Ecco perché la ricerca spirituale di Franco Battiato era destinata al fallimento

Ecco perché la ricerca spirituale di Franco Battiato era destinata al fallimento

ERA BASATA SULL’ESPERIENZA SOGGETTIVA E NON SU VERITÀ OGGETTIVE

Diego Torre

Franco Battiato se n’è andato con la discrezione e la signorilità che lo hanno sempre distinto, due tratti che hanno caratterizzato la sua vita e la sua produzione musicale.

Aldilà della geniale capacità di suscitare emozioni in modo garbato e gentile, grande è stata la sua capacità di scavare nelle tradizioni e nelle culture dei popoli per giungere ad un sincretismo di idee, dalla indubbia bellezza estetica, anche se di grande disomogeneità di pensiero.

Chi era quest’uomo? Un filosofo, un monaco, un mistico, un religioso?

Nel segreto del suo successo vi è soltanto una grande capacità tecnica? E che dovremmo dire della sua vastissima cultura? Ritengo che il segreto dei segreti di questo artista sia stata la capacità di sollecitare il desiderio d’infinito che ogni uomo si porta dentro, anche se, concettualmente non seppe dare mai risposte organiche alla sete di assoluto; e, se le diede a se stesso, non volle mai comunicarle al suo pubblico in modo razionale, ma con quel gioco di luci ed ombre proiettato dalle sue tante canzoni.

In un’intervista al periodico Onda Rock, Franco Battiato disse: «la mia mente non accetta codificazioni, non resiste alle categorie. Accolgo per sintonia le illuminazioni che mi giungono dalle diverse parti, da Buddha a Maometto, e trovo la coerenza in me, giorno per giorno. E’ un cammino continuo, dove niente è assodato, statico. Quando qualcosa, un pensiero o un’intuizione mi fa vibrare, la raccolgo e la trattengo. La custodisco». Una ricerca umanamente apprezzabile, ma destinata al fallimento perché basata sull’esperienza soggettiva e non su verità oggettive.

“Quid est veritas?”.“Cos’è la verità”? Chiese Pilato (che parlava in latino) a Gesù; e poi scappò via per non sentire la risposta. Qualcuno ha fatto notare che anagrammando le parole di Pilato si ottiene “Est vir qui adest” ; “è l’uomo qui presente”. Chissà se Franco Battiato prima di chiudere la sua avventura è riuscito ad incontrare la Verità fatto uomo.

C’è un momento della sua vita in cui il maestro dichiarò di provare una forte emozione; quando si esibì dinanzi a S. Giovanni Paolo II, il 18 marzo 1989 nella Sala Nervi. Erano presenti  quasi diecimila giovani per  la Giornata mondiale della gioventù ed egli eseguì un oceano di silenzio,  applauditissimo, ricevette le congratulazioni dal Papa che lo aveva seguito con molta attenzione.

Battiato dichiarò poco dopo a L’Osservatore Romano : «Ricordo con emozione il concerto alla presenza del Papa; è stata una esperienza importante e più passa il tempo e più sento che è stata giusto farla. Però non sono cattolico. Ho amicizie molto forti nella Chiesa cattolica e soprattutto in alcuni monasteri di clausura, dove ho sempre trovato una toccante liturgia… ho una mia spiritualità, una mia ricerca dell’ascesi, sono un uomo religioso, ma non ho una parrocchia…».

E ti vengo a cercare è il brano più celebre dell’album Fisiognomica, in cui si esprime il bisogno “della tua presenza per capire meglio la mia essenza”. Forse è la sua canzone più bella, che egli così commentò nel 1991: “ È una canzone volutamente ambigua. C’è una ricerca doppia. Divini sono, per chi ama, anche una donna o un uomo, a seconda dei casi. Però la tendenza è verso un essere superiore. C’è anche il tema dell’emancipazione dalle passioni che fa pensare a qualcosa di divino, così come anche la ricerca dell’essenza”.

Oggi l’uomo è dinanzi al suo Creatore e Giudice; ha capito finalmente la sua essenza? Ha incontrato finalmente la Verità? E’ quanto gli auguriamo con forza per il debito che abbiamo con lui. Gli dobbiamo una musica spirituale, signorilità, vivissima intelligenza e vastissima cultura. Eppure era sempre pronto ad ironizzare mostrando umiltà, si rendeva simpatico per la sua modestia d’atteggiamento, pur andando controcorrente, in fedeltà a se stesso. E ancora: assenza di volgarità, di sguaiataggine, di superficialità e del politicamente corretto.  Tutte caratteristiche che, in un mondo dello spettacolo squallido e conformista come quello di oggi, sono rare e preziose.

 

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