San Domenico e l’intenso impeto di fervore divino


DOMENICO, SACERDOTE E CANONICO DI OSMA, UMILE MINISTRO DELLA PREDICAZIONE NELLE REGIONI SCONVOLTE DALL’ERESIA ALBIGESE, VISSE PER SUA SCELTA NELLA PIÙ MISERA POVERTÀ, PARLANDO CONTINUAMENTE CON DIO O DI DIO. DESIDEROSO DI TROVARE UN NUOVO MODO DI PROPAGARE LA FEDE, FONDÒ L’ORDINE DEI PREDICATORI, AL FINE DI RIPRISTINARE NELLA CHIESA LA FORMA DI VITA DEGLI APOSTOLI, E RACCOMANDÒ AI SUOI CONFRATELLI DI SERVIRE IL PROSSIMO CON LA PREGHIERA, LO STUDIO E IL MINISTERO DELLA PAROLA. LA SUA MORTE AVVENNE A BOLOGNA IL 6 AGOSTO DEL 1221

Domenico era dotato di grande santità ed era sostenuto sempre da un intenso impeto di fervore divino. Bastava vederlo per rendersi conto di essere di fronte a un privilegiato della grazia.

V’era in lui un’ammirabile inalterabilità di carattere, che si turbava solo per solidarietà col dolore altrui. E poiché il cuore gioioso rende sereno il volto, tradiva la placida compostezza dell’uomo interiore con la bontà esterna e la giovialità dell’aspetto.

Si dimostrava dappertutto uomo secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere. Durante il giorno nessuno era più socievole, nessuno più affabile con i fratelli e con gli altri. Di notte nessuno era più assiduo e più impegnato nel vegliare e pregare.

Era assai parco di parole e, se apriva la bocca, era o per parlare con Dio nella preghiera o per parlare di Dio. Questa era la norma che seguiva e questa pure raccomandava ai fratelli.

La grazia che più insistentemente chiedeva a Dio era quella di una carità ardente, che lo spingesse a operare efficacemente alla salvezza degli uomini. Riteneva infatti di poter arrivare a essere membro perfetto del corpo di Cristo solo qualora si fosse dedicato totalmente e con tutte le forze a conquistare anime. Voleva imitare in ciò il Salvatore, offertosi tutto per la nostra salvezza.

A questo fine, ispirato da Dio, fondò l’Ordine dei Frati Predicatori, attuando un progetto provvidenziale da lungo accarezzato.

Esortava spesso i fratelli, a voce e per lettera, a studiare sempre l’Antico e il Nuovo Testamento. Portava continuamente con sé il vangelo di Matteo e le lettere di san Paolo, e meditava così lungamente queste ultime da arrivare a saperle quasi a memoria.

Due o tre volte fu eletto vescovo; ma egli sempre rifiutò, volendo piuttosto vivere con i suoi fratelli in povertà. Conservò illibato sino alla fine lo splendore della sua verginità.

Desiderava di essere flagellato, fatto a pezzi e morire per la fede di Cristo. Gregorio IX ebbe a dire di lui: «Conosco un uomo, che seguì in tutto e per tutto il modo di vivere degli apostoli; non v’è dubbio che egli in cielo sia associato alla loro gloria».

 

Dalla «Storia dell`Ordine dei Predicatori»
(Libellus de Principiis O.P:; Acta canoniz. sancti Dominici;
Monumenta O.P. Mist. 16, Romae 1935, pp. 30 ss., 146-147)


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