In Turchia l’islamizzazione avanza, l’agenda “gender” perde colpi…


L’IMAM AHMET MAHMUT UNLU HA RINGRAZIATO IL GOVERNO TURCO PER L’ABBANDONO DELLA CONVENZIONE PER I DIRITTI DELLE DONNE… LA CONVENZIONE NON RIGUARDA SOLO LE DONNE, MA ANCHE OMOSESSUALI E TRANSESSUALI, PERCHÉ GLI ATTI DI VIOLENZA E DI DISCRIMINAZIONE VENGONO RIFERITI AL “GENERE”.

Di Angelica La Rosa

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha firmato un decreto presidenziale che chiede il ritiro del suo Paese dalla Convenzione di Istanbul sui diritti delle donne, testo che era stato firmato dallo stesso Erdogan nel 2011, quando era Primo Ministro del paese.

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, nota anche come Convenzione di Istanbul, è stata approvata  dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile del 2011. La Convenzione è stata poi firmata dall’Unione Europea nel 2017 e da 32 Paesi, tra cui l’Italia nel 2013, sebbene con riserva.

Nonostante  il ministro della Famiglia, del lavoro e dei servizi sociali, Zehra Zumrut Selcuk, ha assicurato su Twitter che i diritti delle donne in Turchia sono garantiti nella legislazione nazionale (“la violenza contro le donne è un crimine contro l’umanità e combattere questo è una questione di diritti umani … continueremo a lottare con decisione contro la violenza”) dopo l’annuncio, centinaia di persone hanno manifestato a Istanbul, Ankara e in altre città turche, convocate da gruppi per i diritti delle donne, avvocati e politici dell’opposizione. “Ignorare la decisione, attuare la convenzione”, hanno cantato i manifestanti concentrati nel quartiere Kadikoy di Istanbul. Sugli striscioni si potevano leggere slogan come “donne non inginocchiatevi” o “uguaglianza per le donne”.

Il segretario generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejcinovic, ha definito “devastante” il ritiro della Turchia dall’accordo. “Questa misura compromette la protezione delle donne in Turchia, in tutta Europa e oltre”, ha detto.

Anche l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell, ha parlato di “battute d’arresto”.

“Non possiamo che rammaricarci profondamente ed esprimere la nostra incomprensione nei confronti della decisione del governo turco di ritirarsi da questa convenzione”, ha affermato Borrell.

“Questa decisione potrebbe mettere a repentaglio la protezione dei diritti fondamentali delle donne e delle ragazze in Turchia e manda anche un messaggio pericoloso al mondo intero”

Borrell ha esortato la Turchia a revocare questa decisione. “Ci auguriamo che la Turchia torni presto a difendere i diritti delle donne e delle ragazze insieme all’UE”, ha aggiunto.

Dal fronte opposto, invece, l’imam Ahmet Mahmut Unlu, considerato vicino al governo, ha ringraziato su Twitter Erdogan per aver lasciato una convenzione “che gli infedeli ci hanno imposto (…) per promuovere la perversione e il destino della nostra generazione”.

A che cosa si riferisce l’Imam? Al fatto che la Convenzione non riguarda solo le donne, ma anche omosessuali e transessuali, perché gli atti di violenza e di discriminazione vengono riferiti al “genere”.

Così, per esempio, la lettera c. dell’art 3 della Convenzione chiarisce che «con il termine “genere” ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini», come dire che l’essere uomini e donne sia un costrutto sociale.

Ancora, mentre il comma 1 dell’art. 12 intende combattere i «modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini» (!), l’art. 14, comma 1, recita: “Le Parti intraprendono, se del caso, le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati […]”.

Dunque è chiaro che abbiamo di fronte una Convenzione che, oltre a voler tutelare le donne (in chiave femminista),  promuove chiaramente l’agenda “gender”.


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