“Io, islamico, vi spiego perché tutti i musulmani sono contro il ddl Zan”


HASSAN SAMID: “SI DIPINGE UN MONDO ‘COLOR PASTELLO’ CHE NELLA REALTÀ NON ESISTE, E CHE INVECE NASCONDE FORTI IPOCRISIE, E RAPPRESENTA UNA SPECIE DI COLONIZZAZIONE IDEOLOGICA CON VALORI ESTRANEI ALLA NOSTRA (E ALLA VOSTRA) TRADIZIONE

Di Andrea Rossi

Hassan Samid, 34 anni, in Italia dal 1993, cittadino italiano dal 2009. Laureato in scienze motorie presso l’università di Ferrara e in politiche sociali presso l’università Cà Foscari di Venezia, dove ha ottenuto un master in “Immigrazione e trasformazioni sociali“, argomento successivamente perfezionato presso l’università di Padova tramite un master in “Studi sull’Islam europeo“. Lavora da anni nel terzo settore, in particolare nell’ambito della cooperazione e dell’integrazione dei migranti. Da quattro anni è presidente del Centro di cultura islamica di Ferrara e provincia impegnandosi in prima persona nella promozione di numerose iniziative di dialogo interreligioso. L’abbiamo intervistato per inFormazione Cattolica nei giorni in cui si dibatte in parlamento e nella società del disegno di legge proposto da Alessandro Zan (“Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”).

Dottor Samid, il testo del ddl Zan ha suscitato la preoccupazione del mondo cattolico per le possibili restrizioni alla libertà di espressione e di pensiero. Pure nella pluralità di posizioni che contraddistingue l’Islam, ci si è resi conto che queste limitazioni possono toccare anche i fedeli musulmani, oltre a quelli cristiani?

“Per comprendere la posizione delle comunità islamiche in Italia occorre partire da un dettaglio fondamentale: la maggior parte dei fedeli è composto da immigrati di prima generazione, i quali hanno problemi di comprensione linguistica e ancora di più di comprensione delle dinamiche politiche del nostro paese. Molti semplicemente non sono al corrente del dibattito e non conoscono i contenuti della legge. Ho osservato però che dove le comunità hanno avuto la possibilità di approfondire il testo di legge in discussione al Senato, la preoccupazione generale era esattamente uguale a quella dei fedeli cattolici”.

L’articolo 4 della legge tocca da vicino tutte le fedi, quando afferma che “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime ri­conducibili al pluralismo delle idee o alla li­bertà delle scelte, purché non idonee a de­terminare il concreto pericolo del compi­mento di atti discriminatori o violenti”. In sostanza per evitare di trovarsi in una condizione di “rischio potenziale”, sia gli imam che i sacerdoti dovrebbero prestare attenzione anche soltanto a citare le Scritture. E’ possibile che in una società che si dice libera, aperta e inclusiva possano esistere questo tipo di vincoli?

“Purtroppo si. E aggiungo che questi vincoli finiscono per diventare particolarmente insidiosi per le comunità islamiche; occorre ammettere che non tutti gli imam hanno conoscenza approfondita dell’italiano e soprattutto delle modifiche più recenti alle leggi italiane. Mentre un sacerdote, se fosse approvata la legge, potrebbe “calibrare” la propria azione pastorale per evitare di trovarsi in una condizione di potenziale pericolo di accuse di “omofobia”, molti imam probabilmente continuerebbero ad esporre concetti presenti nel Corano senza alcun tipo di preoccupazione, non valutando che in Italia potrebbero essere considerati un reato, una volta approvata la legge Zan. Per esempio: nelle celebrazioni dei matrimoni in moschea, si citano largamente le parti delle nostre scritture in cui si parla dei ruoli naturali dell’uomo e della donna, della generazione dei figli, insistendo sull’importanza della famiglia, della maternità e della paternità. Sarà ancora possibile farlo senza che qualcuno possa individuare possibili “discriminazioni” verso il mondo LGBT?

L’articolo 7 del progetto di legge entra in maniera invasiva anche nell’ambito dell’educazione dei giovani, proponendo l’istituzione di una “giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”. In sostanza, anche non volendo, l’ideologia “gender” entra direttamente nelle scuole, senza alcun tipo di controllo da parte delle famiglie, che possono così trovarsi nella spiacevole condizione di trovarsi in contrasto con le agenzie educative pubbliche. Si è discusso, nelle vostre comunità, di questo tipo di problematica?

“E’ uno snodo cruciale. Questa parte della legge, se approvata, metterà in grande difficoltà le famiglie di fede musulmana. Nei paesi arabi, anche quelli più evoluti, la scuola statale è considerata una istituzione “sacra”, il luogo dove fin da bambini si viene educati e dove si ricevono le cognizioni che serviranno a diventare buoni cittadini. In famiglia viene insegnato, fin da piccoli, ad essere sempre bravi studenti, ubbidienti e rispettosi dei maestri e dei professori, che nella nostra cultura sono fra le categorie che godono il maggiore rispetto e la massima stima. Solo ora, e con una certa fatica, stiamo cercando di organizzare riunioni con esperti di leggi italiane che abbiano conoscenza dell’arabo, per spiegare ai genitori che nelle scuole italiane potrebbe essere possibile l’insegnamento di temi, come l’ideologia “gender”, totalmente in contrasto con gli elementi di base della propria tradizione. Purtroppo, ho già osservato che per i musulmani italiani questo passaggio è scioccante, in quanto la fiducia nelle agenzie educative dello stato è totale”.

Per finire: alcune associazioni rappresentative delle comunità islamiche sono state chiamate in audizione presso la commissione giustizia del senato, esprimendo pareri fortemente negativi sul testo di legge. Come si spiega che questa notizia, che appare particolarmente rilevante, sia stata praticamente trascurata dai media nazionali?

“Rispondo in modo provocatorio: chi ha proposto questa legge, vuole in qualche modo farla rientrare in una più generale ideologia arcobaleno, in cui viene proposta l’immagine idilliaca di una nazione in cui tutte le minoranze sono tutelate e rispettate, dagli immigrati ai gay, dai musulmani agli ebrei, senza considerare che si tratta di soggetti totalmente diversi gli uni dagli altri, con esigenze e necessità che talvolta sono apertamente contrastanti. Si dipinge un mondo “color pastello” che nella realtà non esiste, e che invece nasconde forti ipocrisie, e rappresenta una specie di colonizzazione ideologica con valori estranei alla nostra (e alla vostra) tradizione. Forse è proprio per nascondere queste contraddizioni che la stampa ed i media hanno evitato di sottolineare come, nelle riunioni della commissione giustizia del Senato, tutte le associazioni che raccolgono i musulmani italiani convocati ad esprimere il loro parere hanno rilasciato dichiarazioni estremamente critiche verso il progetto di legge Zan. E anche questo, a mio parere, la dice lunga su come non si riceva una informazione corretta sui temi e sui contenuti della legge; ulteriore motivo di forte preoccupazione anche per noi cittadini italiani di fede islamica”.


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