Padre Barile: “manca coerenza tra verità e prassi”


Di Bruno Volpe

“Il relativismo? Una piaga del nostro tempo”: lo dichiara in questa intervista che ha rilasciato al nostro sito il noto teologo domenicano di Fontanellato, padre Riccardo Barile.

Padre Barile: a suo giudizio oggi il tema relativismo è affrontato con la giusta determinazione?

“Penso che ci sia una certa sottovalutazione del problema a tutti i livelli. Accade quando ci sono tante teste che pensano e dicono la loro. Naturalmente questo è accaduto anche nel passato, però oggi il problema è molto più serio”.

Perché?

“Prima alla base delle diverse idee, rimanevano saldi principi solidi e stabili. Adesso manca questa fermezza. In poche parole manca coerenza tra verità e prassi, e ricordo che la verità è data dalla prassi, tra queste due entità esiste un legame forte. Quando al contrario verità e prassi si dissociano o entrano in contrasto, emergono tutte le difficoltà del tempo, il tema relativismo si fa maggiormente serio”.

Anche nella Chiesa?

“Il Catechismo è quello, la rivelazione anche, tuttavia  con amarezza e comunque sorpresa dobbiamo valutare che talvolta il rischio relativismo affiora nella pastorale. In sintesi se sui libri tutto è granitico, nelle condotte questa uniformità talvolta viene meno. Il relativismo inoltre  tende a scivolare da morale a culturale e lo vediamo nella scelte del nostro tempo, nei social,media, spettacoli”.

C’è da drammatizzare?

“No. Consideri che sotto un certo punto di vista, la stessa rivelazione, penso al Vangelo, presenta degli aspetti di relativismo. I medesimi episodi nei quattro Vangeli sono  descritti in modo differente, ma una cosa è la cronaca, altro far diventare questo aspetto verità assoluta. Penso alla stravagante idea di chi afferma che una religione valga l’ altra e siano tutte uguali. Sicuramente meritano rispetto, ma non è gusto dire che siamo tutte uguali. E’ sincretismo, che poi è una forma di relativismo culturale”.

Nei documenti della Chiesa ultimi vede ipotesi di relativismo?

“Amoris Laetitia si legge in questo modo, e si corre il rischio che chiunque possa interpretarlo come crede, il punto maggiormente importante è relegato ad una nota”.


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