In Italia i politici pro-life sono sempre più presi di mira e vittime di “scomunica sociale”


Di Simone Pillon

Settimana complicata per i politici pro-life.

Prima gli attacchi all’assessore leghista di Legnago Alessandra Donà, poi quelli al consigliere comunale di Cecina Lorenzo Gasperini e infine la baraonda mediatica contro l’assessore della regione Marche Giorgia Latini.

La loro colpa? Aver pubblicamente difeso la vita umana fin dal concepimento.

Quella “scomunica sociale” di cui parla papa Benedetto XVI colpisce duramente chiunque si schieri a favore della vita.

Il copione è sempre lo stesso: qualche politico locale strilla inorridito per le parole in difesa della vita, e subito, come riflessi pavloviani, parte la canizza dei sindacati e delle associazioni di sinistra, dalla CGIL all’ ANPI (??). Infine arrivano i grossi calibri, dalla Boldrini alla Cirinnà, per esecrare la violazione dell’abortolatria.

Ovviamente i giornali e i media, custodi del pensiero liberal, subito si gettano sulla vittima di turno, sbranandola con titoli dal contenuto aggressivo o peggio di compatimento.

Per chi sappia leggere dietro le parole, è ormai evidente che tanta virulenza nelle reazioni è originata dalla disarmante pochezza dei ragionamenti.

Il substrato ideologico che motiva la posizione abortista è ancora quello del malinconico inno sesantottino “l’utero è mio e me lo gestisco io” che tuttavia è stato demolito da quella stessa scienza tanto idolatrata da sinistra.

Le tecnologie endoscopiche, il progresso delle indagini ecografiche e gli studi di embriologia hanno ormai confermato oltre ogni dubbio che là ne grembo di una madre non si trova un grumo di cellule, come si poteva forse pensare fino a 50 anni fa, ma un essere umano, dotato di un proprio corpo, una propria identità e perfino di un proprio temperamento.

Quel piccoletto comunica con la madre fin dal concepimento, prima con messaggi biochimici e poi anche con i movimenti. Il piccoletto respira, mangia, beve, dorme, fa le capriole, si ciuccia perfino il pollicione. Quindi quel grembo non è solo della madre, ma anche del suo bambino, che grazie ad esso vive e cresce. Allora perchè tanto accanimento?

La risposta è nell’errore di fondo delle ideologie di sinistra, costrette da Engels e da Marx a risolvere tutte le situazioni con la dinamica della dialettica, della contrapposizione, della lotta, della violenza.

In poche parole, davanti a una gravidanza difficile, il pensiero egoista di sinistra riesce solo a mettere i diritti della madre contro quelli del suo bambino, ed entrambi alla fine ne fanno le spese.

È tempo di dire apertamente che la soluzione violenta e ideologica non paga mai, e anzi crea sempre più ferite di quelle che dovrebbe curare.

Non si può pensare di tutelare la donna a discapito di suo figlio, per quanto piccolo sia.

Le soluzioni alternative ci sono, e funzionano tutte in modo da sostenere sia la donna sia il bambino.

Basterebbe che le istituzioni si impegnassero a sostenere la vita almeno tanto quanto si sono impegnate fino ad oggi a sostenere l’aborto, e la tanto idolatrata 194 perderebbe la sua stessa ragion d’essere.

Ormai la maggioranza del nostro popolo ha compreso il valore della vita, ed ecco perchè le forze liberal, terrorizzate, debbono scomodare l’artiglieria dei giornaloni e interi plotoni di parlamentari per rispondere alle parole di un consigliere comunale di provincia, così da tentare di intimorire e spaventare chiunque altro voglia azzardarsi a mettere in discussione i dogmi della fede abortista.
Sappiate una cosa, cari liberal: non ci spaventate, ed anzi, ci rafforzate nel nostro impegno per difendere la vita.

La vita, alla fine, vince sempre e noi continueremo ad aiutarla col nostro lavoro.

 


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