“Mangi carne? Non ti salviamo se sei morente!”. L’ultima follia da Oxford

“Mangi carne? Non ti salviamo se sei morente!”. L’ultima follia da Oxford

di Maria Bigazzi

SECONDO UN “FILOSOFO” DI OXFORD PUÒ ESSERE ETICO NON SOCCORRERE UN MORENTE CHE HA MANGIATO CARNE, PERCHÉ NELLA SUA VITA HA CAUSATO SOFFERENZA AGLI ANIMALI

Che oggi sia urgente chiarire il ruolo distinto e la diversità tra uomini e animali è confermato dalle tesi assurde che in questi mesi vengono portate alla ribalta nei quotidiani, ma è dato anche da un modo distorto di pensare molto diffuso che vede la celebrazione dell’animale e la conseguente condanna dell’uomo.

Non passa di certo inosservata la notizia di un professore e ricercatore presso il Wellbeing Research Centre dell’università di Oxford, il dottor Michael Plant, da lui proposta sul Journal of Controversial Ideas e riportata dal Mail Online, in cui ha esordito sostenendo l’assurda tesi per cui salvare una persona in difficoltà e in pericolo di vita non diventa necessario se questa provoca sofferenza agli animali consumando carne.

Questo, sostiene, in vista di un male minore, in quanto “se il consumo di carne è sbagliato per motivi di sofferenza degli animali, una volta considerata la quantità di sofferenza che potrebbe verificarsi, inizia a sembrare plausibile che salvare gli estranei sarebbe il male più grande del non salvarli e, quindi, non è necessario dopo tutto”.

Non solo, lo studioso addirittura propone a sostegno della tesi il caso in cui si trovasse in pericolo di vita un dittatore crudele, sottolineando come il salvargli la vita significherebbe continuare a infliggere sofferenza alla popolazione, motivo per cui il male minore sarebbe quello di lasciarlo morire allo stesso modo di colui che mangia carne.

Ci si stupisce dell’assurdità di tale riflessione che arriva addirittura da uno studioso che si definisce “filosofo morale” tanto da fondare in Inghilterra un istituto di ricerca per il benessere globale, l’Happier Lives Institute.

Ma in realtà veniamo ogni giorno a contatto con questo modo di pensare: l’aborto e l’eutanasia ad esempio, dove il male minore è eliminare una vita che infastidisce o che presenta delle problematiche; oppure la categorizzazione tra vaccinati e non, dove quelli non inoculati meriterebbero di non essere curati e di rimanere a soffrire e morire da soli; ma pensiamo solo all’ideologia dilagante che per ridurre la povertà e l’inquinamento sostiene sia preferibile non avere figli e sostituirli con gli animali.

Tutti punti che rientrano nel programma definito a livello mondiale previsto per il 2030, dove si auspica al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile che vede anche la diminuzione demografica della popolazione, un progetto che nella realtà sta riducendo l’uomo a un essere innaturale e privo di dignità.

Quanti giovani preferiscono oggi costituire quella che chiamano famiglia con gli animali domestici invece che avere figli, e quanti invece ritengono i loro animali al pari delle persone umane, tanto da preferirli e richiedere per loro cure gratuite e diritti.

Il caso del dottor Plant conferma una diffusa idolatria delle bestie che va a sostituire il rispetto e la dignità umana, criteri che non devono essere mai dimenticati, in quanto al di là del comportamento di ciascuno, ogni vita umana ha valore e dignità immense e da rispettare.

È bene dunque utilizzare la ragione per comprendere come invece l’uomo si debba rapportare con gli animali, all’interno della Creazione.

Ci viene in aiuto come sempre il Catechismo della Chiesa Cattolica che chiaramente delinea questo rapporto, ricordando come sia necessario rispettare l’integrità della Creazione nella quale rientrano anche gli animali in quanto creature di Dio (non figli come spesso si sente), ma anche che questi sono stati affidati da Lui a “colui che Egli ha creato a sua immagine”, per cui è dunque legittimo servirsene per provvedere al sostentamento.

Ciò che mai deve essere dimenticato è quanto sia indegno dell’uomo rendere gli animali oggetto di quell’affetto che è dovuto solo alle persone, destinando risorse e denaro in inutilità per loro, mentre servirebbero prioritariamente a sollevare la miseria degli uomini e a garantire il rispetto della Vita in ogni suo stadio.

Tesi come quella di Michael Plant e di molti altri, stanno entrando almeno in parte nel pensiero comune, proponendo una visione distorta e ingannevole della vita e del legame tra uomo e animale, senza contare i casi purtroppo diffusi in cui gli animali sostituiscono il rapporto tra le persone. 

Per tale motivo è bene soffermarsi e riflettere maggiormente su questo pericolo molto diffuso, facendo una netta distinzione tra ciò che è bene e ciò che è male, per evitare di perdere l’uso della ragione.

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Si vede dall’espressione del viso che il “filosofo” è carente di sanità mentale. È Dio che ha messo a disposizione dell’uomo gli animali per nutrirsi, per utilizzarli nel lavoro ma, soprattutto, per rispettarli.