In Gesù il modello e la fonte dell’amore

di don Ruggero Gorletti

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO DI DOMENICA 15 MAGGIO 2022 – V Domenica di Pasqua

Dal vangelo secondo san Giovanni (13, 31-33a. 34-35)

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». 

COMMENTO

Il brano di Vangelo di oggi ci riporta al momento dell’ultima cena, quando i discepoli sono raccolti con Gesù nel cenacolo. A prima vista sembra un brano di Vangelo complicato e poco chiaro, in realtà ci dice una cosa molto semplice: che la glorificazione di Gesù è avvenuta sulla croce. Gesù ha ricevuto la sua gloria facendosi uccidere per noi, come vittima di espiazione per i nostri peccati. La glorificazione di Gesù e la sua passione sono strettamente legate. Il vangelo ci dice infatti: «ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in Lui», e ce lo dice in un momento ben preciso: quando Giuda ha lasciato il cenacolo ed è andato dai capi dei Giudei a mettersi d’accordo per consegnare loro Gesù. Qui inizia la glorificazione di Gesù, paradossalmente nel momento in cui inizia il momento di maggiore sofferenza della sua vita terrena, che lo condurrà ad una morte infamante e dolorosa.

La glorificazione non avviene solo tramite la croce: alla croce segue la risurrezione. Ma comunque Gesù già nella passione e morte ci mostra la sua gloria, che è la gloria dell’amore. La croce mostra l’amore immenso, totale, definitivo di Gesù per il Padre e per gli uomini, per ciascuno di noi. Gesù ci mostra come si ama: Egli ama con tutto se stesso. Ama il Padre in modo pieno e perfetto, compiendo fino in fondo la sua volontà, e ama fino in fondo l’umanità, dando la sua vita per gli uomini.

Proprio in questo momento, nel momento in cui annuncia che se ne andrà da questo mondo, Gesù lascia ai suoi discepoli, a noi, il comandamento dell’amore. Ci dice che è un comandamento nuovo. Perché è nuovo? Già nell’Antico Testamento Dio aveva espresso il comandamento dell’amore. Nel Levitico, l’antico libro della Legge del Vecchio Testamento, si dice infatti: «ama il prossimo tuo come te stesso». Dove sta allora la novità? Sta nel fatto che Gesù ci comanda di amarci come Lui ci ha amati. Noi troviamo proprio in Gesù il modello e la fonte dell’amore. È un amore completo, definitivo, in grado di trasformare le circostanze negative e gli ostacoli in occasioni per progredire nell’amore. Quando l’amore è fondato su noi stessi, prima o poi mostra i suoi limiti, si esaurisce. Quando è fondato su Dio è sempre nuovo, è sempre forte.

L’amore richiede sacrificio. Nulla di bello e di grande si costruisce senza sacrificio. Ce lo ricorda la prima lettura, quando Paolo e Barnaba esortavano i fedeli, da poco convertiti alla fede cristiana, a rimanere saldi nella fede, perché per entrare nel regno di Dio occorre sopportare molte tribolazioni. La fede cristiana è bella, da gioia, ma richiede sacrificio. Occorre spesso rinunciare a ciò che a prima vista sembra allettante, naturale, piacevole. Occorre talvolta accettare di soffrire. Anche a Gesù è successo lo stesso.

Non abbiamo timore di rinunciare a qualcosa, anche a molto, per il Signore. La seconda lettura ci da una descrizione, pur limitata e per immagini, di ciò che ci aspetta se sappiamo rimanere fedeli al Signore: la Gerusalemme eterna è un’immagine del Paradiso, della gioia eterna. I cieli e la terra sono nuovi, perché il dolore e la morte non troveranno più posto: il mare, che nella Bibbia è simbolo del male, non c’è più. Tutte le lacrime saranno asciugate e il dolore, il lamento, l’affanno, la morte saranno solo cose passate. Non sono fantasie, è la realtà che il Signore vuole donarci se solo lo vogliamo, se accettiamo e ricambiamo il suo amore, se accettiamo di fare la sua volontà. Non abbiamo timore di rimanere saldi nella fede e fedeli al Signore, anche quando questo significa accettare limitazioni, sacrifici, sofferenze, tribolazioni. Gesù non ci lascia soli nella sofferenza e nella rinuncia, Egli stesso ha percorso questa strada e non cessa di accompagnarci e di starci vicino, e quello che il Signore vuole darci è molto di più di quello che ci chiede.

 

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