Il “CVAV”: parole che oscurano la realtà (e la coscienza)

di Marisa Levi

LA NEO LINGUA ORWELLIANA PARTORISCE “CONGEDO VOLONTARIO E ACCOMPAGNATO DALLA VITA” PER DEVIARE L’ATTENZIONE DAL TERMINE “SUICIDIO ASSISTITO”

Hanno cominciato con l’aborto, chiamandolo IVG, interruzione volontaria della gravidanza, oscurando quindi la presenza di quell’essere umano concepito che è il presupposto per parlare di gravidanza. Così si nasconde il fatto che si sta sopprimendo un essere umano.

Hanno continuato con la PMA, procreazione medicalmente assistita, oscurando la consapevolezza che nella maggior parte dei casi si tratta di fecondazione in vitro, che fa del concepito un prodotto, e che provoca la perdita di quasi il 90% degli embrioni impiantati in utero.
(Quando però volevano far passare la nutrizione e l’idratazione per trattamenti sanitari sospendibili, non parlavano di nutrizione assistita, ma artificiale, o addirittura “forzata”.)

Il termine “sesso assegnato alla nascita”, che esprime correttamente la situazione di una piccolissima percentuale di neonati nei quali, per anomalie dello sviluppo dei genitali, l’attribuzione del sesso può essere incerta, si cerca ora di utilizzarlo per tutti, per far passare l’idea che il sesso non abbia alcuna base biologica, ma ciascuno se lo possa scegliere.

La legge sul suicidio assistito in discussione al Senato si intitola “Morte volontaria medicalmente assistita”, ma evidentemente questo ad alcuni non basta, perché rimane l’idea che ci si serve della medicina per dare la morte invece che per curare.

Su Facebook ho visto la proposta di un nuovo acronimo: CVAV “congedo volontario e accompagnato dalla vita”, perché “C’è qualcosa di torvo e di violento, e anche di subdolamente “giudicante”, in quella parola (suicidio) che contiene in sé l’idea dell’uccisione, e dunque della peggiore delle sopraffazioni possibili (in questo caso del soggetto su sé stesso con la collaborazione d’altri).”

Quindi togliamo anche l’ombra dell’idea che si sta parlando di farsi aiutare nel darsi la morte, utilizzando farmaci per sopprimere invece che curare: no, che cosa volete che sia… un semplice congedo in compagnia.

 

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