Due letture diverse rispetto ai romanzi patinati


RILEGGIAMO DUE LIBRI: “PALINODIE IN INVERNO” (LA RIFLESSIONE EDITRICE) E “I DUCHI DELL’ENTROPIA” (MONETTI EDITORE)

Di Alessandro Puma

Approfitto della sezione “Libri e cultura” di inFormazione Cattolica per presentare brevemente i miei due libri “Palinodie in inverno” (La Riflessione Editrice) e “I duchi dell’entropia” (Monetti editore) sperando di fare cosa gradita a chi magari ordina online ed é in cerca di un tipo di letture diverse rispetto ai romanzi patinati ma spesso inconsistenti che propongono le case editrici maggiori che, per cercare di accattivarsi un bacino d’utenza il più vasto possibile, non sono disposte a ‘rischiare’, pubblicando opere apparentemente ostiche o avanguardistiche, come invece fanno le case editrici cosiddette minori.

Il primo libro, pubblicato nel 2012, è un’antologia di racconti molto diversi tra loro: il primo, più intimista (“Passeggiata”), basato su una conversazione che fanno quasi a caso due sconosciuti appena incontratisi nel corso di una passeggiata, conversazione durante la quale scopriranno la loro natura di esseri fittizi o immaginari; il secondo e il terzo racconto (“Tardo pomeriggio d’inverno in una zona balneare” e “Imparando a volare”), uniti tra loro dal comune scenario di una sorta di apocalisse mediatica e spirituale, tratta della misera condizione dei non-eletti rimasti sulla Terra che non riescono ad accedere all’Empireo di coloro che ‘si sono salvati’ (in una specie di post Giudizio universale in cui il nostro mondo rappresenterebbe un inferno mediocre e sfilacciato).

Il racconto intitolato “Il caso Veltrusconi o Panurge” è una radiografia piuttosto accurata della situazione italiana prima che si scatenasse lo scandalo dei festini-orge organizzati da Berlusconi e in cui si riassumono sinteticamente i vari casi squallidi che si sono purtroppo succeduti in Italia durante gli ultimi trent’anni (dalla farsa di ‘Mani pulite’ alle pornostar degli anni ‘80 in Parlamento, dalla strage di Ustica a quella di Capaci e così via).

Un unico racconto lungo (o inizio di romanzo breve) è rappresentato da “Il mantello e la spada”, ambientato nell’antica Roma al tempo dell’imperatore Tiberio. Il protagonista, il prefetto del pretorio Macrone, storicamente esistito, vive tutte le contraddizioni di questo grande Cesare, che non è molto amato dal popolo per la sua morigeratezza, ma neanche dai senatori, verso i quali ostenta indifferenza, e si ritrova suo malgrado a difenderne il potere soprattutto contro un usurpatore, che si avvia a diventare dittatore, di nome Seiano. Nel racconto viene riportato anche l’episodio, che alcuni storici negano ma che secondo me è invece accaduto realmente, della richiesta fatta ai senatori, all’indomani della morte di Gesù sulla croce e a seguito dei grandi prodigi connessi all’evento – l’eclissi e il terremoto dell’ora nona – di inserire il Cristo all’interno del pantheon degli altri déi, richiesta poi negata dalla limitatezza senatoriale.

Elementi fantasy (alcuni giganteschi orchi mostruosi) intervengono a spezzare la pedissequa attendibilità storica del racconto come a decretare che, in quel tempo di déi ed eroi, tutto era ancora possibile.

Vi sono ancora altri racconti ma lascio all’eventuale lettore il gusto di scoprirli da sé.

Il secondo libro, “I duchi dell’entropia”, del 2019, è invece un romanzo di più di duecento pagine molto complesso e affascinante: una “space opera” (che può ricordare, alla lontana, il ciclo di ‘Star Wars’ o di ‘Dune’) di un genere che io amo definire “surrealismo fantascientifico” perché molte delle situazioni descritte sono volutamente paradossali e ‘sopra le righe’. In un futuro lontanissimo, in cui la Terra forse non esiste più, ma il genere umano (anzi post-umano) si è diffuso in tutto il cosmo, i viaggi tra un sistema solare e l’altro avvengono attraversando un sotto-universo vischioso e malleabile in cui risplendono, nell’oscurità assoluta, migliaia di immagini meravigliose e mostruose che danno un effetto di ‘svuotamento empatico’ al punto che i viaggiatori ne emergono privi di emozioni e depressi cronici con tendenze al suicidio; un po’ come l’uso dei devices connessi ad Internet ci rende già oggi tanti piccoli zombi privi di meraviglia.

Per cercare di venire a patti con questa deprivazione sensoriale collegata ai viaggi interstellari, nasce, in questo futuro, una casta di guerrieri metafisici, chiamati appunto Duchi entropici o dell’entropia, che si sottopongono, loro e i loro stessi figli, a prove durissime per cancellare ogni traccia di compassione e di umanità.

Contro questa mentalità nazista e schizoide interverrà, fino a distruggerla, il protagonista Nicodemus, un vero e proprio Messia dello spazio che riuscirà, alla fine, a volgere a favore degli uomini le immagini meravigliose e terribili del sotto-universo, procurando gioia e mistero al posto dell’apatia e del non senso di un tempo.

Molti, anche qui, i riferimenti religiosi, dal nome dello stesso Nicodemus, tratto dal famoso Nicodemo del Vangelo di Giovanni, alla sua nascita miracolosa per il tramite del Brahman o Spirito Santo presente nell’universo, in un misto di Induismo e Cristianesimo.

 


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