Nuove frontiere della scienza: chi non ha fede nei viroimbonitori è un demente


di Dalila di Dio

BASSETTI, BURIONI, VIOLA, CRISANTI, PREGLIASCO, GALLI: LA LISTA DELLE VIROSTAR È LUNGHISSIMA. OGNI GIORNO, A TUTTE LE ORE DEL GIORNO, SI ACCOMODANO NEI SALOTTI TELEVISIVI E RADIOFONICI PIÙ PRESTIGIOSI PER SOMMINISTRARCI – PER USARE UN TERMINE CARO AL SENATORE A VITA MARIO MONTI – LA VERITÀ DEL GIORNO. IL PROBLEMA È CHE LA VERITÀ DEL GIORNO NON È QUASI MAI UGUALE A QUELLA DELLA SETTIMANA PRIMA, ED È TALVOLTA INFARCITA DI DATI NON PROPRIO TRASPARENTI

 

Dementi e persone in cerca di un nemico che attuano meccanismi di proiezione: questa settimana #LaScienza ha investigato il fenomeno dei no vax – da intendersi tali tutti coloro che rifiutano o pongono domande sul vaccino anti Covid 19 – e ha tentato di spiegare perché oltre sette milioni di cittadini italiani abbiano rifiutato l’inoculazione, ricorrendo a categorie psichiatriche.

Chi rifiuta il vaccino ha sicuramente un problema, una carenza, una deficienza. Il problema è in lui. Anzi, in l*i.

Nessuno che si domandi se, per caso, ci sia stato qualche intoppo, qualche disguido, qualche piccolo incidente di percorso che abbia ingenerato nella popolazione dei dubbi sulla gestione governativa, #LaScienza e i suoi sacerdoti.

In fondo, sono solo due anni che i Governi – sì, persino quello dei migliori – ci rassicurano su questioni sulle quali, appena qualche settimana dopo, sono costretti a rimangiarsi tutto, a rimodulare la comunicazione, a dissimulare e, a tratti, a mentire.

Quasi due anni che le responsabilità sono del Popolo indisciplinato e i meriti del Governo.

Quasi due anni che la gente è costretta ad assistere alle più assurde giravolte, alle scelte più insensate, illogiche e, spesso, antidemocratiche – con la totale esautorazione del Parlamento – per poi sentirsi criminalizzare per il fallimento di chi decide e non riesce a venire a capo del problema.

L’obiezione più comune è che nessuno di noi aveva mai affrontato una pandemia, conseguentemente nessuno ha le risposte, nessuno ha certezze.

Ecco, il punto è proprio questo. Perché in una situazione che suscita più dubbi che certezze, più domande che risposte, si è preferito continuare a parlare e assicurare e sancire e sentenziare, piuttosto che ammettere che si stava navigando a vista e chiedere a tutti di collaborare in buona fede? Perché continuare ad imbonire il Popolo propinandogli certezze e dogmi inconfutabili – frutto di stime approssimative, auspici, speranze – come una qualunque Wanna Marchi col suo famigerato scioglipancia?

«Siamo perfettamente pronti, è solo un’influenza, non c’è nessun pericolo, è totalmente da escludere che il Covid arrivi in Italia, le mascherine non servono, salviamo l’estate, l’autunno, il Natale, una dose, due dosi, tre dosi, non sarà necessario vaccinare i bambini, nessuna restrizione per i non vaccinati, nessun obbligo vaccinale»: la lista delle affermazioni offerte agli italiani con ridondante prosopopea e sfacciata sicumera è infinita.

Come infinite sono le occasioni in cui il Governo ha dovuto, nella sostanza, smentire sé stesso. Se non hai la minima idea di quanto possa durare la protezione offerta dal vaccino, perché sancire la validità del green pass per 12 mesi, per poi ridurla a 9 e, chissà, in futuro a 6? Perché non essere prudenti, stabilendo che la durata fosse di 6 mesi ed eventualmente allungarla in caso di migliori esiti della campagna vaccinale?

Semplice: perché la gente va convinta ad ogni costo. E se prometti 12 mesi di diritti, anziché 6, ne convinci di più e li convinci prima. E pazienza se poi si scopre che hai mentito. C’è la terza dose.

Questo Stato paternalista, che deve persuadere i cittadini – con le buone o con le cattive – ad uniformarsi ai suoi desiderata, non è tenuto a diffondere informazioni veritiere ma persuasive. Ai cittadini vanno tenuti buoni e alla gente non vanno forniti parametri reali da cui partire per decidere liberamente ed in autonomia ma dati univoci che li convincano: «Non lo dire, altrimenti la gente non si vaccina» intimava appena qualche settimana fa la Senatrice Licia Ronzulli alla collega Daniela Santanchè che aveva appena affermato un’evidenza scientifica, e cioè che anche i vaccinati si contagiano e trasmettono il contagio. «Non lo dire»: come ci si può fidare di chi, pur di spingere la gente ad obbedire, è disposto a tacere la verità?

E che dire della Scienza, quella con la S maiuscola, incarnata nel nostro Paese da personaggi che fino a febbraio dello scorso anno erano sconosciuti ai più e in pochi giorni sono assurti a onnipresenti oracoli capaci di sostenere tutto e il contrario di tutto, h 24, sette giorni su sette?

Burioni, Viola, Crisanti, Pregliasco, Galli: la lista delle virostar è lunghissima. Ogni giorno, a tutte le ore del giorno, si accomodano nei salotti televisivi e radiofonici più prestigiosi per somministrarci – per usare un termine caro al senatore a vita Mario Monti – la verità del giorno.

Il problema è che la verità del giorno non è quasi mai uguale a quella della settimana prima, ed è talvolta infarcita di dati non proprio trasparenti.

La parabola più spettacolare, sotto questo punto di vista, è quella del drogato di telecamera Matteo Bassetti: il direttore di malattie infettive del San Martino di Genova negli ultimi 20 mesi, tra un’ospitata da Barbara d’Urso, un servizio posato per le riviste di gossip e una cantata nel salotto di Maurizio Costanzo, ha dato bella mostra di sé e della propria competenza passando – come racconta Maurizio Belpietro su La Verità –  da quasi negazionista ad accanito promotore della vaccinazione dei bimbi di 5 anni.

Proprio Belpietro, il 2 dicembre, ha smentito recisamente le affermazioni e i dati sciorinati da Bassetti che, messo alle strette, ha reagito come suo solito: aggredendo e urlando contro l’interlocutore reo di aver messo in dubbio il bassettiano inconfutabile dogma.

D’altronde Bassetti è #LaScienza e #LaScienza è Bassetti. E non importa se mente, manipola i dati o smentisce puntualmente sé stesso. Se dubiti, sei un demente con meccanismi di proiezione. Devi credere e avere fede. Come con Wanna Marchi e il suo scioglipancia. «D’accordo???».

 


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