DDL Zan: bene ma attenzione alle vittorie di Pirro


LA BATTAGLIA PER BLOCCARE L’IMPOSIZIONE DELL’IDEOLOGIA GENDER È SOLO INIZIATA CON IL VOTO CONTRARIO DEL SENATO CONTRO IL DDL ZAN. ESISTONO INFATTI GRUPPI DI PRESSIONE POTENTI, ITALIANI ED ESTERI, CHE NON HANNO INTENZIONE DI MOLLARE LA PRESA. LA VITTORIA IN UNA BATTAGLIA CI RALLEGRA, MA NON VUOL DIRE AVER VINTO LA GUERRA CONTRO QUELLO CHE PAPA FRANCESCO HA GIUSTAMENTE DEFINITO «SBAGLIO DELLA MENTE UMNANA» (MARZO 2015)

Di Vincenzo Silvestrelli

La giusta soddisfazione per il recente rigetto del DDL Zan non deve indurre a facili ottimismi. Bisogna intanto chiedersi come sia possibile che un monstrum giuridico come quello sia arrivato in Parlamento, evidenziando che c’è nel Paese e in alcune forze politiche la volontà di introdurre una ideologia profondamente lesiva della dignità umana e pericolosissima per i bambini.

La discussione su questa proposta è stata accompagnata da una insistente campagna dei media e dall’intervento di personaggi famosi. L’ideologia dell’indifferenziazione sessuale è presentata poi in vari contesti, come per esempio con la insistenza nei bandi europei sugli aspetti legati alla parità che non riguardano solo la tutela delle donne diventando un modo surrettizio di introdurre il gender in molteplici progetti.

Bisogna ricordare inoltre che il DDL è stato bloccato in Senato: il corpo elettorale che lo elegge è stato finora diverso da quello della Camera dei deputati, essendo limitato agli elettori con più di 25 anni di età. Era una saggia disposizione dei costituenti che volevano diversificare il ruolo dei due rami del Parlamento anche attraverso le diverse sensibilità dovute al differente grado di maturità. Questa situazione è stata annullata da una recente innovazione costituzionale che, come altre, non è stata preceduta da una riforma complessiva della Costituzione seguendo solo moventi demagogici e giovanilisti.

L’ideologia gender è poi diventata un tema ricorrente di molti consessi internazionali o Paesi potenti come gli Stati Uniti, quando la presidenza è a guida democratica naturalmente. A Malta, ad esempio l’ambasciata statunitense, nel pieno della discussione parlamentare sulle unioni omosessuali, è clamorosamente intervenuta con una campagna promozionale pubblica, rendendosi colpevole di un’aperta ingerenza negli affari interni di un Paese sovrano.

Sappiamo poi che la deriva gender è promossa in molti modi: per bloccarla quindi occorre una strategia complessiva. Un ruolo fondamentale ha la scuola e, anche da questo punto di vista, occorrerebbe fermare il declino degli istituti non statali, investendo più risorse nella formazione dei giovani.

Un altro punto importante è quello di cercare alleanze con chi non condivide o si oppone all’imposizione statale di qualsiasi tipo ideologia. Trasformare questa battaglia in una bandiera di gruppi di pressione o partiti non aiuta. Non si deve utilizzare questo argomento per cercare una visibilità urlata che è più finalizzata ad ottenere consensi immediati, ma parziali, piuttosto che a creare una rete di sostegno, anche oltre il mondo cattolico, per ostacolare in modo significativo questa ideologia.


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