Eccellenza, perché imporre ancora ai fedeli un modo di ricevere la Comunione che crea disagio?

di Maria Giacalone

COMUNIONE SULLA LINGUA: DA IERI TERMINATO LO “STATO DI EMERGENZA” NAZIONALE AVREBBE DOVUTO ESSERE RIPRISTINATA. MA ALCUNI SACERDOTI ANCORA NON LA PERMETTONO E, PURTROPPO, ANCHE ALCUNI VESCOVI SEMBRANO INTERPRETARE IN MANIERA A NOSTRO AVVISO SCORRETTA L’INDICAZIONE SULLA RICEZIONE DELL’EUCARISTIA DATA DALLA NOTA CEI SULLA FINE STATO DI EMERGENZA COVID-19

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), con la fine dello “stato di emergenza nazionale”, ha opportunamente pubblicato una “Nota di indicazione” con le nuove regole e suggerimenti per la partecipazione alla Santa Messa.

Sulla distribuzione dell’Eucaristia la CEI ha stabilito che «i Ministri continueranno a indossare la mascherina e a igienizzare le mani prima di distribuire l’Eucaristia preferibilmente nella mano». La precisazione “preferibilmente” equivale a dire che ricevere la Comunione sulla mano ritorna ad essere una opzione libera, non più obbligatoria per il fedele.

Un sacerdote, quindi, da ieri avrebbe dovuto consentire a chi partecipa alla Messa di ricevere la Comunione sulla lingua, essendo una possibilità ammessa dalla CEI per il comunicando. È in pratica il ritorno alla “scelta libera” di riceverla sulla mano o sulla lingua. Chi interpretasse diversamente la Nota della CEI commetterebbe un arbitrio, ricordando anche che nulla è più importante nella vita di un cattolico dell’Eucaristia.

“Preferibilmente nella mano”, significa che quindi la comunione non è più obbligatoria in un solo modo, ma espressione della libera decisione del fedele di riceverla come sarebbe a suo avviso più opportuno e conveniente per molteplici motivi fare, ovvero sulla lingua.

Purtroppo però in un decreto promulgato il 30 marzo dalla mia diocesi di Mazara del Vallo (Trapani), a malincuore ho letto un passaggio sull’assunzione dell’eucarestia che impone ai ministri di continuare a darle soltanto nelle mani.

Mi chiedo: ma se la CEI ha previsto di riceverla “preferibilmente nella mano”, e quindi è libera scelta, perché continuare ancora ad obbligare i fedeli a prendere la comunione nelle mani?

È da due anni che rispettiamo le normative del Governo e della CEI e ci siamo adeguati a tutte le regole, perché imporre ancora ad un fedele che ha desiderio di prendere la comunione sulla lingua un modo di riceverla che gli crea disagio?

Rispetto la decisione del nostro vescovo che stimo, ma non la condivido.

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Eminenza,
sono molto triste, non sono riuscita a capire il comportamento della Chiesa di fronte a questa “cosiddetta” pandemia . Si sono chiuse le Chiese, si è impedito di avere il conforto della Santa Messa, della Santa Comunione, dell’adorazione Eucaristica., si sono vietate le piscine a Lourdes come se Dio ci potesse contaminare. Se non erro durante le epidemie “vere” della peste si portava il Santissimo in processione e ai malati, le piscine di Lourdes hanno sempre accolto malati infetti delle più gravi malattie e nessuno si è mai infettato. Ora io nella mia povera, ma credo,profonda fede ,SO che Dio non mi contaminerà mai. Se poi prenderò qualche malattia, non mi sarà certo stata trasmessa in chiesa , ma vorrà dire che se Dio ha permesso che mi sia ammalata sarà per il mio bene. Sono sempre più convinta come dice il Manzoni ne“I promessi sposi “:“Dio non permette alcun male se non per un bene maggiore”.
Devotamente Le porgo cordiali saluti
Donatella