Gli intrighi di potere e di petrolio, ieri come oggi


NELL’AMARO LIBRO DELLA STORIA DELL’ATTUALE DECLINO DELLA SOVRANITÀ NAZIONALE DEL NOSTRO PAESE UN CAPITOLO ASPRO E DRAMMATICO È SENZA DUBBIO QUELLO DELL’INIMICIZIA DEI PRIMI ANNI SESSANTA FRA L’ENI DI MATTEI E LE SETTE SORELLE. NE PARLA FABIO AMENDOLARA IN “VELENI”

Di Giuseppe Brienza

Chi e perché ha sabotato, facendolo esplodere, la sera del 27ottobre 1962, l’aereo sul quale tornava dalla Sicilia il più potente manager di Stato italiano Enrico Mattei (1906-1962), fondatore dell’Eni?

Pochi mesi prima (maggio 1962) Mattei aveva incontrato a Roma un inviato dell’amministrazione Kennedy, raggiungendo un accordo politico-commerciale rivoluzionario. L’Eni avrebbe avuto gli stessi diritti del cartello delle “Sette Sorelle”, che controllavano allora l’intero giro del petrolio mondiale, sullo sfruttamento delle fonti energetiche nei Paesi in via di sviluppo. L’accordo sarebbe stato celebrato pochi mesi dopo con la visita di Mattei a Washington dove sarebbe stato ricevuto alla Casa Bianca. Stava per diventare l’uomo più importante nello scacchiere politico-economico italiano. Era troppo e, forse non è un caso che, un anno dopo, il 22 novembre 1963, anche il presidente americano John Fitzgerald Kennedy(1917-1963) sarà assassinato a Dallas.

Chi e perché ha fatto sparire nel nulla, la sera del 16 settembre1970 a Palermo, il giornalista Mauro De Mauro (1921-1970), rapito da Cosa nostra e mai più ritrovato? Un cronista che allora lavorava al quotidiano L’Ora, legato al Partito comunista italiano, che su incarico del regista Francesco Rosi aveva appena concluso un’inchiesta proprio sulla tragica fine di Mattei…Episodio quest’ultimo che Rosi si limitò solo ad accennare due anni dopo nel suo film “Il caso Mattei” magistralmente interpretato da Gian Maria Volonté ed altri. Chi ha fatto sparire il lavoro di De Mauro custodito in una busta gialla che in molti avevano visto fra le sue mani nei giorni precedenti la scomparsa? Negli stessi giorni nei quali De Mauro aveva confidato a diversi amici e alla moglie che stava per fare un “colpo giornalistico” che avrebbe fatto tremare l’Italia. Aveva spedito quella busta gialla? O i sicari arrivarono prima? Lo stesso Francesco Rosi, che non ha mai detto se l’avesse ricevuta o ne conoscesse almeno il contenuto, ha dovuto ammettere di aver avuto paura per le minacce ricevute durante la lavorazione del film.

Nel ricostruire la vicenda geopolitica italiana dal dopoguerra ad oggi lo storico non può tralasciare quel filone che, giornalisticamente, è definito dei “misteri italiani”. Da piazza Fontana a piazza della Loggia, dal suicidio-omicidio del banchiere Roberto Calvi alla fine oscura del faccendiere Michele Sindona (1920-1986), dal sequestro Aldo Moro e all’abbattimento dell’aereo Itavia sui cieli di Ustica fino agli addentellati con la strage di piazza Bologna, tutti capitoli ancora irrisolti della storia contemporanea italiana. Misteri nei quale si intrecciano dinamiche di guerra fredda e d’intelligence assieme ovviamente ad enormi interessi politici, strategici ed economici.

Poteri forti che hanno mosso grandi quantità di denaro, faccendieri e agenti segreti più o meno “deviati”, protagonisti, insomma, che hanno sostanzialmente deciso o almeno indirizzato le sorti energetiche ed economiche del Paese, e che hanno avuto, di fatto, potere di vita e di morte.

Ad aprire uno squarcio su questa fase fondamentale di storia della Prima Repubblica, con sullo sfondo le vicende della “sovranità limitata” italiana e l’ombra della massoneria e della mafia siciliana è stato il giornalista investigativo del quotidiano La Verità e del settimanale Panorama Fabio Amendolara, che dopo aver consultato anche documenti inediti, ha scritto il libro VelEni. Le misteriose morti di Mattei, Pasolini e De Mauro (il Castello edizioni, Foggia 2016, pp. 128, €13 – www.ilcastelloedizioni.it).

Nella prefazione al volume il giornalista e scrittore Giangavino Sulas ha scritto in proposito: «In questo benedetto Paese c’è ancora, grazie a Dio, chi non si arrende di fronte ai silenzi, ai muri di gomma e agli insabbiamenti. C’è ancora chi ha voglia di scavare, di capire, di sollevare i sudari sui più tragici sepolcri imbiancati della nostra storia. In VelEni Fabio Amendolara, un giornalista tanto silenzioso quanto bravo, tenace e coraggioso, rivela una versione inedita e clamorosa di questo colossale, drammatico intrigo nel quale si intrecciano enormi interessi politici, strategici ed economici. Interessi per i quali la vita di un uomo vale zero» (p. 4).

Nel libro Amendolara riprende la tesi che collega la scomparsa di Mauro De Mauro al golpe Borghese, ovvero il tentato colpo di stato che avvenne nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 in chiave anticomunista. Un episodio i cui contorni rimangono oscuri ma che è stato probabilmente qualcosa di diverso da quello che la vulgata delle sinistre ha sempre accreditato, ovvero un golpe nero? È vero, infatti che nasce da un esponente dell’estrema destra come il principe Junio Valerio Borghese (1906-1974), ma secondo le più accreditate testimonianze dell’epoca era destinato a sfociare in un governo autoritario «centrista», e non fascista. E’ quanto di recente dichiarato dal medico Adriano Monti, all’epoca agente dall’Organizzazione Gehlen, la rete di spionaggio voluta dagli Stati Uniti per contrastare l’Unione Sovietica. Ad una precisa domanda sulle finalità del colpo di Stato, infatti, l’esponente dell’organizzazione di intelligence indipendente, fiancheggiatrice della CIA, ha esplicitamente risposto: «l’indicazione che arrivava dagli Stati Uniti era che Andreotti diventasse il garante democratico del nuovo corso, perché il governo, anche se militare, avrebbe dovuto indire le elezioni, in un nuovo clima, entro due anni. Questa era la regola stabilita dalla Segreteria di Stato e dai servizi segreti americani» (intervista a cura di Luigi Mascheroni: “Io c’ero e vi svelo cosa accadde la notte del golpe Borghese”, il Giornale, 4 dicembre 2020).

Il primo personaggio pubblico che, in ordine di tempo, ha accreditato la tesi dell’intreccio fra l’omicidio De Mauro e il golpe Borghese, come annota Amendolara, è stato il “collaboratore di giustizia” palermitano Francesco Di Carlo. Secondo il “pentito” siciliano, «fu “il triunvirato” a deliberare il delitto, con preventivo sequestro di persona, finalizzato a sapere da De Mauro chi gli avesse fornito la notizia sul progettato golpe. De Mauro stava lavorando davvero sul golpe Borghese, lo dimostrano gli appunti su un suo taccuino» (p. 89).

Nella ricostruzione del libro VelEni rientra infine l’oscura figura del presidente dell’ENI dal 1967 al 1971, succeduto a Enrico Mattei, Eugenio Cefis (1921-2004), che forse fu lo “strumento” per impedire la riconquista della sovranità energica italiana e lo scombussolamento di interessi economici rilevanti operato da Mattei con il progetto della realizzazione del metanodotto tra l’Italia e l’Algeria.

Naturalmente stiamo parlando di tutta un’altra stagione dell’Eni, nell’ambito della quale le dinamiche, e la posta degli interessi in gioco, è notevolmente mutata da almeno trent’anni a questa parte. Ma è mutata anche la posizione geopolitica dell’Italia in questo torno di tempo, nel senso di un suo rilevante ridimensionamento. Insomma, nell’amaro libro della storia dell’attuale declino della sovranità nazionale del nostro Paese, un capitolo aspro e drammatico è senza dubbio quello dell’inimicizia dei primi anni Sessanta fra l’Eni di Mattei e le Sette Sorelle. In quel clima, conclude giustamente la ricostruzione di Fabio Amendolara, «tutti i dubbi sulla morte di Mattei furono possibili» (p. 99).

 

In Il Corriere del Sud, n. 9
anno XXIX/20, p. 3

 


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments