Sei mesi e la guerra continua. Ecco cosa dobbiamo aspettarci

Sei mesi e la guerra continua. Ecco cosa dobbiamo aspettarci

di Pietro Licciardi

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MIRKO CAMPOCHIARI, COLLABORATORE DI LIMES E ANALISTA STORICO-MILITARE FA IL PUNTO SUL CONFLITTO RUSSO-UCRAINO, ARRIVATO AD UN SANGUINOSO STALLO

Considerata l’inaffidabilità dei nostri media, più inclini alla propaganda che alla informazione, InFormazione cattolica ha intervistato Mirko Campochiari, – collaboratore della rivista Limes e analista storico-militare, argomento che tratta anche sul suo canale youtube “Parabellum” – per cercare di capire come realmente sta andando il conflitto russo-ucraino.

Campochiari, a sei mesi dall’inizio dell’invasione russa qual è la situazione sul campo?

«I due eserciti sono esausti dopo sei mesi di guerra e le loro capacità di proiezione di forza sono molto limitate. I russi perché hanno condotto la prima fase della guerra in maniera scellerata in quanto si aspettavano di poter dare un calcio alla porta per far crollare l’intera Ucraina ma evidentemente le informazioni dei loro servizi segreti erano sbagliate. Questo era il loro piano A e non ha funzionato ma quanto pare non avevano un piano B e questo spiega sia la precipitosa successiva ritirata dal nord sia l’impiego di così pochi uomini. E’ impensabile voler invadere un paese così vasto con soli 190mila uomini. Nella seconda fase pertanto i russi hanno dovuto limitare l’area delle operazioni spostandosi in Dombas e nella zona a sud-est dove però non stanno avvenendo grandi avanzate. La prima fase della guerra è stata molto dispendiosa per i russi dal punto di vista materiale e morale mentre gli ucraini sono riusciti a conservare meglio le loro forze. Non è stato così nella seconda fase, quella attuale, in cui gli ucraini si sono trovati a dover difendere a tutti i costi Severodonestk per una decisione più politica – essendo l’ultima città del Lugansk – che militare. Al momento vi è una fase sostanziale di stallo, in cui la guerra sembra aver assunto i caratteri del primo conflitto mondiale, con piccolissime avanzate e massiccio uso di artiglierie, con enorme dispendio di munizioni»

Ci possiamo aspettare operazioni militari di rilievo?

«Secondo me entrambi gli eserciti non sono in grado di montare offensive, anche se nei giorni scorsi abbiamo saputo di una nuova offensiva ucraina, di cui si parlava fin da Maggio. L’esercito di Kiev non ha abbastanza carri armati, blindati e artiglierie per poterle fare. Nel migliore dei casi possono cercare di mandare via i russi da Kerson, visto che stanno abbattendo i ponti che servono a rifornire le truppe in città ma anche se ci riescono poi, senza ponti, non potrebbero proseguire oltre. Comunque sarebbe una vittoria parziale da far valere alla vigilia della sospensione delle operazioni a causa delle piogge autunnali».

Quindi la Crimea è destinata a rimanere russa…

«Benchè Zelensky abbia detto che la guerra è iniziata in Crimea e finirà in Crimea di fatto c’è una rinuncia implicita, perché distruggendo i ponti una riconquista diventa impossibile»

Detto tutto questo l’Ucraina può ancora vincere la guerra?

«La volontà degli ucraini di ricacciare i russi non manca. Bisogna vedere se gli europei e gli americani hanno voglia di continuare a rifornirli all’infinito. Gli equipaggiamenti inviati fino a oggi sono stati quasi tutti consumati e ultimamente mi sono occupato di quantificare le truppe ucraine che si stanno addestrando in Occidente per vedere se possono fare la differenza. Si tratta di 10-15 mila uomini, sufficienti per una piccola offensiva ma non sono determinanti per cambiare la qualità di un esercito di un milione di uomini come dice Zelensky. C’è anche il rischio che se impiegate queste truppe vengano decimate, e dopo? Sarebbe più saggio usarle per ottenere una piccola vittoria, arrivare all’inverno e usare gli uomini per addestrarne altri e aspettare una nuova ondata proveniente dai campi di addestramento in Polonia, Svezia, Inghilterra… C’è anche l’ulteriore problema che tutto l’equipaggiamento di epoca sovietica è stato consumato e quello che la Nato fornisce è di tipo occidentale, che gli ucraini non sanno usare. Per metterli in condizione di farlo occorrono almeno sei mesi»

A quanto pare quindi la guerra dovrà durare ancora a lungo. Cosa potrebbe portare ad una svolta del conflitto sul piano militare e diplomatico?

«Sul piano diplomatico ho postulato una teoria che, confesso, non è delle più felici: meglio una cattiva pace che una guerra giusta. Se i russi per sfinimento decidessero per un armistizio molti paesi spingerebbero l’Ucraina ad accettare e questa soluzione momentanea rischierebbe di diventare permanente perché temo che i nostri politici e quelli di altri paesi tornerebbero a casa dicendo: vi abbiamo dato la pace, li abbiamo fermati, il prezzo del gas è diminuito; e se gli ucraini tornassero a cercare di riprendere il loro territorio passerebbero dalla parte del torto, ovvero di quelli che vogliono continuare la guerra. Io temo molto un disgregamento della classe politica piuttosto che una soluzione militare».

Adesso una domanda da un milione di dollari: queta guerra si poteva evitare?

«Secondo me si, se gli Stati uniti, più che l’Europa, avessero garantito uno stato ucraino neutrale. L’Ucraina sarebbe potuta entrare nella Ue ma senza l’istallazione di basi militari. Un po’ quello che avvenne con l’Austria, che decise di non stare né con la Nato, né col Patto di Varsavia. E’ una soluzione che ha funzionato; anche la Finlandia è riuscita a convivere fino ad oggi con un ingombrante vicino»

Dunque cosa è andato storto?

«L’Europa non è uno stato ma un continente e mettere d’accordo tutti i suoi membri sulla stessa visione geopolitica è molto, molto difficile. E’ il motivo per cui la Russia quasi non parla con gli europei ma hanno come interlocutori gli americani. I russi vogliono farsi riconoscere come potenza alla pari, anche se militarmente non è assolutamente così, e questa sta diventando una guerra per procura, dove in realtà c’è un paese che vuole farsi riconoscere una sfera di influenza che ritiene oltraggiata dall’Occidente, l’Europa che è quasi un non interlocutore e l’America che preferisce aiutare gli ucraini a continuare la guerra sfruttando il guadagno che sia qualcun altro, magari l’Europa, a occuparsi della Russia, mentre loro tengono a bada il loro vero avversario che è la Cina».

 

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