La sinistra ha perso, ma i cattolici non stanno bene (specie se si affidano ai cespugli)

di Pietro Licciardi

A URNE APPENA CHIUSE L’AMARA CONSTATAZIONE DELLA SCARSA COESIONE DEL VOTO CATTOLICO

Questo commento sulle elezioni politiche di domenica 25 Settembre è scritto “a caldo”, quando ancora non sono disponibili i risultati definitivi, anche se appare ormai certa la vittoria del centro-destra. Sicuramente e per fortuna nostra e dell’Italia sembra che la sinistra abbia subito una sonora e meritata batosta. Essa paga lo scotto di una gestione dissennata della cosiddetta pandemia, in cui ha mostrato la sua vera natura illiberale e totalitaria, ma anche il fatto di vivere ormai in un iperuranio immaginario fatto di “nuovi” e fantomatici diritti, completamente avulsa e distaccata dalla vita reale e concreta delle persone e dei lavoratori, completamente abbandonati a sé stessi e in balia delle logiche economiche e finanziarie di quei “poteri forti” davanti ai quali la sinistra si è prostrata a mo’ di zerbino.

C’è da stare certi che anche dopo questo risultato elettorale nessuna seria autocritica sarà fatta. La sinistra preferirà dare la colpa al “fascismo” e al “populismo” montante nel Paese e in Europa, alla scarsa capacità di comunicare il proprio programma, al popolo bue e ignorante che ancora una volta ha dimostrato di non meritare il voto e chissà cos’altro.

I sinistri infatti sono i buoni, i democratici, i perfetti e i soli legittimati a guidare le masse; sono l’avanguardia progressista deputata a guidarci verso il radioso sol dell’avvenire. Ebbene, lasciamoli da oggi alle loro illusioni.

A noi, che siamo cattolici e perciò realisti, basta e avanza che il centrodestra possa almeno rallentare la tragica marcia verso quel declino morale e materiale verso cui l’Italia si è da tempo incamminata.

Le emergenze le conosciamo tutti: declino demografico, freno alla immigrazione incontrollata di clandestini che rischia di sconvolgere gli equilibri culturali e sociali, come sta già avvenendo nel resto d’Europa, stop alla deriva eutanasica, arginare l’arrogante invadenza dell’ideologia gender che cerca di penetrare negli asili e nelle scuole per sdoganare la pedofilia, stop liberalizzazione della droga… Per quanto riguarda l’economia e la politica estera purtroppo sappiamo da un pezzo che l’Italia non è più una nazione sovrana; dunque su questo il margine di manovra è quasi nullo per qualsiasi governo, bianco o rosso che sia.

Purtroppo però queste elezioni hanno visto un altro sconfitto: l’elettorato cattolico.

I cattolici sono ormai quattro gatti, due o tre dei quali, malamente formati e guidati dai loro “pastori” sono stabilmente collocati a sinistra. Dei due che restano almeno uno è rimasto alla finestra a guardare o è caduto nella rete dei partitini da zerovirgola il cui unico risultato è stato disperdere un voto prezioso. Prezioso, si badi bene, non per le sorti dell’Italia, sul quale possiamo farci poche illusioni, anche se la speranza è sempre l’ultima a morire, ma per la presenza in politica dei cattolici.

A sinistra i cattolici, se ci sono, sono ormai come Matteo Renzi o Enrico Letta, che hanno fatto propria la cultura della dissoluzione e buttato nel cesso quelli che una volta si chiamavano i valori non negoziabili. A destra invece hanno trovato ancora una volta posto nelle lista candidati, cattolici e non, che a certi valori hanno dimostrato di tenere e di volersi battere per essi. Ma se la loro presenza non è riuscita a smuovere più di tanto il voto cattolico e moderato. Per quale motivo dunque la prossima volta dovrebbero trovare ancora un posto nelle liste?

Con buona pace dei duri e puri, dei “crociati” che per irrealistiche questioni di principio – ma veramente possiamo essere così ingenui DA credere che la Meloni, Salvini o chiunque altro oggi in Italia possano presentarsi in campagna elettorale chiedendo l’immediata cancellazione, ad esempio, della criminale legge 194? – l’unica cosa che avranno ottenuto è la scomparsa dei cattolici dalla politica.

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