Non c’è merito ad amare quelli che sono amabili

Non c’è merito ad amare quelli che sono amabili

OCCORRE AMARE TUTTI E PER FARLO CI VUOLE UN CUORE SIMILE A QUELLO DI GESÙ

Di Padre Giuseppe Tagliareni

La comunità cristiana di Gerusalemme si venne a trovare nel bisogno. Paolo, Tito e altri decisero di fare una colletta presso tutte le vare comunità da loro fondate, compresa quella di Corinto.

Questo gesto di amore fraterno era il termometro della carità, il segno del vero cristianesimo. Già in Macedonia era stata raccolta una somma considerevole, pur essendo quella comunità niente affatto ricca. Paolo ne fa l’elogio ed eccita i Corinti all’emulazione, per sovvenire la comunità madre di Gerusalemme, da dove era partito il cristianesimo.

La colletta costituiva un gesto di riconoscenza, oltre che un test di carità. Spogliarsi dei propri beni per aiutare gli altri era una vera imitazione di Gesù: “Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2Cor 8,9). Gesù si spogliò di tutto per venire a portare a noi la salvezza, un tesoro di valore inestimabile.

La fratellanza in Cristo fa risplendere la fede e mette in circolo la carità che salva.

“Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli”, che è buono con tutti, anche con i malvagi.

Non c’è merito ad amare quelli che sono amabili e che a loro volta ci amano. Ma come si fa ad amare tutti? Ci vuole un cuore simile a quello di Gesù. Non è forse troppo? I Santi dicono che si può.

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