Rapimenti, conversioni forzate, polizia corrotta e Imam complici. Il caso Pakistan


E CONTINUA ANCHE IL PERVERSO FENOMENO DELLE SPOSE BAMBINE

Di Umberto Spiniello

In Pakistan le conversioni forzate sono vietate. La legge proibisce anche di sposare ragazzine sotto i 16 anni, identificando come stupro ogni rapporto al di sotto di questa età. Ma purtroppo,  la legge islamica permette di prendere in moglie, bambine anche molto piccole dal momento che la shari’ah (La legge coranica) richiede per le nozze soltanto il raggiungimento della “maturità sessuale”.

Ed è proprio per questo che in Pakistan si sta verificando negli ultimi anni un vero e proprio  business dei matrimoni con giovani sequestrate appartenenti ad altre religioni. Si tratta di una vera e propria “mafia” ben organizzata che coinvolge vari livelli di azione.

Le giovani spesso sono rapite da conoscenti e parenti. Spesso le ragazzine vengono “donate” a ricchi possidenti come pagamento da parte di famiglie povere e indebitate. Purtroppo la polizia molto spesso sembra collusa con questi reati e troppo spesso corrotta dai protagonisti di questo sistema  perverso. Una volta convertite con la forza all’islam, le ragazzine vengono rapidamente sposate, spesso a uomini più anziani.

Da anni ormai i cristiani in Pakistani chiedono leggi specifiche per arginare questo terribile fenomeno e alcuni recenti sviluppi lasciano intravedere una speranza per un intervento governativo sulla questione.

Alcuni recenti casi di conversioni forzate hanno infatti riacceso i riflettori internazionali su questo fenomeno,  ad esempio il clamore suscitato dalla vicenda di Arzoo Masih, l’ennesima tredicenne cristiana rapita e costretta a sposare un musulmano convertendosi con la forza all’Islam o ancora il caso  che ha coinvolto Sheeza Maqsood, una ragazza cristiana di 16 anni che alla fine di novembre è riuscita a fuggire dai suoi rapitori dopo essere stata rapita, abusata e costretta a conversione forzata e al matrimonio con un musulmano (Ora è a casa con la famiglia che chiede giustizia, ma sta ricevendo minacce di morte dai rapitori).

Dopo questi ultimi avvenimenti il Primo Ministro Imran Khan ha annunciato che il Governo condurrà un’inchiesta sul fenomeno. Anche Tahir Mehmood Ashrafi, rappresentante del Governo per l’armonia religiosa  ha recentemente dichiarato “La legge e i diritti sono uguali per tutti. Non saranno tollerati matrimoni forzati, conversioni forzate di religione e rapimenti di ragazze minorenni di altre religioni. Il ministero per i diritti umani, in consultazione con altre parti interessate, sta studiando un sistema per eliminare la paura del matrimonio forzato tra i non musulmani“.

Di certo dichiarazioni confortanti ma insufficienti a tranquillizzare quello che, come abbiamo detto, risulta essere un fenomeno simil-mafioso  che agisce a vari livelli e che interessa anche numerosi imam ed esponenti delle forze di polizia.

Risulta molto concreta la proposta del vescovo anglicano Azad Marshall, presidente del Consiglio nazionale delle Chiese : “Esortiamo studiosi islamici e funzionari governativi a sedersi con noi attorno a un tavolo per valutare i casi di conversione religiosa dei minori. Molti non vengono denunciati a causa di pressioni sociali e del timore di ritorsioni da parte degli accusati. Le forze dell’ordine e le autorità giudiziarie facilitano tali crimini. Per questo il fenomeno è in aumento“.

I numeri infatti sono preoccupanti e non interessano solo le donne cristiane, almeno 1.000 ragazze appartenenti a minoranze religiose, circa 700 cristiane e 300 indù, vengono rapite ogni anno in Pakistan. Questi dati sono forniti dal famoso studio del 2014 del Movimento per la solidarietà e la pace ma secondo la commissione americana sulla libertà religiosa internazionale, i dati sarebbero confermati (se non peggiorati) anche per gli anni succissivi al 2014 per arrivare fino ai giorni nostri.

 


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