Shemà. Commento al Vangelo del 20 maggio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Gv 17, 20-26

giovedì 20 maggio 2021

Il Vangelo di oggi ci presenta l’ultima parte della lunga preghiera di Gesù riportata nel Vangelo secondo Giovanni e che viene chiamata “preghiera sacerdotale”, perché si tratta di un testo in cui si esprime il senso del sacerdozio di Cristo: l’offerta di tutto se stesso, in unione col Padre, per amore. In questa preghiera, che abbiamo considerato anche ieri, tre sono i temi che vengono esposti e che sono tutti in relazione alla Pasqua di Gesù: l’unione col Padre, la gioia che ci procura questa unione e la testimonianza nel mondo. Oggi, quindi, a conclusione di questa santa preghiera che ciascuno di noi, nello Spirito, in unione a Gesù, può fare propria, troviamo una sorta di approfondimento sul fondamento che ci accomuna tutti in Gesù, e che definisce questa preghiera come “sacerdotale”, in quanto ci offre la possibilità di meditare sulla nostra particolare e unica appartenenza a Cristo per il  dono che ci ha fatto della sua vita. La mediazione di Gesù per noi, che è stata definita come “sacerdozio”, perché per noi la sua persona, la sua vita, la sua carne è la via che ci porta alla comunione con Dio, ha come fine ultimo l’essere una sola cosa in Dio.
Gesù esprime tutto questo così: tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. Essere uniti a Gesù, non è una questione personale ma ci rende uniti tutti in Gesù, perché l’unità che Gesù desidera donarci attraverso il dono della sua carne per noi è lo stesso legame di relazione che è in Dio, che è Amore. Fondamento che ci lega tutti in Gesù è, perciò, l’unità che si vive nell’amore, e che ci è stata rivelata da Gesù come essenza della Trinità: amore di relazione tra le Persone divine e, nello stesso tempo, modello di ogni comunità cristiana. Ora, quando si vive questo fondamento relazionale in Dio anche tra noi, ci accorgiamo che l’amore è soprattutto conoscenza, perché noi conosciamo la realtà prima nella vita, poi nello studio e poi, se il Signore ci fa la grazia della fede, anche nella preghiera.
Il santo che oggi ricordiamo, San Bernardino da Siena, sacerdote dell’Ordine dei Minori, comprese molto bene che unirsi nell’amore a Dio è conoscenza suprema di ogni realtà, non solo perché entrò, con tutto se stesso in questo tipo di conoscenza divina, ma perché spese tutte le sue energie e la sua vita per comunicare a tante persone l’amore per Gesù. San Bernardino da Siena, infatti, ebbe subito una grande fama per il suo speciale carisma di predicazione, però ciò che lo rese ancora più speciale, in realtà, fu che più cresceva la sua popolarità, più cercava di evitare i privilegi di questa sua popolarità. Per ben tre volte, infatti, rinunciò alle nomine ecclesiali, dichiarando che la sua missione non era quella di insegnare niente a nessuno, ma quella di predicare il Vangelo come “umile fraticello” alle persone. Così, andava di paese in paese, in giro per l’Italia, per compiere la sua missione, quella di riaccendere nella gente umile il senso cristiano della vita, nella semplicità e nella povertà, con la parola e con l’esempio. Il suo ardore per il Vangelo lo portò a diffondere ovunque la devozione al Santissimo Nome di Gesù, infatti è stato dichiarato patrono dei pubblicitari e viene ricordato come l’apostolo dei ceti popolari, a somiglianza del santo fondatore del suo ordine: San Francesco d’Assisi. Chiediamo oggi a questo nostro grande “santo fraticello”, così pieno di santo zelo per Gesù, che ci aiuti a trasmettere anche noi la nostra fede a tutti.
Preghiamo insieme con le stesse parole di Gesù: Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro. Buona giornata!

Gv 17, 20-26

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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