Non c’è espressione dei sentimenti umani più grande della musica


LA MUSICA È LINGUAGGIO SINGOLARE CHE, OLTRE AD ESSERE ALTAMENTE ESPRESSIVO, SI MOSTRA “UNIVERSALE” PERCHÉ CAPACE DI AFFRATELLARCI

A cura di Angelica La Rosa

Una analisi suggestiva del fenomeno musicale in tutta la sua estensione, muovendo alla ricerca di una “teofania” nei suoni. È “Teologia della musica” di Sergio Militello (Queriniana, pp. 184, euro 16).

Non c’è espressione dei sentimenti umani più grande della musica. Sulla sua magia hanno riflettuto tanti uomini e donne di cultura lungo la storia (matematici e filosofi, musicisti e teologi…), aspirando a decifrare le orme della Bellezza che si rivela nella “teofania” dei suoni.

Sulla loro scia, questo studio – nato dall’esperienza didattica – si pone a sua volta l’obiettivo di introdurre a un discorso teologico sull’intero fenomeno musicale, dalla sua genesi ispirativa fino alla sua realizzazione scritta, dalla sua esecuzione al relativo riscontro sull’uditorio, quale recezione contemplativa entro le categorie estetiche dell’arte.

Queste pagine intendono presentare sotto il profilo teologico quell’ambito esperienziale che è la musica. La musica è linguaggio singolare che, oltre ad essere altamente espressivo, si mostra “universale” perché capace di affratellarci; è linguaggio che come nessun altro sa far percepire il Mistero nella dimensione simbolico-estetica dell’arte.

“La riflessione non si restringe all’ambito della musica sacra o della musica liturgica. Allarga, invece, l’orizzonte speculativo al “fenomeno musicale” in senso lato, là dove appaiono con evidenza possibili incidenze spirituali”, ricorda l’autore, Sergio Militello.


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