La fiction (e la vera missione) della Lubich: due opinioni a confronto

La fiction (e la vera missione) della Lubich: due opinioni a confronto

“IL TEMPO, LA SAPIENZA DELLA CHIESA, I FRUTTI ABBONDANTISSIMI, HANNO DATO RAGIONE ALLA MITE FONDATRICE. GRANDE ITALIANA E PROTOTIPO DI UN FEMMINISMO TUTTO NUOVO” (VALERIO PECE). “CHE COS’È QUESTA ‘UNITÀ DEL MONDO’, PROPOSTA DALLA LUBICH, SE NON L’IDEA DI UN COSMOPOLITISMO BASATO SUI DIRITTI UMANI INVECE CHE SULLA FEDE CRISTIANA, RIDOTTA A UN’OPZIONE TRA LE ALTRE?” (MARTINO MORA)

Di Angelica La Rosa

Chiara Lubich (1920-2008), sul sito del Movimento dei Focolari, che ha fondato, è presentata così: “Grande figura carismatica dei nostri tempi, è nota per la sua infaticabile azione in favore della comunione, della fraternità e della pace tra persone di Chiese diverse, fedeli di molte religioni e anche tra quanti non si riconoscono in un preciso credo religioso. Lo spirito dei Focolari punta a portare un nuovo stile di vita anche in campo civile, in economia e nella politica. Sono molte le lauree honoris causa assegnate a Chiara Lubich da istituzioni accademiche internazionali, nelle più varie discipline (teologia, filosofia, psicologia, economia, scienze sociali, ecc.). Legata da amicizia con Papi, Capi di Chiese e fondatori di Movimenti, personalità politiche e civili, Chiara Lubich ha lasciato un’immensa eredità che non cessa di ispirare persone e società. Il 27 gennaio 2015 nella Cattedrale di Frascati si svolse la cerimonia di apertura della fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione, terminata il 10 novembre 2019. La Congregazione delle Cause dei Santi presso la Santa Sede, prosegue lo studio e la valutazione di quanto raccolto”.

“Abbiamo scelto di dedicarci alla parte più affascinante e cioè l’inizio, il momento in cui lei scopre la propria vocazione ed è una ragazza come tutti noi a cui a causa della guerra crolla tutto, ma lei ha fede e giorno dopo giorno decide di dedicare la sua vita a Dio e alle persone più indifese, quelli che non possono scappare nei rifugi, i poveri“. Così il regista Giacomo Campiotti aveva lanciato il TV Movie “Chiara Lubich, l’amore vince tutto”, dedicato alla figura della fondatrice del Movimento dei Focolari, andato in onda su Rai Uno lo scorso 3 gennaio 2021.

Il film, scrive il nostro Valerio Pece su La Nuova Bussola Quotidiana, ha regalato lacrime e commozione a milioni di italiani (5.641.000 spettatori pari al 23% di share).

“Al film va il merito di aver acceso la curiosità di tanti italiani per la spiritualità di Chiara Lubich”, scrive Pece, e questo “effetto collaterale” certifica “che il film è andato dritto al cuore”.

Chiara Lubich, ricorda Pece, “non avrebbe mai immaginato tutto ciò che di incredibile le sarebbe capitato […] Che lei sarebbe stata la prima donna cristiana e laica invitata a parlare di fronte a 800 monaci buddisti in Thailandia, o alla comunità ebraica di Buenos Aires, oppure a 3.000 musulmani neri nella moschea newyorkese di Harlem. Non avrebbe mai immaginato nemmeno che il giorno del suo onomastico avrebbe ricevuto l’immancabile telefonata dell’amico fraterno Giovanni Paolo II. Oppure che il mondo protestante e la Chiesa Ortodossa avrebbero trovato ogni occasione per ribadirle stima e affetto […]; e nemmeno che a seguito della visita ad una favelas brasiliana, arrivasse ad ideare una nuova teoria e prassi economica che oggi informa la gestione di più di 900 aziende in tutto il mondo: l’“Economia di Comunione”. Ma soprattutto, con la consacrazione a Dio del ‘43, la maestra trentina non avrebbe mai potuto neanche sognare che l’unità da lei tanto bramata, la forza della sua “rivoluzione discreta”, arrivasse a far nascere un Movimento ecclesiale (l’Opera di Maria, questo il nome ufficiale del Movimento dei Focolari) che oggi è diffuso in 182 Paesi. Dall’America all’Asia, dall’Africa all’Oceania”.

Pece ricorda, come d’altronde è avvenuto per la nascita di altri movimenti ecclesiali, che anche per Chiara e per i focolarini non mancarono iniziali incomprensioni. “Una donna a capo di un popolo in crescita era qualcosa di inedito. E poi quell’accusa di strizzare l’occhio ai protestanti per quel ‘vizio’ di leggere il Vangelo in piccoli focolari, magari senza la presenza del sacerdote”.

“‘Che tutti siano uno’, il programma di vita di Chiara – per la quale è iniziato il processo di beatificazione – è tutto in quell’ultima preghiera di Gesù al Padre. E al netto di certe attuali ingenuità del movimento, che altro non sono che un allontanamento dagli insegnamenti originari di Chiara […], il tempo, la sapienza della Chiesa, i frutti abbondantissimi (e ora un po’ anche questo bel film) hanno dato ragione alla mite fondatrice. Grande italiana e prototipo di un femminismo tutto nuovo”, ha concluso Pece.

Diversa l’interpretazione che arriva da un altro gruppo di spettatori che ha criticato l’operato della Lubich. Leggiamo anche questa opinione.

“Ho visto su Rai 1 il bel film su Chiara Lubich, con la Capotondi protagonista. Tutto bello ed encomiabile. Tanto di cappello all’attività caritativa della stessa Lubich. Fu una donna che fece molto bene ai bisognosi. Per quanto riguarda il film, la Capotondi è un’ottima interprete. Però mi chiedo: l’aspirazione all”unità del mondo’ su basi naturalistiche, espressa non solo dalla protagonista del film, ma dagli stessi veri Focolarini, che cos’ha di cristiano?”, ha scritto su Facebook il professor Martino Mora. “Non è forse l’obiettivo del cosmopolitismo massonico e paramassonico, assai più che del Cristianesimo? La Lubich non ha forse sostenuto che i musulmani devono restare musulmani, i buddisti restare buddisti e gli atei restare atei? E allora che cos’è questa ‘unità del mondo’ se non l’idea di un cosmopolitismo basato sui diritti umani invece che sulla fede cristiana, ridotta a un’opzione tra le altre?”, ha continuato Mora.

“E’ quindi un’unità del mondo, ma non in Cristo, nonostante la Lubich la presentasse come evangelica (ma nel Vangelo non ve n’è traccia). Nel film emerge che la Lubich era stata accusata di ‘comunismo e protestantesimo’ da alcune autorità ecclesiastiche preconciliari. Se sostituiamo il termine “comunismo” con il termine “mondialismo”, non siamo lontani dalla realtà”, ha concluso il docente milanese.

 

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