La Comece scende in campo in favore della Polonia e del diritto alla vita

La Comece scende in campo in favore della Polonia e del diritto alla vita

LA COMMISSIONE DELLE CONFERENZE EPISCOPALI DELL’UNIONE EUROPEA RICHIAMA GLI ORGANI COMUNITARI SU ALCUNI PRINCIPI FONDAMENTALI POSTI ALLA BASE DELLA RELAZIONE DEMOCRATICA

Di Emanuela Maccarrone

La dura posizione della Polonia nei confronti delle politiche Europee, soprattutto in tema di aborto e stato di diritto, ha indotto l’Ue ad intervenire sulle decisioni dello Stato polacco.

Ma la Polonia rimane salda nella dottrina della fede cattolica e si guadagna l’appoggio anche della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece).

In questi giorni, infatti, la Commissione ha indirizzato una lettera a David Sassoli, Presidente del Parlamento europeo, in merito alla Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2020 sull’aborto in Polonia.

I membri della Commissione hanno ribadito l’impegno della Chiesa cattolica nel sostenere le donne in situazioni di vita derivanti da gravidanze difficili o indesiderate, chiedendo la protezione e la cura di tutti i nascituri.

“Ogni persona umana è chiamata in vita da Dio e ha bisogno di protezione, soprattutto quando è più vulnerabile. Una speciale salvaguardia e cura del bambino, prima e dopo la nascita, è espressa anche negli standard legali internazionali, per esempio nella Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’infanzia”.

La Comece ha evidenziato un elemento che forse l’Unione europea ha dimenticato: il principio di attribuzione. In base a questo principio, l’Unione agisce solo nei limiti delle competenze che le sono conferite dagli Stati membri nei trattati, pertanto, come è stato sottolineato nella lettera “il rispetto rigoroso di questo principio è, a sua volta, un requisito dello Stato di diritto, uno dei valori fondamentali dell’Unione, sancito dall’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea”.

A parere della Commissione, e da un punto di vista giuridico, il diritto di aborto non è previsto né nella legislazione dell’Unione europea né nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Pertanto, “la questione è lasciata agli ordinamenti giuridici degli Stati membri”.

Come ha fatto notare la Comece anche il diritto di obiezione di coscienza è messo in discussione. Diritto che “deriva dalla libertà di coscienza (articolo 10.1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea). Ciò è particolarmente preoccupante, se si considera che nel settore sanitario gli obiettori di coscienza sono, in molti casi, oggetto di discriminazione. A nostro parere, tale ingiusta stigmatizzazione non dovrebbe essere promossa”.

La Comece teme che il principio di non discriminazione, più volte ribadito dal Parlamento europeo, possa in realtà “essere usato per estendere o offuscare i limiti delle competenze dell’Unione europea”, in pieno contrasto l’articolo 51.2 della Carta dell’Unione europea che stabilisce l’applicazione del diritto dell’Unione entro determinati limiti.

La Commissione si è espressa anche per un’altra questione di fondamentale importanza, attinente agli attacchi contro la Chiesa: “abbiamo anche notato con amarezza che nel testo nessuna condanna o tanto meno solidarietà è stata espressa riguardo agli inaccettabili attacchi alle Chiese e ai luoghi di culto, avvenuti in Polonia nel contesto delle proteste legate a questa legge”.

Alla luce delle sottolineature della Comece si potrebbe pensare che il comportamento e le decisioni Ue non si ispirino a un principio pienamente democratico.

 

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