili il diritto all’aborto e all’eutanasia, il matrimonio tra coppie dello stesso sesso e la possibilità che due uomini possano adottare bambini o acquistarli da un utero in affitto, i musulmani hanno già vinto. Perché sanno chi sono e da quali radici provengono, perché posseggono quella fierezza di appartenenza che noi europei, ubriachi di dogmi laicisti, abbiamo distrutto.

Così è presentato «L’Aspirina dell’Islam moderato», un interessante libro di Padre Ariel Stefano Levi Di Gualdo, sacerdote e teologo, conosciuto dal grande pubblico anche per le sue frequenti e decise apparizioni televisive.

Padre Ariel, perché questo titolo?

“La massiccia presenza di islamici che mira a una nuova colonizzazione del nostro vecchio continente ha sempre più i connotati di un tumore con metastasi diffuse. Due figure antitetiche lo raffigurarono con anticipo sui tempi: il Cardinale Giacomo Biffi e la laica Oriana Fallaci, alla memoria della quale ho dedicato questa mia opera. La politica onirico-buonista per un verso, l’accoglienza senza criterio di cui da anni si è fatta promotrice anche la Chiesa italiana, negano in modo pericoloso la sussistenza di questo tumore in stato avanzato. Anziché col ricorso a terapie radicali, quali la chirurgia o la chemioterapia, pensano di curarlo con una blanda aspirina che è paradigma di una frase surreale e illogica che sentiamo ripetere a ogni sanguinoso attentato: «L’importante è dialogare con l’Islam moderato». Nel mio libro dimostro che l’Islam può essere moderato nella misura in cui un’aspirina può curare un tumore”.

Perchè abbiamo difficoltà o timore a parlare di terrorismo islamico e ci limitiamo a dire terrorismo o al massimo islamista?

“Perché l’Europa decadente, quella degli arcobaleni dei gay pride, del matrimonio tra coppie dello stesso sesso, dei bambini acquistati da madri surrogate, delle leggi contro la transomofobia che mirano a perseguire chi osa dissentire da questo suicidio sociale e politico, che giudica l’eutanasia un atto di amore e via dicendo, dopo aver dato vita a ciò che in sé è aberrante, può sopravvivere solo nel mondo dell’irreale. Per questo ha difficoltà a indicare questo terrorismo come ‘di matrice islamica’, perché non può accettare la realtà del proprio fallimento. I recenti attentati, o le povere vittime decapitate in Francia, richiamano alla realtà di questo colossale fallimento, allora si reagisce abolendo le parole, o dichiarandole addirittura fuorilegge, oppure invocando ‘l’aspirina dell’Islam moderato'”.

Pensa che l’Islam sia compatibile con i principi occidentali?

“Assolutamente no, a partire dal concetto di democrazia, ma soprattutto di netta separazione tra potere politico e potere religioso. Da questo nasce la incompatibilità e di conseguenza la incomunicabilità, perché parliamo due linguaggi totalmente diversi a livello storico, sociale, politico e religioso”.

La Chiesa Cattolica ha adottato la terapia giusta?

“Proverò a rispondere con una battuta umoristica. Dopo varie polemiche legate agli sbarchi avvenuti nell’agosto 2018, dei ‘profughi’ che non fuggivano affatto da fame, guerre e carestie, furono accolti dalla CEI al centro ‘Mondo Migliore’ di Rocca di Papa, ai Castelli Romani. Il 18 settembre il Sommo Pontefice inviò l’elemosiniere pontificio, Cardinale Konrad Krajewski, a portar loro dei gelati. Questo Cardinale, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, era un trionfo di pizzi e merletti pretendeva che la lavanderia gli pulisse perfettamente la talare paonazza da cerimoniere pontificio. Eppure oggi pare essersi ridotto a fare il disturbatore di gelatai, l’elettricista che riattiva corrente presso i centri sociali gestiti da personaggi affatto angelici, presentandosi scollacciato con un clergyman sdrucito. Abbiamo così assistito a questa scena: appena arrivati al centro di accoglienza i sedicenti ‘profughi’ si sono dati alla fuga, con il Cardinale che forse li rincorreva, per dar loro il gelato del Santo Padre. Questa è la terapia adottata dalla Chiesa italiana: la perdita del comune senso del ridicolo. L’ho detto in tono umoristico, ci sarebbe da piangere, non da ridere. Eppure, il Santo Pontefice Giovanni Paolo II, nella sua enciclica ‘Ecclesia in Europa’, pubblicata nel 2003, fu molto chiaro nel delineare certi problemi derivanti da flussi migratori provenienti da Paesi islamici. Come però sappiamo, da una parte lo hanno fatto santo in tempi record, mentre dall’altra cancellavano pagina dietro pagina il suo prezioso magistero. Questo intendo, quando parlo di perdita del comune senso del ridicolo e di mondo dell’irreale che cura i tumori maligni con le aspirine”.

 


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