Boscia (Medici Cattolici): “non sono bigottismi i limiti morali a ricerca e tecnologia”


Di Bruno Volpe

La medicina territoriale ha ceduto il passo ad una visione fredda e  distaccata.  E la tecnologia  non deve stravolgere le leggi della natura.

Ecco gli affondi del luminare e Presidente dei Medici Cattolici Italiani professor Filippo Maria Boscia in questa lunga intervista che ci ha rilasciato.

Professor Boscia, il professor Bassetti, in ottima compagnia, sostiene che in questa emergenza Covid dovremmo potenziare la medicina territoriale…

“Ha ragione. Ma i problemi si radicano nel passato. Io ho fatto battaglie,  perdendole, per questo. Oggi ad esempio, ci riempiamo la bocca con la dizione Rsa, residenza sanitaria assistita. Con residenza pensiamo ad  una reggia e non è così. Sanitaria,  la mente va ad uno stuolo di medici sempre disponibili, anche qui nutro alcune perplessità. Assistita, però manca il calore della famiglia, quando al contrario, prima che la famiglia da patriarcale diventasse nucleare, assistere e confortare i genitori anziani e i nonni, prima che un dovere era un piacere”.

Veniamo alla medicina territoriale…

“Sino a qualche tempo addietro, il medico finito l’ambulatorio, andava nelle case. Ricordo la figura del medico condotto che passava due volte al giorno e prima ancora che  medico, era psicologo, la sua venuta era quasi un piacere ed una festa, carezzava ed incoraggiava e  lo aspettavano persino per dialogare. Tutto questo è importante, perchè il medico prima del bagaglio tecnico, indispensabile, deve saper accarezzare, confortare, capire. Io amo parlare di medicina di prossimità e non territoriale e questo tipo di approccio lo abbiamo smarrito, anche nei termini”.

Cioè?

“Nella nostra professione che io preferisco definire arte, stiamo sottovalutando l’incontro necessario e forse trascurato, tra la fiducia del paziente e la coscienza del medico. Oggi, e vengo ai vocaboli che in sè denotano un inaridimento delle cose, non è più paziente, ma utente, il medico è divenuto operatore sanitario, quasi come l’operatore ecologico. Inorridisco  quando medici dicono al paziente ti restano sei mesi di vita. Un errore. Bisogna sempre coniugare tecnologia  e vicinanza”.

Il Presidente dell’ Ordine dei medici Anelli ha detto che ci aspettano, se prendiamo le cose sotto gamba e non chiudiamo tutto, altri 10.000 morti da Covid…

“Apro e chiudo una parentesi. Fanno più vittime l’ individualismo e la solitudine esistenziale o culturale rispetto al Covid. Vengo alla  domanda. Rabbrividisco a sentire queste cifre, ma mi rendo conto dello scopo della denuncia. A volte la minaccia, sia pur severa, serve a richiamare alla responsabilità nei casi in cui manchi. E oggi succede. La libertà è bella però non va abusata e questa finisce nel momento in cui si mettono a repentaglio la salute o i diritti altrui. Non possiamo fare, nel nome della libertà, tutto quello che vogliamo, bisogna essere responsabili, ce lo chiede il momento sanitario difficile, senza drammatizzazioni o terrorismo mediatico, si intende”.

In tv ultimamente, fascia protetta e di sabato pomeriggio, si è  promossa la pratica dell’ utero in affitto, con una signora impossibilitata a procreare e la madre disposta a provvedere in surroga…

“Bisogna ribadire che il figlio non è un diritto da comperare o un capriccio, ma un dono e che moralmente non possiamo accettare tutto quello che la tecnologia permette, esiste un limite morale alla ricerca e al progresso. Non è bigottismo, ma evitare che si arrivi come è accaduto a Kiev, ai bambini in batteria, seguendo una logica da veterinari che non guarda alla creazione, ma alla riproduzione. Oggi l’emergenza vera non è il Covid, che prima o dopo finirà, l’epidemia più preoccupante si chiama isolamento, individualismo, povertà culturale, abuso sui più fragili”.

 


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