L’Avvento è un tempo di attesa e di vigilanza

di don Ruggero Gorletti

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 27 NOVEMBRE 2022 – I Domenica di Avvento

 Dal vangelo secondo san Matteo (24, 37-44)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

COMMENTO

«Come furono i giorni di Noè». E come furono i giorni di Noè, cosa avevano di così speciale? Erano giorni in cui la gente viveva tranquillamente la propria vita senza accorgersi dell’imminenza della sciagura. Ma, si potrebbe dire, cosa si faceva di male nei giorni di Noè? Leggiamo il brano: «mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito». C’è qualcosa di male in tutto questo? No. Non c’è proprio niente di male a mangiare, a bere, a prendere moglie o a prendere marito. Proprio niente. Quello che non andava bene era il fare tutte queste cose, il vivere la propria vita normale, come se Dio non esistesse. Questo era il male ai tempi di Noè, e questo, se vogliamo essere sinceri, è il male anche ai nostri tempi.

Noè ascoltò la voce del Signore, che lo ammoniva a mettersi in salvo dal disastro imminente. Noè vigilava. È questo il messaggio del vangelo di oggi. Vigilare. Cosa significa vigilare? Stare pronti, avere la coscienza desta. Fare sì che il nostro cuore, cioè il nostro essere, la nostra intelligenza, i nostri affetti, la nostra volontà, non si appesantisca, come dice il brano parallelo del Vangelo di Luca, in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. Significa essere pronti. «Solo chi è sveglio non verrà preso di sorpresa» diceva in un’omelia papa Benedetto XVI.

Il tempo di Avvento, che inizia oggi, è un tempo speciale. Un tempo breve, che sottolinea l’attesa. L’attesa certamente della festa del Natale, della prima venuta di Gesù nella carne. Ma se fosse solo questa attesa, sarebbe un’attesa inutile, un’attesa di un fatto, comunque importante, ma che c’è già stato. Sarebbe solo una commemorazione, come commemoriamo il XXV Aprile o il IV Novembre. Non cambia la nostra vita. L’attesa della festa del Natale è anche un segno: il segno dell’attesa della seconda venuta di Gesù, quando verrà a mettere fine alla storia di questo mondo e verrà – come diciamo nel Credo – nella gloria per giudicare i vivi e i morti. Per questo dobbiamo farci trovare pronti. Verrà a giudicarci, a prenderci o a lasciarci. Lo dice il vangelo di oggi. Due uomini stanno facendo lo stesso lavoro, uno verrà preso dal Signore e l’altro no. Due donne si trovano nello stesso posto, nella stessa situazione: l’una verrà presa e l’altra no. Perché questo diverso trattamento? Perché uno si è fatto trovare pronto, l’altro no, perché nel corso della sua vita si è allontanato dal bene, si è allontanato dalla vita, si è allontanato da Dio.

Sant’Agostino dà una buona formula per l’attesa: «com’è la tua vita, così sarà la tua morte». Se aspettiamo con amore, Dio, venendo a giudicarci, colmerà il nostro cuore e la nostra speranza. L’Avvento è un tempo che ci esorta ad essere vigilanti, vigilanti perché non sappiamo in quale giorno verrà il Signore. Casa pulita, cuore puro, pensieri e affetti allo stile di Gesù. Benedetto XVI ci spiega: «Vegliare significa seguire il Signore, scegliere quello che Gesù scelse, amare quello che Lui amò, adeguare la propria vita alla sua».

Se ci facciamo trovare pronti, in grazia di Dio, la venuta del Figlio dell’uomo non sarà una tragedia, una cosa triste, anzi. Il Padre ci accoglierà tra le sue braccia, per farci entrare nella gioia eterna della vita con Lui.

“Foto: Pixabay”

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