Una nuova luce sulle azioni del fascista che salvò 30 ebrei dal rastrellamento

Una nuova luce sulle azioni del fascista che salvò 30 ebrei dal rastrellamento

di Matteo Pio Impagnatiello

“IL PREFETTO ROCCHI E IL SALVATAGGIO DEGLI EBREI”

Da qualche settimana è disponibile nelle librerie italiane “Il prefetto Rocchi e il salvataggio degli ebrei” (Mursia, 150 pagine, euro 15) del saggista e storico Stefano Fabei.

Armando Rocchi, fascista, da prefetto di Perugia salvò una trentina di ebrei impedendone di fatto con le sue azioni il rastrellamento, prova ne sia che alcuni di loro testimoniarono poi in suo favore durante il processo che, dopo La Liberazione, lo vide condannato per crimini di guerra.

In pochi sanno che tra il 1943 e il 1944 il prefetto fascista di Perugia, per salvare dalla deportazione, pretesa dai tedeschi, circa trenta ebrei, italiani e stranieri, li internò, d’accordo con il questore Baldassarre Scaminaci, prima a Villa Ajò e all’Istituto magistrale, quindi al Castello Guglielmi dell’Isola Maggiore sul lago Trasimeno, affidandoli al controllo del seniore della Milizia Luigi Lana e dei giovani ausiliari ai suoi ordini. In questo modo Armando Rocchi creò i presupposti per la loro liberazione. Disse: «Io invio tutti gli ebrei a Villa Guglielmi per il loro bene, so quello che faccio… il tempo vi farà capire che ho ragione di fare così… io non verrò mai a trovarvi, ma veglierò su di voi tutti».

La notte del 12 giugno tre o quattro ebrei fuggirono con alcune guardie scopertesi partigiani. Altri ventidue raggiunsero Sant’Arcangelo, dove erano appena arrivati gli inglesi, nelle notti del 19 e del 20 giugno 1944, grazie a don Ottavio Posta.

Il parroco dell’isola, riconosciuto nel 2011 Giusto tra le Nazioni, con il poliziotto Giuseppe Baratta e con l’assenso del capo delle guardie, ne organizzò il traghettamento affidato a quindici pescatori.

Nell’introduzione lo storico Franco Cardini scrive: “Stefano Fabei appartiene alla piuttosto ristretta cerchia di studiosi che, grazie al loro credito e alla loro comprovata probità scientifica, ha saputo guadagnarsi sul campo quel rispetto e quella considerazione che in linea di principio dovrebbero venire riconosciuti a tutti coloro che dimostrano di possedere gli strumenti della ricerca storica. E con la qualità, la quantità e la mole dei suoi lavori ha dimostrato – senz’ombra di vis polemica e senza volontà provocatoria di sorta – di saper portare avanti con coraggio quelli che il Poeta ha definito «invidïosi veri». È questo il caso, ancora una volta, della vicenda di Armando Rocchi, che Fabei racconta con la consueta accurata attenzione alle fonti: un pubblico funzionario, un soldato, un uomo consapevolmente schierato sul piano politico e non esente da responsabilità anche gravi, che tuttavia ha saputo dimostrare almeno in un episodio della sua esistenza che cosa sia, non già la «banalità del male» e nemmeno la «banalità del bene» (il bene non è mai banale), bensì la possibilità di un coraggio più ammirevole perché, in certe situazioni, esso è un dovere dell’uomo probo: costi quel che costi, e sovente il costo in questo genere di cose è salato“.

Giovedì 21 aprile 2022, alle ore 21, “Il prefetto Rocchi e il salvataggio degli ebrei – Perugia-Isola Maggiore sul Trasimeno 1943-1944”, sarà presentato in diretta on line alla presenza dell’autore Stefano Fabei.

All’evento, organizzato dalla Unidolomiti, parteciperanno Gherardo Marenghi, docente presso l’Università degli Studi di Salerno; Francesco Carlesi, presidente dell’Istituto Stato e Partecipazione e Daniele Trabucco, docente presso Indef di Bellinzona.

La presentazione del libro di Fabei sarà l’occasione per conoscere in maniera più approfondita la figura del prefetto Armando Rocchi, che salvò dalla deportazione circa trenta ebrei. Attraverso le numerose testimonianze e documenti riportati nel libro, l’autore getta nuova luce sui fatti accaduti nel periodo 1943-1944. Memorialistica e storiografia di parte non hanno certamente aiutato a ristabilire la verità, avendo fornito una narrazione a senso unico, quella dei vincitori.

Per partecipare all’iniziativa, è necessario chiedere il link scrivendo a universita@unidolomiti.it oppure telefonare al seguente numero: 379-1075715.

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