Così si muore al tempo di internet e del metodo “Le Iene”

Così si muore al tempo di internet e del metodo “Le Iene”

di Diego Torre

UN AMORE VIRTUALE E DUE SUICIDI…

Daniele aveva scambiato oltre 8000 messaggi in chat con Irene e ne era completamente cotto. La relazione però nel tempo si logora a causa di Irene; Daniele non regge al dolore e si impicca. Si è scoperto dopo che Irene era in realtà Roberto Zaccaria, un uomo di 64 anni, che simulava inoltre, sempre via chat, di essere, anche Braim, “fratello” di Irene, e Claudia, l’”amica del cuore”.

Scoperto l’inghippo, nel giugno di quest’anno la Procura della Repubblica, non ravvisando altri reati, ha ottenuto per Zaccaria un decreto penale di condanna per “sostituzione di persona”, poi commutato in una sanzione pecuniaria di 825 euro.

Lasciamo il commento della morte di Daniele a suo padre: “Ad oggi, l’uomo responsabile di tutto questo si trova a piede libero, si sveglia ogni mattina e se ne va per le vie del suo Paese, come se nulla fosse accaduto. Non avrò più indietro Daniele. Nel frattempo, colui che ritengo il responsabile di questo tragico evento è libero e i carabinieri hanno addirittura scoperto che ha continuato con questo gioco sporco. Quella relazione virtuale ha portato alla morte di mio figlio. Ciò che è accaduto è di una gravità immane e molti altri ragazzi e ragazze sono vittime di questi inganni. Tanti riescono a salvarsi, tanti altri no”.

Del caso si sono interessate Le Iene che hanno fatto, nel loro caratteristico stile provocatorio, un servizio su Roberto, che in fuga, spingendo la madre sulla sedia a rotelle, così si difendeva “È stato uno scherzo, se aveva problemi di testa non è colpa mia”. Ma l’eco mediatica non gli aveva certo fatto piacere se dichiarava al Resto del Carlino: “Sono stanco, mi stanno rovinando la vita”.

Ieri l’altro le forze dell’ordine ne hanno ritrovato il corpo privo di vita nella sua abitazione a Forlimpopoli. L’avvocato Pier Paolo Bernini ha raccontato a La Repubblica che Roberto Zaccaria sarebbe dovuto andare da lui per sporgere denuncia, “penso contro chi lo aveva messo alla gogna in tv e sul web. Ma si vede che non ce l’ha fatta più. Nei suoi confronti c’è stata un’istigazione al suicidio, a Forlimpopoli è apparso pure un manifesto contro di lui. I media lo hanno accusato di aver portato al suicidio Daniele, ma io credo che in quella vicenda non ci sia alcun nesso eziologico con la morte del ragazzo“. Il legale ora, per conto della famiglia, sta valutando la possibilità di un esposto contro Le Iene per istigazione a suicidio e violenza privata.

Scoppia ovviamente la guerra civile sui social fra gli accusatori della trasmissione televisiva e chi trova giusto ed opportuno il suicidio di Roberto: giustizia è fatta! E arriva anche l’intervento di Vladimiro Guadagno in arte Luxuria: “Se R. Zaccaria non avesse represso la sua transessualità forse non si sarebbe messo sulle chat con una falsa identità femminile a ingannare e indurre al suicidio un povero ragazzo di soli 24 anni per poi uccidersi a sua volta. La repressione genera mostri“. Una transessualità, quella di Roberto, tutta da dimostrare; ma si sa che ognuno tira acqua al suo mulino.

Dolore, squallore, tristezza, compassione sono i sentimenti indotti da queste notizie. Ma nascono anche tanti interrogativi che pretendono una risposta profonda e sincera. Com’è possibile che un simile stupido gioco su internet possa durare un intero anno? Non vi è difesa da inganni simili ed anche peggiori? Come possono due uomini arrivare ad un livello di fragilità tale da togliersi la vita? Non avevano amici con cui confidarsi e da cui essere sostenuti? Non avevano valori superiori di riferimento nella loro vita? E come è possibile che un “giornalismo” così vessatorio possa continuare ad operare indisturbato in un mondo, che si riempie la bocca di “diritti”, ma ignora il dovere di rispettare la persona umana?

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