Padre Savino D’Amelio: “una volta avevamo i collegi, adesso le case famiglia”

Padre Savino D’Amelio: “una volta avevamo i collegi, adesso le case famiglia”

di Bruno Volpe

LA STORIA DELL’OPERA NAZIONALE PER IL MEZZOGIORNO D’ITALIA, ENTE FONDATO DAI PADRI GIOVANNI MINOZZI (1884-1959) E GIOVANNI SEMERIA (1867-1931), CAPPELLANI DI GUERRA CONOSCIUTISI DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE, MERITA DI ESSERE CONOSCIUTA

E’ un lucano, pugliese di adozione, il Superiore della Congregazione religiosa “Pia Società dei Discepoli”, riconosciuta nel 1931. Parliamo di padre Savino D’Amelio. Nato a Montemilone (Potenza), vissuto per lunghi anni a cavallo tra Minervino, Spinazzola e Gioia del Colle, padre D’Amelio è il consigliere delegato dell’O.N.P.M.I. (Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia), ente fondato da p. Giovanni Minozzi (1884-1959) e da p. Giovanni Semeria (1867-1931 – qui sotto nella foto -), cappellani di guerra conosciutisi durante la prima guerra mondiale.Nei primi anni di vita l’attuale ONPMI ha organizzato le prime colonie alpine (Courmayeur, estate 1917), asili e ricoveri. Al termine del primo conflitto mondiale l’iniziativa caritativa dei due sacerdoti assunse forma più organica, con il nome di “Opera Pia per il Mezzogiorno d’Italia“, e portò all’apertura del primo orfanotrofio (ad Amatrice, il 15 agosto 1919). Nel 1920 il nome venne mutato in Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia e si aprirono nuove strutture prevalentemente nel centro-sud Italia (8 orfanotrofi, 13 asili, 20 colonie alpine). Il 13 gennaio 1921 venne firmato il regio decreto n. 23 con cui l’ONPMI venne retto in ente morale. In virtù del fine primario, che è l’assistenza agli orfani di guerra, fu collegata nel 1929 con l’Opera Nazionale per gli Orfani di Guerra (ONOG), di posteriore istituzione, e posta sotto la tutela della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Dopo il secondo conflitto mondiale, con decreto del Presidente della Repubblica del 12 luglio 1960, sono state apportate alcune modificazioni al testo dello statuto del 1921. Negli anni ’70 sono sopravvissute, alle circa 100 istituzioni create nel secondo dopoguerra, 58 ‘case’ in cui hanno sede diverse istituzioni (12 educandati, 7 scuole elementari, 8 case per anziani, 4 residenze universitarie, 2 centri giovanili, 3 case di accoglienza e di spiritualità, 4 laboratori di taglio, cucito e ricamo, 43 scuole materne, 2 scuole magistrali, il seminario della congregazione della Famiglia dei Discepoli, l’ufficio stampa e propaganda, l’amministrazione centrale).

Successivamente, il 7 aprile 1973, in forza del decreto del Presidente della Repubblica n. 661, è stata assoggettata alla disciplina delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB). In tale veste giuridica la tutela dell’ONPMI viene esercitata dal Ministero dell’Interno. Dal 2004 ha cambiato natura giuridica trasformandosi in ente di diritto privato senza scopo di lucro.

Padre D’ Amelio ci parli dell’ente nel quale è consigliere delegato?

“Dobbiamo partire dalle figure dei fondatori. Sia padre Minozzi che padre Semeria, a parte un paio di residenze al Nord, hanno sempre, e dico sempre, voluto e cercato di proteggere le fasce deboli e fragili della società e per questo in Italia hanno operato al centro sud. Ma abbiamo residenze per bambini, anziani e soggetti in difficoltà anche in altre nazioni, penso al Brasile, India, Perù a Lima”.

Qual è la spiritualità della Congregazione religiosa “Pia Società dei Discepoli”?

“Siamo religiosi, e non diocesani. Sulla base della spiritualità dei fondatori ci occupiamo dei bisognosi, delle persone sole e abbandonate, di quelle fragili. La nostra è carità nella verità. Una volta avevamo i collegi, adesso le case famiglie. Per l’esercizio concreto di queste opere di carità abbiamo appunto l’ONPMI. La fede senza le opere è morta diceva San Giacomo”.

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