Ecco chi sono le sante Einbetta, Vorbetta e Vilbetta


“I SANTI MANIFESTANO IN DIVERSI MODI LA PRESENZA POTENTE E TRASFORMANTE DEL RISORTO” (BENEDETTO XVI)

Di Mariella Lentini*

 

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La storia di queste tre sorelle, vissute nel V secolo dopo la nascita di Gesù, si confonde tra leggenda e realtà. Einbetta, Vorbetta e Vilbetta sono tre principesse originarie dell’Est Europeo. Purtroppo a quei tempi tra le popolazioni non c’era mai pace. I villaggi venivano rasi al suolo dalle invasioni dei Barbari. Con l’arrivo degli Unni guidati da Attila, le tre sorelle, di religione cristiana, fuggono a piedi per salvarsi la vita. Si dirigono verso l’Alto Adige dove le tre principesse offrono il loro lavoro in cambio di cibo e un riparo, ma gli abitanti le deridono e negano l’aiuto richiesto. Einbetta, Vorbetta e Vilbetta, sconsolate, riprendono il loro faticoso viaggio con la speranza di trovare accoglienza. Il mese di luglio è caldissimo, il sole cocente asseta ancora di più le tre povere fanciulle.

Camminano e ancora camminano con tutta la buona volontà, passano le ore e, ad un certo punto, sfinite, non hanno più la forza di andare avanti. Hanno sete e fame, nessun riparo dal sole. La maggiore delle sorelle, Einbetta, si rivolge con fede a Dio. Prega e supplica il Signore di aiutarle. Il Cielo ascolta il lamento di Einbetta e fa spuntare un ciliegio dalle folte chiome che dona ombra alle tre principesse. Vorbetta, la seconda delle sorelle, prega il Signore di avere un po’ d’acqua. Ed ecco all’improvviso sgorgare una fonte che disseta le fanciulle. La sorella minore, Vilbetta, prega di poter avere qualcosa da mangiare. Così l’albero fiorisce e dona i suoi frutti, succosi e buoni. Le tre sorelle si rincuorano e felici si rimettono in cammino. Attraversano una strada montuosa fino ad arrivare a Maranza (Rio di Pusteria, Bolzano).

In questo paese vengono accolte con gentilezza. Gli abitanti si fidano di loro e capiscono di trovarsi di fronte a tre brave fanciulle, dal cuore generoso. Einbetta, Vorbetta e Vilbetta, con ammirevole umiltà (la virtù dei forti tanto amata dal Signore), offrono il loro lavoro a tutti. Aiutano le donne in casa, lavano gli indumenti, impastano la farina per cuocere il pane, nei campi falciano il grano, zappano, seminano, innaffiano. Intanto raccontano la vita di Gesù, diffondono le sue parole che parlano d’amore, di fratellanza, di perdono e di pace. Molti, grazie alle tre principesse, si convertono e diventano cristiani. Si narra che le tre sorelle siano rimaste a Maranza e che qui siano morte. Oggi la chiesa parrocchiale di San Giacomo e delle Tre Sante Vergini di Maranza è meta di devoto pellegrinaggio.

 

* Autrice del libro
“Santi compagni guida per tutti i giorni”


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