Il comunismo è un “cancro”, un’ideologia “tragica”, “senza speranza”


LA “FALSA REDENZIONE” DEL COMUNISMO NEL MAGISTERO DI PIO XI

Di Daniele Trabucco1, Augusto Sinagra2, Carlo Vivaldi Forti3, Francesco Dematté4, Gianfranco Amato5, Gloria Callarelli6, Camilla Della Giustina7

In data 21 gennaio 1921 venne fondata nella città di Livorno, in Toscana, la sezione italiana dell’Internazionale comunista in seguito al biennio rosso, alla rivoluzione d’ottobre e alla separazione dell’ala sinistra del Partito socialista italiano.

Quest’anno si “festeggia” il centenario della nascita di una formazione politica innervata di una ideologia “tragica”, o meglio priva di qualunque speranza.

Prima il beato Papa Pio IX nel Sillabo, in seguito Leone XIII nella Lettera enciclica “Quod apostolici muneris” e poi Pio XI (pontefice dal 1922 al 1939) con la “Divini Redemptoris” del 19 marzo 1937 (nella solennità di san Giuseppe patrono della Chiesa universale) hanno messo in evidenza le conseguenze nefaste di questo “cancro” che una parte del mondo cattolico ha cercato e cerca ancora oggi di “conciliare” con la fede cristiana.

Papa Ratti, nella sua Enciclica, chiarisce in modo chiaro e mirabile i tre grandi drammi del comunismo che, sovvertendo l’ordine virtuoso dei rapporti sociali, si pone come volontà di potenza e di ribellione dell’uomo verso Dio suo Creatore e verso il prossimo.

Il primo é costituito dalla lotta “freddamente voluta” contro tutto ciò che é divino. Dio, con la sua promessa di salvezza per ogni uomo che passa attraverso il sacrificio del Cristo, é un ostacolo alla autorealizzazione umana e alla vera eguaglianza. Questa é possibile solo passando mediante il conflitto tra classi. Essa, dunque, non é connaturata alla natura dell’uomo boezianamente inteso, ma ne é estranea, diviene un fine della quale l’essere umano é artefice.

Il secondo consiste nella “abbagliante promessa” del comunismo: con il pretesto di superare le (innegabili) storture dell’economia liberale e migliorare la sorte delle classi lavoratrici, esso sfrutta, prosegue il Papa, quella “parte di vero” presente in ogni errore al fine di far accettare la “crudezza ributtante ed inumana” dei suoi principi e dei suoi metodi.

Il terzo la negazione di qualunque diritto naturale della persona umana, ridotta ad “ingranaggio del sistema”. Da qui le ripercussioni sull’ordine familiare ove la donna é degradata ad uno mezzo della produzione collettiva, perdendo anche il diritto/dovere di educare i figli. Conclude il Papa brianzolo: “un sistema, pieno di errori e sofismi, contrastante sia con la ragione sia con la rivelazione divina; sovvertitore dell’ordine sociale, perché equivale alla distruzione delle sue basi fondamentali, misconoscitore della vera origine della natura e del fine dello Stato, negatore dei diritti della personalità umana, della sua dignità e libertà”. A questo “luciferino” sistema la causa di tanti mali, morti e distruzioni morali.

 

1Costituzionalista
2Universitá “La Sapienza” di Roma
3UNIB/Bellinzona
4Filosofo e giá dirigente scolastico
5Presidente del Giuristi per la Vita
6Giornalista
7Universitá di Padova e UNIB/Bellinzona

 


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