Ecco il prezzo che paga l’Italia per le primavere arabe


ALLARME TERRORISMO DALLA TUNISIA

Di Umberto Spiniello

Dopo la sospensione del Parlamento e l’esautoramento del premier Mechichi, avvenuta lo scorso 25 luglio, la Tunisia tornata indietro di oltre dieci anni, con la sospensione della Costituzione del 2014 .  Il capo dello Stato adesso gode di pieni poteri esecutivi e legislativi, compreso quello di disciplinare il funzionamento della magistratura, dell’esercito, delle forze di sicurezza, dei partiti politici, dei sindacati e delle associazioni.

Questo grave e pericoloso provvedimento è potuto stato attuato con la scusa di prendere provvedimenti per salvare il paese ed estirpare la corruzione. Ma questa crisi scaturisce da uno acceso scontro nel Paese tra “laici” e islamisti, proprio in quella Tunisia culla delle cosiddette “Primavere arabe”e unico esempio riuscito di democrazia nel caos dei paesi a maggioranza musulmana disseminati in tutto il medio oriente e in Africa nord occidentale. Ma il benessere promesso dai fautori delle Primavere Arabe non corrisponde alle aspettative del popolo tunisino.

Le speranze di cambiamento del 2011 si sono infrante e molti tunisini hanno scoperto che le loro condizioni di vita non affatto sono migliorate. Al contrario, lo sviluppo economico continua la sua tendenza al ribasso. Il debito nazionale è vicino al 100 per cento per cento del Pil, la disoccupazione ha ufficialmente superato il 17 per cento, ma le stime suggeriscono che è molto più alta, soprattutto tra i giovani.

Risulta doveroso ricordare che le Primavere arabe non sarebbero state possibili senza la politica di Barack Obama. Il presidente americano, prima scaricò Tahrir Mubarak, alleato decennale degli Usa, dietro le pressanti proteste di piazza, poi salutò con entusiasmo l’elezione a presidente di Morsi, infine non denunciò mai il colpo di Stato di Al Sisi, lasciando dichiarare al suo segretario di Stato, John Kerry: “La rivoluzione è stata rubata dai Fratelli musulmani”.

Gravissimo anche l’improvviso via libera per il bombardamento della Libia, che portò il paese ad una sanguinosa guerra civile, e fece di tutto per appoggiare le milizie islamiche siriane e abbattere Assad. Obama resta sordo alle richieste di aiuto internazionale per la repressione delle proteste in Bahrain, appoggiando militarmente la ricca Arabia Saudita a scapito dello Yemen. Infine in Siria ha finanziato i ribelli siriani, facilitando la diffusione dell’Isis.

Purtroppo anche l’Unione Europea ha giocato il suo ruolo nel fomentare le primavere arabe: in Libia sono prevalsi gli egoismi nazionali della Francia, che hanno portato direttamente al disastro della crisi migratoria degli ultimi anni ed è l’Italia a pagarne le conseguenze peggiori.

In Siria i paesi europei hanno seguito ciecamente gli Stati Uniti di Obama alimentando la guerra e ignorando che grazie al conflitto, l’Isis diventava sempre più forte e reclutava sempre più terroristi proprio in Europa, spingendoli a compiere attentati nei loro stessi paesi. Infine, sperando di mitigare il fenomeno migratorio incontrollato, l’Ue si è ritrovata in una condizione di sudditanza  alla Turchia di Erdogan, il quale usa i migranti per ricattare l’Ue.

Il grave errore commesso dall’UE e dagli USA di Obama resta quello di aver considerato il valore della libertà politica al disopra della dignità umana. In questo senso suonano profetiche le parole che Fouad Twal, patriarca della Chiesa cattolica latina di Gerusalemme, disse nel 2013: “Tra vivere con un regime imperfetto, dittatoriale e cercare di cambiarlo facendo 80 mila morti e un milione e mezzo di rifugiati, ebbene, io preferisco vivere con un regime imperfetto e con un dittatore. Non si possono accettare 80 mila morti e milioni di rifugiati per il gusto di cambiare”.

Dopo dieci anni gli 80 mila morti sono divenuti almeno 400 mila e gli sfollati quasi 10 milioni e il terrorismo islamico continua a reclutare combattenti. Tutti questi sviluppi hanno portato ampi strati della popolazione a essere sempre più diffidenti nei confronti delle istituzioni statali. Molti sono i giovani che hanno abbracciato il terrorismo islamico, rendendo la Tunisia il primo paese per combattenti stranieri inviati in Siria.

Moltissimi, invece, si sono imbarcati a bordo dei gommoni diretti verso l’Italia. Dal primo gennaio al 24 settembre 2021 sono 12.680 i tunisini sbarcati sulle nostre coste, primi per nazionalità dichiarata al momento dello sbarco. Questa nuova destabilizzazione della Tunisia avrà effetti nefasti sul traffico dei migranti diretti verso l’Europa e l’Italia. Sarebbe il caso  che l’UE, tra emergenza ambientale e lotta alle discriminazioni, trovi il tempo e le risorse per affrontare anche questo piccolo problemino.

 


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