Guerra in Ucraina: il ritorno della geopolitica e l’importanza delle radici

Guerra in Ucraina: il ritorno della geopolitica e l’importanza delle radici

di Diego Torre

QUANDO L’OTTUSITÀ DEI VINCITORI NON FA GETTARE LE BASI DI UNA PACE VERA MA INNESCA LE GUERRE NEL FUTURO

Sghignazzavano i francesi nel 1919 vedendo la Germania umiliata. Finalmente la sconfitta di Sedan del 1870 era stata vendicata! Godevano delle condizioni-capestro imposte a quel grande paese; del suo esercito ridotto a poca roba, del suo insolvibile debito di guerra, delle tante terre e popoli che gli venivano sottratti. Al banchetto parteciparono in tanti: Francia, Gran Bretagna, Giappone, Belgio e Cina. Pensavano così di avere costruito la pace, ma sotto le ceneri della guerra covava quel risentimento che Hitler cavalcò per andare al potere con le conseguenze che sappiamo.

L’art. 1 del programma del Partito Nazional Socialista, postulava la formazione “di una Grande Germania che riunisca tutti i tedeschi in base al diritto della autodeterminazione dei popoli“. Era lo stesso diritto che i vincitori applicavano per cancellare gli imperi ottomano, russo e austroungarico ma che negavano alla Germania. Il maresciallo Ferdinand Foch, comandante in capo di tutti gli eserciti alleati sul fronte occidentale, che sconfisse militarmente la Germania, fu buon profeta: «Questa non è una pace, è un armistizio per vent’anni». E così disgraziatamente fu, come del resto la Madonna aveva preannunciato a Fatima.

I vincitori di allora preferirono inferire sul vinto; come faceva Silla. Non seppero essere magnanimi come Cesare. E fu un errore clamoroso che costò decine di milioni di morti vent’anni dopo.

Nel 1991, grazie a Dio, si dissolse l’Unione Sovietica e qualcuno disse che la storia era arrivata al capolinea inaugurandosi l’età d’oro delle democrazie liberali. Quanti godettero dello smembramento dell’URSS, del dilagare della droga fra quei popoli, delle svendite dell’arsenale militare e nucleare, del trionfo della mafia russa!

Ancora una volta l’ottusità dei vincitori non seppe gettare le basi di una pace vera ed ha innescato le guerre del futuro.

Non si lavorò per associare quel grande paese all’Europa, un continente che continua a prendere ordine dagli Stati Uniti d’America; non ci si impegnò per diffondervi quei principi di civiltà da noi tanto declarati (e traditi).

L’Europa di Bruxelles non era e non è un maestro affidabile. La negazione delle radici cristiane, l’oscuramento dell’antropologia cristiana l’hanno resa indigeribile per quei popoli che, nonostante 70 anni di oppressione comunista, sono rimasti legati alle loro tradizioni. E così la Russia ha riscoperto di avere un grande destino, di volere riunire i suoi compatrioti in unico stato, di volere comandare in casa propria.

Al presente non sopporta certamente di avere i missili NATO installati sotto il naso, ai propri confini. Ciò è comprensibile anche se rientra nella più ampia vocazione imperiale di quel paese, delineatasi nella storia sotto regimi diversi.

La geopolitica si prende le sue rivincite e resuscita dalle ceneri della storia riaffermando le sue basi naturali. E le tradizioni dei popoli pretendono ancora rispetto ed attenzione.

Quanto ciò sia strumentale oggi per Putin non lo sappiamo. E’ certo però che solo una visione universale ed imperiale del mondo può garantire la vera pace. Ma la sue basi non sono certo quelle dell’ONU, della NATO, né del globalismo neocapitalista della postmodernità. Quella che va costruita è la «Pax omnium rerum tranquillitas ordinis» (S. Agostino, De Civiate Dei).

Pio XI nella sua prima enciclica Ubi arcano Dei consilio, del 23 dicembre 1922, manifestò il programma del suo pontificato riassumibile nel suo motto “pax Christi in regno Christi“. Cercare altrove la pace è follia.

Addolora che due nazioni profondamente cristiane siano oggi sulla soglia di uno scontro armato. Il Capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchukha, ha da poco ricordato l’apparizione mariana nel villaggio di Hrushiv del 1912: «Ci sarà la guerra. La Russia diventerà un paese senza Dio. L’Ucraina, come nazione, soffrirà terribilmente per 80 anni e dovrà sopravvivere alle guerre mondiali, ma in seguito sarà libera».

Ancora nel 1987, la Madonna apparve alla dodicenne Maria Kyzyn e disse: «L’Ucraina diventerà uno Stato indipendente». E concludeva l’arcivescovo: «Ricordiamo come l’Ucraina è stata resuscitata dalla potenza della grazia di Dio, restaurata la sua statualità, la sua cattolicità, per la quale intere generazioni di nostri predecessori hanno combattuto. E sappiamo che era opera di Dio».

Che la Madonna interceda per le chiese ed i popoli martiri di Russia ed Ucraina!

 

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