La comunione in piedi e in mano… ma chi la predilige?


di Pietro Licciardi

INTERPELLATO DAGLI ESORCISTI IL DEMONIO IN PERSONA SVELA QUALCHE RETROSCENA SULLA PRATICA DELLA COMUNIONE SULLA MANO E ALTRE STRAVAGANZE LITURGICHE

Un famoso politico, oggi passato a miglior vita, era solito dire che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Anche chi scrive ha pensato male quando ha detto e scritto che per certa chiesa e certi chierici la pandemia è stata una “occasione da non perdere” per dare un altro colpo alla cattolicità liquidando quelle antiche e tradizionali pratiche di devozione tanto invise a certi paladini di una fede “nuova” e “moderna”, come l’uso dell’acqua santa, le processioni, il mettersi in ginocchio etc.

Da qui l’adozione dei cervellotici protocolli imposti da un sedicente Comitato tecnico scientifico (CTS), nominato da un Governo che, proprio in questi giorni, ha ammesso in qualche modo di non averne azzeccata una, costringendo l’intera nazione a immani e pressoché inutili sacrifici.

Ma se errare è umano, perseverare, specialmente di fronte alla palese inutilità di certi provvedimenti, è stupido o segno di malafede e in questo caso certamente diabolico. Ci riferiamo ovviamente a quelle diocesi, come Milano, che ha addirittura inasprito le regole per la partecipazione alla liturgia e singoli preti che si ostinano a mantenere le acquasantiere vuote, i distanziamenti e altro nonostante lo stesso Governo stia ormai abbandonato le restrizioni una volta costatato il cessato allarme per un virus diventato ormai innocuo. 

A indispettire oltremisura è la reiterata e manifesta disobbedienza a quanto la Chiesa ha sempre affermato attraverso il suo Magistero, la parola e l’esempio dei Papi, i documenti dei vari dicasteri vaticani, ovvero il modo di accostarsi alla Santa Comunione.

La Chiesa infatti non ha mai affermato che la Comunione deve essere presa in piedi e sulla mano ma ha sempre detto che il modo consueto di riceverla è in ginocchio e sulla lingua. La comunione in piedi e in mano è stata una concessione fatta in via eccezionale e a certe condizioni ad alcune conferenze episcopali in quei paesi in cui era forte l’influsso protestante per sanare alcuni abusi che lì si erano diffusi. 

Ebbene, la pratica, che doveva essere una eccezione, in breve tempo si è abusivamente diffusa quasi ovunque ma ciò che è un abuso resta un abuso, anche se è generalizzato. Su questo non ci piove e non ci sono giustificazioni archeoliturgiche o sentimental-teologiche che tengano, pertanto l’insistenza di certi vescovi e preti nel consentire o addirittura imporre la Comunione sulla mano è frutto di ignoranza o malafede. In entrambi i casi ci si espone a un grave rischio in quanto Nostro Signore non mancherà di chieder ragione della disobbedienza e della mancanza di rispetto nei suoi confronti essendo Egli presente in Corpo e Sangue in ciascun minuscolo frammento della particola. 

In questi anni di abuso inoltre è venuta meno, o si è affievolita, nella maggior parte dei fedeli la consapevolezza della reale presenza di Cristo nella particola, il che ha fatto sì che anche la Comunione perdesse la sua sacralità per diventare un gesto poco più che simbolico, al quale accostarsi distrattamente e senza adeguata preparazione, senza osservare il digiuno prescritto e magari senza essersi confessarti. Ebbene, i sacerdoti e i vescovi che hanno imposto o tollerato tale pratica, anche solo per superficialità o quieto vivere, dovranno certamente rispondere anche per tutte quelle anime che, fuorviate dall’esecrabile andazzo, hanno perso di vista il significato e la sostanza di ciò che costituisce il cuore della nostra fede.

Ci rendiamo purtroppo conto che non c’è peggior sordo ci chi non vuol sentire e di chi è troppo orgoglioso e superbo per ascoltare altre ragioni se non le proprie. In questo caso ai veri fedeli gioverebbe comportarsi come i francesi al tempo della Rivoluzione, che abbandonarono in massa preti e parrocchie in cui i sacerdoti giurando fedeltà alla Costituzione giacobina tradirono la Chiesa di Roma.

A chi ancora nutrisse dubbi sulla reale portata del modo odierno di fare la Comunione e su altre stravaganze liturgiche, ritenendo magari che tanta insistenza nel voler tornare alla tradizione non sia che una fissazione da beghine, consigliamo di parlare con qualche esorcista per farsi dire da lui cosa pensano i demoni dell’attuale modo di comunicarsi. In alternativa consigliamo la lettura di un illuminante articolo, nel quale sono riportate le parole del diavolo nel corso di una serie di esorcismi impartiti ad una giovane tedesca, Anneliese Michel, posseduta tra il 1975 e 1976, la cui storia è stata narrata nel film L’esorcismo di Emily Rose, diretto nel 2005 da Scott Derrickson, presentato al Festival di Venezia e più volte trasmesso in Italia da Mediaset.


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