Il “problema” dell’atmosfera natalizia

di Nicola Sajeva

L’ATMOSFERA CHE SIAMO IMPEGNATI A CREARE È QUELLA DEL NATALE: UNA RICORRENZA PRETTAMENTE RELIGIOSA DISTORTA DA MILLE FORZE CENTRIFUGHE E FUORVIANTI

Non guardate il cielo, non desidero portare la vostra attenzione verso i problemi che interessano l’inquinamento, non desidero accompagnare la vostra preoccupazione a verificare se il diametro del buco dell’ozono è aumentato o mostra segni di rassicurante contrazione.

Niente di tutto questo: non sono un esperto, la mia conoscenza del problema è di spessore elementare e come tale poteva coinvolgere solo i piccoli ascoltatori che, alcuni anni fa, occupavano i banchi della mia aula scolastica.

L’atmosfera che mi accingo a focalizzare è quell’insieme di elementi, di stimoli, di suggestioni necessari ad indirizzare tutto il nostro sentire.

Dall’alveo di questa atmosfera si esce fortificati ed in grado di fare scelte, prendere decisioni, guidare la vostra volontà. Bisogna creare l’atmosfera giusta per raggiungere particolari obiettivi.

In questi giorni di dicembre l’atmosfera che siamo impegnati a creare è quella del Natale: una ricorrenza prettamente religiosa distorta da mille forze centrifughe e fuorvianti.

Una festa il cui protagonista è messo distrattamente alla porta per dare spazio ad una girandola alienante e traboccante di allettanti e molto varie proposte commerciali.

Oggi il sapere creare l’atmosfera giusta non significa aumentare la capacità riflessiva per arrivare al nocciolo della ricorrenza bensì mettere in atto quei meccanismi che ci portano, quasi inconsapevolmente, a spendere  male i nostri già inflazionati euro. Un’atmosfera capace anche di allentare ogni inibizione economica, di bruciare i nostri risparmi e di vanificare i nostri propositi di spendere razionalmente la tredicesima o il ricavato, si fa per dire, degli ultimi raccolti agrari.

I rivenditori rispolverano decorazioni, festoni, stelline, luci e creano la magica atmosfera del Natale anche nella vetrina più modesta. Anche gli amministratori comunali sensibili fanno la loro parte e impegnano somme anche considerevoli per concorrere alla creazione di questa richiestissima atmosfera.

Gli istituti scolastici, per non essere da meno, già da tempo, hanno gettato le basi di progetti finalizzati a potenziare la ricorrenza. Se c’è un progetto, ci saranno delle somme a disposizione per acquistare o realizzare costumi, scene, cartelloni, per pagare la disponibilità di saloni più capienti dell’aula scolastica dove i maestri di ieri, non ancora raggiunti da questa irrazionale smania progettuale, realizzavano modeste, molto poco spettacoli, intime e molto edificanti drammatizzazioni natalizie.

In questa atmosfera anche la stella che tradizionalmente stendeva la sua magnifica luce per indirizzarci alla grotta, va  a prendere posto sulla cima dell’albero che, nell’economia della prossime feste, risulta strategicamente più necessario perché, in un clima di tenero abbandono sentimentale, ai suoi piedi ognuno di noi troverà il proprio dono. Invece, nel presepe i doni venivano portati a Gesù Bambino per ridimensionare la sua povertà e per riscaldare la sua solitudine.

L’essenzialità, il necessario per la sopravvivenza, la precarietà, la povertà che tocca i due terzi dell’intera umanità, trova l’icona più reale nella grotta, nel presepe più piccolo e modesto.

Ed è questa l’atmosfera giusta che dobbiamo essere preoccupati di creare, un’atmosfera che ci aiuti a riflettere, che ci renda più determinati a cercare Gesù per mille posti dove continua a sentire freddo, continua ad avere fame, continua ad avere bisogno di una medicina, di un pugno di riso, di una scuola per prendere coscienza della sua dignità di uomo. Ieri come oggi è questa la meta che la chiesa si prefigge in questo periodo di Avvento, iniziato lo scorso 27 novembre 2022.

Guardiamo pure il cielo, alziamo lo sguardo: una stella illuminerà i veri protagonisti: Gesù e i poveri. Tra questi poveri tutti noi se continuiamo a sfuggire, ad ignorare il vero messaggio del Natale.

 

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