Padre Abdo: “in Libano la comunità cristiana si sta gradualmente assottigliando”


“SE IL LIBANO FALLISCE IL MEDIO ORIENTE FALLISCE”, HA DICHIARATO RECENTEMENTE JAVIER MENÉNDEZ ROS DI AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE.

Di Matteo Orlando

Sedici chiese saranno ricostruite a Beirut grazie alla campagna “Resist Lebanon”, che Aid to the Church in Need (Aiuto alla Chiesa che Soffre) lancia questo Natale per sostenere la missione della Chiesa libanese, in un Paese totalmente in ginocchio a causa dell’epidemia da Covid-19, della crisi economia e della distruzione del porto e di alcuni quartieri adiacenti a causa della terribile esplosione della scorsa estate.

Le chiese che saranno ricostruite si trovano tutte nel quartiere di Achrafieh, la zona della capitale libanese più colpita dall’esplosione che si è verificato lo scorso 4 agosto, e che ha causato la morte di ben 202 persone.

L’onda d’urto dell’esplosione ha interessato totalmente questo quartiere, a maggioranza cristiana e uno dei più antichi della capitale. Più del 10% dei residenti del quartiere ha smesso di vivere nelle proprie case.

“Se il Libano fallisce il Medio Oriente fallisce”, ha dichiarato recentemente Javier Menéndez Ros di Aiuto alla Chiesa che Soffre, parlando della campagna a sostegno del Paese mediterraneo, il paese dove vive la più alta percentuale di cristiani mediorientali. In Libano “la comunità cristiana sta gradualmente diminuendo”, ha denunciato padre Raymond Abdo, provinciale dei Carmelitani Scalzi in Libano, che ha ringraziato Aiuto alla Chiesa che Soffre per quanto fatto “che è essenziale per sostenere i più bisognosi”.

Attualmente i cristiani in Libano costituiscono il 35% della popolazione. Ma anche loro stanno vivendo la terribile crisi economica che attanaglia il paese dei Cedri. Più della metà della popolazione libanese vive in povertà e 1 libanese su 3 è un rifugiato.

L’esodo dei cristiani non si ferma e la ricostruzione delle loro chiese è necessaria per sostenere tutte le comunità nella loro fede e identità. Padre Abdo ha assicurato che “c’è un programma per annientare i cristiani in Libano e non è un caso che il numero dei cristiani stia diminuendo”.

Tra i templi da ricostruire ci sono la Cattedrale maronita di San Giorgi, la Chiesa del Santissimo Salvatore, la Chiesa di San Giuseppe e la Chiesa dei fratelli del Sacro Cuore. Oltre alle chiese, la campagna dell’ACS prevede di riparare molte strutture di proprietà della Chiesa, come l’Ospedale del Rosario, molto vicino al porto di Beirut e in cui il convento delle suore è stato totalmente distrutto. Oltre al centro pastorale dell’arcidiocesi maronita di Beirut, saranno ricostruiti anche la casa provinciale delle Figlie della Carità, il convento e la cattedrale di San Luigi dei Frati Minori Cappucini.

Aiuto alla Chiesa che Soffre sostiene anche, nella valle della Bekaa, una mensa per i poveri della diocesi di Zahle, al confine siriano, dove mille persone in estremo bisogno ricevono un piatto di cibo caldo al giorno.

San Giovanni Paolo II sottolineava che “il Libano è più di un Paese, è un messaggio”, esempio di convivenza e dialogo con l’Islam e stato che garantisce la libertà nell’evangelizzazione, cosa alquanto rara in tutta la regione mediorientale a maggioranza islamica.

Ma secondo Menéndez Ros, “ora questo messaggio è in pericolo” ed è quindi necessario sostenere la Chiesa libanese, l’unica che può rendere Gesù presente in questo Paese e nella regione mediorientale, con i “valori del Vangelo che sono molto necessari, come il perdono, l’amore e il dialogo”.


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