Gesù che agisce, toglie la malattia, ridona la vita


di don Ruggero Gorletti

COMMENTO AL VANGELO DI MARTEDI’ 01 FEBBRAIO 2022

Dal Vangelo secondo san Marco 5, 21-43

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

COMMENTO

I due miracoli raccontati nel brano di Vangelo di oggi ci mostrano Gesù che agisce, toglie la malattia, ridona la vita. Ma il suo agire è legato alla fede. I Padri della Chiesa dicevano che come il magnete attira il ferro, come i corpi talvolta si attirano tra loro, così la fede attira la potenza di Dio. E’ la fede di chi chiedeva che ha fatto sì che l’emorroissa guarisse dal suo male e la fanciulla morta tornasse alla vita.

Le due persone beneficate da Gesù  si trovano in quelle condizioni particolarmente difficili, nelle quali è quasi impossibile non perdere la speranza. La donna affetta da emorragia è una donna che soffriva da tanti anni senza vedere un minimo miglioramento, anzi, benché assistita da medici, ha visto la malattia progressivamente peggiorare; il padre della figlioletta si trova davanti ad una situazione senza via d’uscita: gli dicono che sua figlia è morta. In queste situazioni è difficile mantenere la fede. Ma il Signore la fede la chiede lo stesso: «non temere, soltanto abbi fede!» dice al padre della bambina morta. Non basta incontrare Gesù, anche toccarlo (molta persone – secondo la testimonianza dei suoi apostoli – lo avevano toccato, ma non ne hanno avuto alcun beneficio): quello che ha giovato a Giairo e all’emorroissa, quello che ha fatto la differenza è la fede, intesa come la serena sicurezza che il Signore ci vuole aiutare, e che lo può fare. È un monito per noi, perché nei momenti di difficoltà, anche quando sembra che sperare sia diventata una cosa inutile, non ci facciamo vincere dalla paura, ma alimentiamo la nostra fede. Chiediamo al Signore di aumentare la nostra fede in lui, perché credendo possiamo sperimentare nei fatti quanto ci vuole bene.

 


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