Shemà. Commento al Vangelo del 16 febbraio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Mc 8,14-21

martedì 16 febbraio 2021 

Oggi il Vangelo è la continuazione di quello di ieri. Se infatti ieri abbiamo contemplato la reazione di Gesù di fronte alla durezza di cuore dei farisei, che li rendeva incapaci di accogliere l’evento della moltiplicazione dei pani come il segno del cielo compiuto per sfamare la loro fame profonda di vita e di pace, oggi contempliamo la reazione di Gesù davanti all’incomprensione dello stesso segno da parte, però, dei discepoli. Osserviamo allora che, mentre con i farisei Gesù taglia corto, affermando che non verrà dato nessun segno, perché più di quello già dato moltiplicando i pani, c’è solo la realtà della salvezza da accogliere, con i discepoli Gesù parla e cerca in tutti i modi di farli riflettere. Le parole che rivolge ai discepoli, infatti, non sono indicazioni, e neppure spiegazioni, ma domande. Potremmo dire che Gesù provoca l’intelligenza, e questo è un metodo rabbinico di insegnamento: Perché discutete che non avete pane?  Il punto di partenza è mettere in discussione ciò su cui si discute, perché solo mettendo in questione, solo chiedendosi perché parlo di questo, capisco se sono veramente consapevole di ciò che dico,  se ciò che dico è aderente alla realtà che sperimento. Qui i discepoli avevano bisogno di chiedersi perché stavano lamentando l’assenza del pane, quando poco prima erano stati loro stessi a distribuirlo a una folla immensa. Gesù cerca di riportare i discepoli alla realtà che avevano vissuto: non era un sogno, era la realtà! Per continuare questa prese di coscienza, Gesù continua ancora a fare domande provocando l’intelligenza: Non capite ancora e non comprendete? E in particolare il cuore, la sede delle scelte, delle azioni: Avete il cuore indurito? Gesù non desidera che subiamo le cose che viviamo, oppure che le ignoriamo, no! Il Signore insegna qui ai discepoli come custodire le esperienze che facciamo, sapendo vedere e sentire col cuore: Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? una domanda già posta nella Bibbia al popolo di Dio da Mosè (Dt 29,3) e dai profeti (Ger 5,21; Ez 12,2). Così, usando l’intelligenza del cuore, quello che viviamo nel presente, non è un caso, vuoto di significato, ma diventa l’elaborazione, il traguardo di ciò che è stato vissuto in passato: E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». La memoria è uno dei grandi principi della fede ebraica: osserva (shamor) e ricorda (zahor), il modo migliore in cui il popolo di Dio, il fedele, può rendersi presente a Dio.  E in questo testo la memoria di quello che i discepoli avevano vissuto, distribuendo alle folle il pane che sazia in abbondanza, serve a richiamare la responsabilità e aiuta i discepoli a capire finalmente chi è Gesù. Ecco, Gesù ci tiene che i discepoli comprendano la sua identità, che accolgano con tutto loro stessi il piano di Dio, della salvezza, senza lasciarsi contaminare dalla mentalità dei farisei e di Erode, che non riesce a vedere la realtà, l’oggi, perché il cuore indurito, l’intelligenza asettica e, potremmo dire oggi, materialista, puramente meccanica, non percepisce la bontà, l’amore, ma in questo modo può arrivare a non dare nessun peso per la persona che vive, agli esseri viventi, perché se non si dà importanza a ciò che si vive, se non si arriva in profondità a collegare a ciò che si è vissuto con ciò che siamo oggi, allora non si dà importanza neppure alle persone. Allora oggi il Vangelo ci fa prendere coscienza che anche noi possiamo cadere nella mentalità dei farisei e di Erode quando, come questi discepoli, ci facciamo distrarre dalle preoccupazioni, quando non riusciamo più ad ascoltare, a sentire, quello che stiamo vivendo, quando, pur non volendo, diventiamo insensibili alla vita che ci circonda, fino al punto di perdere il senso della realtà. Questo è il cuore indurito, che ci provoca ansia, a volte ira, a volte delusione, e ci porta a non poter più accogliere la fede, che ci salva. Preghiamo allora il Signore che oggi sia Lui a ricordarci, come ha fatto con i discepoli, quanto ci ha amati nella vita, chiediamogli che il nostro cuore non si indurisca, che non resti insensibile davanti a tutto ciò che di bello e di buono abbiamo ricevuto nella vita, e che sia sempre capace di riconoscere il bene, di sceglierlo e di farlo. Buona giornata! 

 

Mc 8,14-21

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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