Abbiamo accettato tutto, anche quando si andava palesemente contro il buonsenso!

Abbiamo accettato tutto, anche quando si andava palesemente contro il buonsenso!

di Gian Piero Bonfanti

TORNIAMO A FESTEGGIARE IL NATALE COME ERAVAMO ABITUATI PRIMA DELLA FOLLIA DELLA “PANDEMENZA”

Quest’anno ci prepariamo a festeggiare il Natale tornando alle nostre abitudini e tradizioni. Si, perché spesso siamo portati a dimenticare in fretta ciò che è accaduto più o meno recentemente, ma alle volte è importante ricordarlo. Durante il Natale 2020, in pieno periodo lockdown, ricordiamo che gli spostamenti in “zona rossa” ed in “zona arancione” erano limitati nei giorni festivi e prefestivi. Ci si poteva spostare una sola volta al giorno, per fare visita a parenti o amici, era consentito recarsi in altri comuni, ma sempre e solo all’interno della stessa Regione, tra le 5 e le 22 e nel limite massimo di due persone per auto. La persona o le due persone che si spostavano potevano portare con sé i figli minori di 14 anni e le persone disabili o non autosufficienti con loro conviventi. Nella zona rossa erano chiusi i centri estetici, i bar e i ristoranti, mentre erano invece aperti i supermercati, i negozi di alimentari e di prima necessità come farmacie e parafarmacie, parrucchieri e barbieri. Era consentito svolgere le attività motorie “individualmente” ed “in prossimità della propria abitazione” purché nel rispetto della distanza di almeno un metro e con l’obbligo di utilizzo di “dispositivi di protezione”. Nei giorni prefestivi e festivi era possibile ricevere nella propria abitazione due persone (non compresi i minori di 14 anni, persone disabili o non autosufficienti) oltre ai conviventi e lo spostamento era possibile solo una volta al giorno dalle 5 del mattino alle 22 di sera (poi c’era il coprifuoco).

A ripensarci oggi vengono ancora i brividi ma durante il Natale 2021 eravamo ancora sottoposti a restrizioni. Si parlava di zone bianche e zone gialle, e chi non era vaccinato o guarito non poteva sedersi all’interno di bar e ristoranti, o andare al cinema, teatri, concerti, stadi, discoteche, feste e cerimonie. Nelle zone gialle erano previste le mascherine anche all’aperto e molti eventi erano stati annullati. Tamponi e quarantene erano ancora necessari per chi effettuava spostamenti tra il nostro Paese ed uno straniero. Tutte queste limitazioni oggi ci sembrano lontane ed assurde, ma il vero paradosso è aver accettato tutto ciò senza mettere mai in discussione nulla anche quando si andava palesemente contro il buonsenso.

Il panico diffuso nella popolazione ha fatto sì che le persone si sottoponessero alle predette restrizioni e ai precitati dispositivi di protezione che, come previsto, non avrebbero fatto altro che limitare le libertà delle persone senza avere una vera e propria utilità. Infatti, nonostante queste imposizioni, i numeri dimostrano che le misure adottate non sono servite a molto. Ma, come dicevamo oggi, tutto ci sembra lontano anni luce, come se non avessimo realmente vissuto quei momenti.

Forse abbiamo voluto rimuovere tutti questi brutti ricordi dalla memoria e quindi in questi giorni assistiamo ad un ritorno frenetico ai ritmi pre-covid. Nonostante vi sia oramai una buona parte della popolazione che ha deciso di non togliersi più le mascherine dal volto (forse se le sono tatuate) la gente partecipa a grandi feste, grandi eventi, è tornata a frequentare i luoghi pubblici, a parlare tra loro, anche tra più persone, addirittura a stringersi le mani, ad abbracciarsi, a baciarsi. Che orrore per quella banda di ipocondriaci che ancor oggi si saluta col gomito o con il pugnetto. Che gioia invece per tutti coloro che sono abituati ad un rapporto “‘all’italiana”.

Siamo tornati ad uscire dalle nostre abitazioni e ad andare alla ricerca dei regali di Natale.
Per quanto riguarda lo scambiarsi i doni a Natale, non ci si deve soffermare all’aspetto consumistico e commerciale. Guardiamo al valore affettivo del regalo: con il dono io non solo voglio dimostrare ad una persona che le voglio bene, che per me è importante, ma anche voglio renderla felice donandole la gioia. Il dono è principalmente una dimostrazione di affetto, non dobbiamo dimenticarlo.

Tutti abbiamo bisogno di un po’ di gioia e serenità, delle quali siamo stati privati nei momenti di dura prova degli ultimi due Natali trascorsi. Ebbene, prepariamoci a festeggiare la nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, cerchiamo di vivere questi momenti con serenità e raccoglimento in famiglia e con i parenti, e ricordiamoci che chi ci sta accanto ha bisogno di sentire la nostra vicinanza con gesti concreti. Non priviamoli del nostro affetto e cerchiamo di non sprecare altro tempo ed altre occasioni. Buon Natale!

 

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