Dalla giusta visione della persona deriva anche la correttezza nel vestire e una certa eleganza, secondo le circostanze sociali di ciascuno

Dalla giusta visione della persona deriva anche la correttezza nel vestire e una certa eleganza, secondo le circostanze sociali di ciascuno

SANTI COME IL FONDATORE DELL’OPUS DEI SAN JOSEMARÍA ESCRIVÁ (1902-1975) HANNO AVVERTITO MOLTO PRIMA DEL SESSANTOTTO CHE «UNA VOLTA CORROTTA LA DONNA, VIENE CORROTTA LA FAMIGLIA E VIENE CORROTTA LA SOCIETÀ»

Di Giuseppe Brienza

Alla vigilia della Rivoluzione culturale del Sessantotto un santo come Josemaría Escrivá (1902-1975) aveva capito – fra pochi nella Chiesa – l’importanza di favorire l’inserimento della donna nella società e nel mondo del lavoro. Non che il fondatore dell’Opus Dei, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2002, sia stato mai “simpatetico” rispetto al movimento femminista che, diversi anni dopo, è stato persino definito “cristiano”. Anzi, è stato proprio per rinnovare la visione tradizionale dell’“angelo del focolare” ed evitare che l’emancipazione femminile assumesse (come poi è in gran parte avvenuto) un carattere degenerativo che ha cercato di sensibilizzare il mondo cattolico e la società degli anni Sessanta sulla necessità che le donne, pur continuando per loro scelta e vocazione a dedicarsi alla famiglia e alla maternità, avessero la possibilità di studiare e proiettarsi nel mondo delle professioni, della cultura, dei media e della politica.

Ma questo discorso il fondatore dell’Opera lo rivolse anzitutto alle donne, incoraggiandole alla libertà ma avvertendole dei pericoli dell’ideologia del femminismo. In un’intervista pubblicata nel febbraio 1968 sulla rivista spagnola di moda Telva, san Josemaría espresse tali concetti con parole inequivocabili, al solo pronunciare le quali in gran parte dell’Europa si rischiava il linciaggio: «sviluppo, maturità, emancipazione della donna non possono significare una pretesa di uguaglianza – di uniformità – nei riguardi dell’uomo, una “imitazione” dei modelli maschili: ciò per la donna non sarebbe una conquista, ma piuttosto una perdita, e non perché essa valga di più o di meno dell’uomo, ma perché è diversa» [Josemaría Escrivá, La donna nella vita sociale e nella Chiesa (intervista a cura di Pilar Salcedo), in Colloqui con Mons. Escrivá de Balaguer, Edizioni Ares, Milano 1972, p. 134].

Sulla stessa rivista femminile, ispirata dal fondatore a donne appartenenti all’Opus Dei, gli editoriali battevano proprio su questo: uguali in dignità e diritti ma diverse per inclinazioni e per natura. Così scriveva ad esempio la direttrice di Telva: «Sì, vogliamo che sappiate cosa succede nel mondo, ma vogliamo anche che vi vestiate con gusto, […] che siate allegre e che impariate a riposare. […] È questa, infatti, la garanzia per una donna proiettata nel futuro, ottimista, ben informata e in piena forma» (Pilar Salcedo, Quiero vivir, vivir ahora, in Telva, n. 49, 1° ottobre 1965).

Così come incoraggiava le donne che si sentivano chiamate allo studio e al lavoro fuori casa a lanciarsi nei loro progetti per valorizzare le proprie attitudini e il “genio femminile”, allo stesso tempo mons. Escrivá consigliava a quelle che decidevano di dedicarsi esclusivamente alla famiglia di non trascurare la loro femminilità. Quindi continuare a puntare sulla «cura della propria persona. Se un altro sacerdote vi dicesse il contrario, penso che sarebbe un cattivo consigliere. Una persona che deve vivere nel mondo, quanti più anni ha, tanto più è necessario che si sforzi di migliorare l’impegno per “essere presentabile”, d’accordo naturalmente, con l’età e le circostanze. Spesso, scherzando, dico che le vecchie facciate sono quelle che hanno più bisogno di un buon restauro» [J. Escrivá, La donna nella vita sociale e nella Chiesa, intervista cit., p. 136].

Naturalmente il discorso sullo stile e sulla cura estetica era diretto tanto alle donne quanto agli uomini. Cesare Cavalleri, che è poeta e critico letterario di notorietà internazionale oltre che direttore della rivista Studi Cattolici, ha testimoniato per esperienza diretta come san Josemaría abbia sempre «insegnato la correttezza nel vestire e una certa eleganza, secondo le circostanze sociali di ciascuno. È un modo “secolare” di intendere la povertà anche in questo campo» [Cesare Cavalleri (a cura di), Álvaro del Portillo. Intervista sul fondatore dell’Opus Dei, Edizioni Ares, Milano 2014, p. 51].

Mons. Escrivá, in accordo alla sua straordinaria visione anticipatrice dei grandi fenomeni sociali, stimola nelle donne che si avvicinano o frequentano l’Opera l’attenzione sugli aspetti professionali, dottrinali e morali della loro attività in tutti gli ambiti, dalla famiglia all’università, dalla cura della casa al lavoro in campagna, da quello della creazione artistica alle fabbriche e così via dicendo… Questo perché, ripeteva, i «militanti anticristiani» lavorano con grande determinazione per ottenere anche il loro inquadramento massificante e, «una volta corrotta la donna, viene corrotta la famiglia e viene corrotta la società».

DOMANI PUBBLICHEREMO L’ARTICOLO SULLA RIVISTA SPAGNOLA DI MODA FEMMINILE “TELVA

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