Il G20 di Roma esaminerà le pericolose connessioni fra “atlantismo” filoislamico e le nostre società?


IL FINE NON GIUSTIFICA MAI I MEZZI QUANDO SI AIUTANO CRIMINALI ISLAMISTI PER CONSEGUIRE OBIETTIVI GEO-POLITICI. PROMUOVERE GUERRE E CAOS PROVOCA PROBLEMI SOPRATTUTTO ALL’EUROPA, COME VEDIAMO CON L’AFFLUSSO INCONTROLLATO DI PROFUGHI E CON LA DIFFICILE INTEGRAZIONE DEGLI ISLAMICI NELLE NOSTRE SOCIETÀ

Di Vincenzo Silvestrelli

Il fine giustifica i mezzi è una delle affermazioni più note di Niccolò Macchiavelli (1469-1527). L’Occidente sembra volerla utilizzare per mettere in difficoltà la Federazione russa o altri Paesi con cui è in competizione come la Cina.

Uno dei casi più rilevanti di questa prassi è rappresentato dalle guerre cecene del 1994-1996, con la proclamazione dell’indipedenza della “Repubblica Cecena” dalla Russia e, dal 1999 al 2009, con la riacquisizione completa del controllo sul territorio da parte della Russia. Sono stati conflitti molto dolorosi per la popolazione civile a causa della durezza dei combattimenti, de molteplici atti terroristici come quello di Beslan (1-3 settembre 2004), delle dure rappresaglie dei russi e delle milizie lealiste, della politica di rigido controllo dei media per evitare la diffusione di notizie sulla guerra, della quasi completa distruzione della capitale cecena, Grosny. La guerra vide la partecipazione di milizie Jihadiste provenienti da vari Paesi del mondo islamico e appoggiate pesantemente dall’Arabia Saudita.

La Georgia, Stato caucasico finito nell’orbita occidentale dopo il crollo dell’Unione Sovietica, sostenne i ribelli ceceni islamisti fornendo basi logistiche. L’Occidente, seppure non desideroso di arrivare ad uno scontro diretto con la Federazione russa, ha appoggiato indirettamente i terroristi a cui, dopo la sconfitta, è stato dato asilo in vari Paesi occidentali. Gli esuli ceceni successivamente hanno combattuto in Siria contro il governo di Assad e contro le truppe russe chiamate in aiuto, caratterizzandosi per la loro crudeltà.

La guerra cecena ha segnato, grazie all’azione del presidente Vladimir Putin, il ritorno deciso della politica russa ad un pieno controllo dei suoi territori e alla difesa del suo ruolo regionale come si è visto successivamente anche in Siria.

A proposito dei rifugiati ceceni in Occidente va segnalato un fatto avvenuto in Francia. La figlia di una famiglia cecena è stata violentata e minacciata dal padre e dal fratello perché voleva vivere normalmente.

L’appoggio “atlantista” dato all’estremismo islamico ha conseguenze nelle nostre società, sia con l’aumento del numero dei profughi indotto dalle guerre da essi provocate, sia con l’accoglienza delle frange islamiche più violente che viene attuata quando queste risultano sconfitte come è avvenuto in Cecenia e Siria. Si tratta di presenze molto pericolose per la sicurezza interna dei Paesi che ospitano, come si è visto in Francia dove alcuni di questi personaggi si sono resi responsabili di sanguinosi attentati terroristici e la presenza di comunità islamiche sempre più numerose e non integrate sta mettendo a serio rischio i valori rimasti nelle società occidentali.

Cosa si può fare per evitare tutto questo? In primo luogo, è necessario che il jihadismo non sia appoggiato in nessun contesto perché esso è foriero di problemi di ritorno anche per chi lo sostiene e il suo controllo, dopo che lo si è utilizzato, non è possibile. I Jihadisti, portatori di una visione arcaica dell’islam, sono pericolosi sia per i Paesi nei quali vengono utilizzati, come si è visto in Siria, sia per quelli che li appoggiano per conseguire obiettivi geo-politici. I valori occidentali vengono messi a rischio con queste pratiche. Occorre trovare accordi nel contesto internazionale per isolare e sconfiggere i gruppi violenti.

Il G20 che si terrà a Roma il 30 e 31 ottobre è stato promosso dal Governo italiano anche per dare una risposta alla situazione afghana, sebbene la politica di alcuni Stati della NATO rimanga ancora molto discutibile. In particolare, la Turchia in Siria, Afghanistan e Libia sembra perseguire i suoi interessi attraverso un appoggio diretto e indiretto ai criminali Jihadisti. Ma ricordiamo che la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno utilizzato questo pericoloso approccio in Siria.


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