Crediamo davvero che Gesù Cristo è risorto dai morti? 


di Giuliva di Berardino

RIFLESSIONI SULLA PASQUA

Crediamo davvero che Cristo è risorto dai morti?

Se ci fermiamo a contemplare gli episodi del Vangelo che nell’Ottava di Pasqua ci vengono presentati dalla liturgia, siamo continuamente spinti a considerare questo interrogativo che si insinua nel profondo del nostro cuore, soprattutto davanti alla  carrellata di episodi e di testimonianze che i primi seguaci di Gesù ci hanno trasmesso e che raccontano i loro incontri con Gesù Risorto.

In questi testi di apparizione del Risorto si presenta ai discepoli un Gesù diverso da quello che loro stessi avevano conosciuto, seguito e visto morire nei giorni precedenti alla Risurrezione, un Gesù glorioso, luminoso, spesso però difficile da riconoscere. È come se il Vangelo ci annunciasse un Gesù Risorto presente, glorioso, ma nascosto. È così che si apre in noi un interrogativo: se è stato così difficile per i suoi primi seguaci accogliere la verità della Risurrezione, perché tante volte noi lo diamo per scontato? Perché noi non ci fermiamo a capire cosa sia davvero successo a queste persone che ci hanno trasmesso le testimonianze sulla Risurrezione?

Forse non crediamo davvero alle loro testimonianze, ma non ci soffermiamo a cogliere quanta difficoltà emerge da parte di questi testimoni, a partire semplicemente dalla lettura dei testi evangelici che ce li raccontano. Pensiamo alla testimonianza di Maria di Magdala (Gv 20), dei discepoli di Emmaus (Lc 24), delle donne al sepolcro (Mc 16 e Mt 28) e di Pietro (Gv 20,6).Oggi però forse non è cambiato molto neppure per noi: anche noi come Maria, come Pietro, come i discepoli di Emmaus non riusciamo a riconoscere il Risorto, non riusciamo a credere davvero che Cristo è risorto.  Viviamo in un mondo in cui purtroppo si generano ancora conflitti, in cui è ancora tanto difficile vivere davvero la libertà e la fraternità che la fede in Dio ci chiede e ci mostra come possibile.

Eppure, lo possiamo ammettere, la nostra fede non dipende solo dalla sensibilità esterna che ci coinvolge più o meno in modo personale, ma dalla nostra pura e semplice adesione a Cristo e alla sua vita offerta per noi, alla sua Risurrezione vissuta per noi.

L’evento della Risurrezione è un annuncio di fede, un annuncio che può suonare agli orecchi di chiunque lo ascolti o come una provocazione o come un travolgente richiamo a quella nostalgia di vita, che dal di dentro ogni essere umano porta nel cuore. Il desiderio di una vita libera, svincolata dai lacci nei quali spesso tutti ci troviamo avvolti dalle situazioni più o meno dure che la vita ci pone innanzi di giorno in giorno e che appesantiscono la nostra esistenza. Cristo è risorto è il grido che genera vita nuova, che spezza i legami della morte, che libera in noi una possibilità nuova di vita, non più oppressa dal male e dalla morte. 

La liturgia bizantina del giorno di Pasqua, esattamente nel Canone di  G. Damasceno, Ode I, canta queste parole: «Il Cristo è risorto dai morti, con la sua morte calpestando la morte e ai morti nei sepolcri donando la vita. Risorgendo dalla tomba, come aveva predetto, Gesù ci ha donato la vita eterna e la grande misericordia!». 

Tutti coloro che credono nella Risurrezione vivono della Pasqua di Cristo, perché, immersi nel mistero della sua morte e risurrezione, si rivestono di una speranza certa: l’appartenenza alla vita stessa del Risorto che inaugura in noi il desiderio autentico e profondo di una novità di vita, di una novità di esistenza anche su questa terra, talmente forte da trasformare il nostro cuore, la nostra mente, il nostro tendere verso le cose di quaggiù, attirandoci verso le cose di lassù. Come scrive Sant’Agostino, è proprio questo nostro tendere alla “bellezza così antica e così nuova” (Confessioni, X, 27,38) che ci fa sperare, ci fa cantare, ci fa esultare di gioia, perché credere che Cristo è risorto dai morti vuol dire dare la possibilità a Dio di ricreare in noi l’immagine bellissima, incorrotta e luminosa del Signore della vita, che vince la morte. Credere che Cristo è risorto significa credere che tutto può ricominciare, che il male non ha l’ultima parola, che l’offesa, l’oltraggio, l’insulto, le persecuzioni, non hanno potere sulla nostra vita e sulla vita del mondo.

Risorgere è un atto di silenzio, un evento che si può solo accogliere nel silenzio che dà origine alla vita. È credere nella speranza che ogni uomo e ogni donna porta dentro il proprio cuore, il grido di una gioia che non si arrende alla morte, ma che desidera vivere. Non vivere ancora, ma vivere di nuovo. Vivere a partire dalle macerie, dalle rovine, dai resti di distruzione, dalle piaghe di una crocifissione: vivere di nuovo. Non vivere nonostante tutto, ma ricominciare tutto. Cristo è risorto! È la nostra fede, la nostra forza, la nostra speranza. 

Scrive Massimo di Torino, al Sermone 53,4, una delle sue omelie del santo giorno di Pasqua: “In questo santo giorno tutti dobbiamo esultare. Nessuno si sottragga alla comune letizia per il rimorso dei peccati, nessuno si allontani dalle comunitarie suppliche per il peso dei delitti! Per quanto sia peccatore, in questo giorno non deve disperare dell’indulgenza; perché c’è a suo conforto un precedente illustre; se un ladrone ha meritato il paradiso, un cristiano non meriterebbe il perdono? E se a quello il Signore perdonò dalla croce, molto più perdonerà a questi nella risurrezione; e se nella umiliazione della passione tanto donò a chi si confessava peccatore, quanto darà a chi supplica nel dì glorioso della risurrezione? Come ben sapete, si è più disposti a conceder favori nel giorno felice del trionfo che nella prigionia e nella pena.”

Se solo noi cristiani credessimo davvero che Cristo è risorto, saremmo un segno di pace per tutta l’umanità, saremmo tutti come Maria Maddalena, al mattino di Pasqua, che corre a portare l’annuncio della pace e della gioia, l’annuncio di misericordia che copre la terra e che può essere accolto da tutta l’umanità: la morte è vinta, tutti possiamo rinascere dall’alto, tutti possiamo entrare in una vita nuova, tutti possiamo ricominciare.

Questa è la nostra fede! Nessuno si senta escluso da questa grande speranza, nessuno più dubiti della misericordia di Dio che ci è stata annunciata  al mattino di Pasqua. Nessuno dubiti della salvezza e della vittoria di Cristo, ma accogliamo la fede nella Risurrezione e diventeremo anche noi apostoli, cioè inviati a portare la pace e la speranza di un nuovo inizio. 

Meditiamo, allora, l’inno XL che Romano il Melode scrive presentando il grande mistero del mattino di Pasqua, richiamandoci con le sue parole a meditare la testimonianza di risurrezione che ci offre la donna scelta da Gesù come prima testimone della sua Risurrezione, Maria Maddalena: 

Corri presto, Maria, a radunare i miei discepoli. Ho in te una tromba dalla voce potente: suona un canto di pace alle orecchie timorose dei miei amici nascosti, svegliali tutti come dal sonno perché mi vengano incontro con le fiaccole accese. Va’ a dire loro: «Lo sposo si è destato, uscendo dalla tomba, e trascinando ogni cosa dalla morte alla vita. Scacciate, apostoli, la tristezza mortale, poiché si è ridestato Colui che offre agli uomini caduti la risurrezione». 

 


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