La non-conversione attira le maledizioni di Dio


di Padre Giuseppe Tagliareni*

“SE NON VI CONVERTITE MORIRETE TUTTI ALLO STESSO MODO” (LC 13,5)

Il Vangelo è soprattutto annunzio del Regno di Dio, un Regno di pace e di giustizia, dove si vive di amore filiale e fraterno, dove Dio si fa conoscere e possedere, dove tutti gli eletti saranno consolati da Dio stesso, come fa una mamma con il figlioletto piangente e messo sulle sue ginocchia. Gesù è venuto per questo: annunziare il Regno di Dio e aprirlo agli uomini mediante il suo Sacrificio della croce. È un dono di valore inestimabile: è lo scopo per cui siamo stati creati: essere felici con Dio in eterno, condividere la sua gioia, partecipare alla sua vita divina, ricevere in pienezza il suo Spirito Santo, che ci immerge nell’abbraccio di Dio. Il Regno esiste davvero, come è vero che esiste Dio e Gesù ne è il Re. Egli lo ha proclamato davanti a Pilato, ricevendone la condanna a morte per istigazione dei Giudei. Gesù lo sapeva bene, ma ha voluto rendere l’estrema testimonianza del sangue, pur potendo negare tutto e salvarsi la vita. Egli ha professato la verità, chiamando tutti a credere al suo Regno che verrà.

Gesù un giorno verrà sulle nubi del cielo proprio ad instaurare il suo Regno. Egli giudicherà i “vivi” e i “morti”, cioè dividerà quelli che sono suoi (i viventi nella grazia di Dio) da quelli che appartengono a Satana (i morti nello spirito) e darà finalmente il Regno ai Santi di Dio (cfr. Dan 7,18.22 ); scenderà la Gerusalemme del cielo, la città diletta, non fatta da mano d’uomo e gli eletti di Dio ne avranno il possesso, come descrive l’Apocalisse nei suoi ultimi due capitoli. È vero che vi sono tanti simboli e allegorie, ma nessun credente può dubitare della verità del Regno di Dio. Davide e tutti i profeti lo hanno predetto; Gesù stesso lo ha confermato; il Padre dei cieli lo ha intronizzato. Ma non è stato ancora realizzato sulla terra: lo chiediamo nella preghiera del “Pater” e siamo sicuri che si realizzerà presto, perché i tempi sono maturi.

La prima cosa che bisogna fare per entrare nel Regno di Dio è convertirsi e cioè rivolgere sguardi e cuore al cielo, a Dio, a Gesù e alle sue promesse, lasciando il peccato e tutto ciò che ci attacca ai beni terreni, che tanto producono di affanni, litigi, ruberie, lotte e guerre fratricide. Chi dà il cuore a Dio si salva, entra nella libertà di spirito e nella povertà evangelica, si dispone alla sequela di Cristo obbediente al Padre, accetta la propria croce quotidiana, affronta i sacrifici richiesti finanche la morte violenta, come hanno fatto tutti i martiri. Chi invece, non si converte a Dio, rimane attaccato ai beni terreni, alle logiche di potere, di possesso e di piacere: il piacere degli occhi, l’avidità delle ricchezze, il successo, la vanagloria, le soddisfazioni della carne e del sangue: tutte cose che s’impastano col peccato in tutte le maniere e portano a calpestare tutti i Comanda-menti di Dio.

La non-conversione attira le maledizioni di Dio, poiché Egli ci ha creato per Sé e non per Satana. Ora, chi si dimentica di Dio perde il Suo timore, si indurisce nel peccato e si allea col Maligno, anche se non lo sa. Di lui condivide la sorte, che è la maledizione: prima nel tempo e poi nell’eternità. Questo può avvenire ai singoli o ad intere città. Sodoma e Gomorra, a causa dell’indurimento nel peccato impuro contro natura furono sommerse da una pioggia di fuoco e zolfo, a perenne monito delle generazioni future.

Gesù richiamò questo fatto, quando rimproverò alcune città galilee che rifiutarono di convertirsi (Corazim, Betsaida, Cafarnao: (cfr. Mt 11,20-24): facendo un peccato peggiore di quelli di Sodoma, che non ebbero la sorte di conoscere Cristo e di vedere le sue opere e i suoi miracoli.

Un giorno a Gerusalemme avvenne un fatto di sangue: Pilato fece circondare un gruppo di galilei venuti per il culto e li fece uccidere, trattandosi di nemici di Roma. Un tale ne riferì notizia a Gesù. Egli rispose: “Credete voi che questi galilei fossero più peccatori degli altri galilei? No vi dico. Ma se non vi convertite, morirete tutti allo stesso mondo”. E aggiunse: “Credete voi che quei diciotto su cui rovinò la torre di Siloe e morirono fossero più colpevoli di tutta Gerusalemme? No, vi dico. Ma se non vi convertite morirete tutti allo stesso modo” (Lc 13,1-5). Tutti vuol dire peccatori e non, piccoli e grandi, uomini e donne, vecchi e bambini: se non vi convertite, morirete di morte violenta o prematura: crolli, guerre, terremoti, pestilenze, etc. In altre parole, Dio non vi proteggerà, perché non ne siete degni, facendo della vostra città un luogo dove regna il peccato e la maledizione.

Quando Abramo seppe da Dio che era deciso il divino castigo su Sodoma a causa del gran numero dei suoi peccati, egli cercò d’intercedere e chiese di salvare quella città per rispetto delle persone “giuste” che in essa si trovassero. Dio, nella sua misericordia, fu disposto a concedere grazia a tutta la città se almeno vi fossero stati dieci giusti. Purtroppo non se ne trovarono e la città fu distrutta. Questo fa capire quanto può essere preziosa la presenza di persone sante in una città per la sua stessa sopravvivenza; ma fa pure capire che se quasi tutti gli abitanti sono pervertiti, allora le sventure si moltiplicano e il divino castigo è prossimo. Questo ha lo scopo di estremo richiamo alla conversione: chi sotto i colpi del castigo si converte anche in extremis sarà salvato. È detto infatti, “Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato” (At 2,21). Il nome che salva è Gesù.

Il mondo di oggi purtroppo è pieno di delitti di ogni genere, che si fanno sempre più gravi e numerosi: aborti, omicidi, adulteri, divorzi, furti, idolatrie, sacrilegi, ingiustizie, suicidi, pedofilia, ateismo, bestemmia, etc. Si nega Dio e la sua Legge, si giustifica il peccato e anzi ci se ne vanta. “È inevitabile che vi siano scandali”, ha detto Gesù, “ma guai al mondo per gli scandali” (Mt 18,7). La mano della divina giustizia si fa pesante nel mondo: pestilenze, carestie, terremoti, maremoti, cicloni, Aids, tumori maligni, infertilità, etc. A questo si aggiunga: instabilità politica, recessione economica, guerre continue, confusione e caos come a Babele, schiavitù come a Babilonia, chiese deserte o svendute per altri usi, apostasia, invasione islamica, dipendenza da padroni crudeli, fallimenti a catena, morti disgraziate, infiniti disagi sociali e violenze: vere maledizioni divine.

Ciò che salva singoli, famiglie e città è la conversione a Dio e a Gesù. Indispensabile è la presenza di molti “giusti”, persone sante e timorate di Dio che pregano e offrono sacrifici per i peccatori. Ad Alexandrina Maria Da Costa, una mistica portoghese che subì molte pene della Passione di Gesù, egli le rivelò un giorno: “Per amor tuo non permetterò che il Portogallo entri in guerra” (la Seconda Guerra Mondiale). E così fu: al Portogallo fu risparmiata quella tremenda tribolazione di stragi e distruzione, fame e lutti, deportazione e decimazione. Anche oggi c’è fortissima necessità di Santi, altrimenti sarà la fine. La santità non serve solo per guadagnarsi il cielo, ma anche per beneficare la terra, anche solo allontanando i divini flagelli. La Santa Messa e le sante preghiere mariane possono impetrare la salvezza di tutta l’umanità.

 

 

 

 

* Padre Giuseppe Tagliareni
(29 luglio 1943 – 25 gennaio 2022),
è il fondatore dell’Opera della Divina Consolazione


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