Il vescovo Ricchiuti: “invochiamo la pace… e mandiamo armi violando la Costituzione”

di Bruno Volpe

MONSIGNOR GIOVANNI RICCHIUTI, PRESIDENTE DI PAX CHRISTI: “PER FARE CESSARE IL CONFLITTO OCCORRE SEGUIRE LA VIA DEL DIALOGO E NON DELLE ARMI. IL PROBLEMA È CHE QUANDO DICE QUESTO UNA CERTA INFORMAZIONE SCHIERATA TI DEFINISCE A FAVORE DI PUTIN…”

“Abbiamo il dovere delle orazioni, ma anche delle azioni concrete per la pace tra Russia ed Ucraina”: lo dice in questa intervista che ci ha concesso Monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo di Gravina Altamura, presidente di Pax Christi commentando la suggestiva iniziativa di preghiera che si è tenuta a Bari, sulla tomba di San Nicola, voluta dalla Cei e dal cardinal Matteo Zuppi suo presidente.

Il cardinal Zuppi, l’arcivescovo di Bari-Bitonto Monsignor Giuseppe Satriano e tanti vescovi italiani, sia in presenza che in collegamento video, hanno invocato il dono della pace grazie alla intercessione di San Nicola, santo caro ad oriente ed occidente, amato tanto dai russi quanto dagli ucraini.

Eccellenza Ricchiuti, qual è la sintesi di questo avvenimento?

“Intanto è sempre utile pregare per la pace, noi così mettiamo in atto il Vangelo, ‘bussate e vi sarà aperto, chiedete e vi sarà dato’. I vescovi italiani fanno appunto questo. Riteniamo che sia bello e significativo pregare proprio su un posto altamente spirituale e di grande rilevanza, come la tomba di Nicola, santo caro ad occidente ed oriente, a russi ed ucraini. Ecco perché approvo questa scelta”.

La Puglia si candida dunque a terra di dialogo…

“Per la sua collocazione geografica la Puglia è arca di pace, come diceva don Tonino Bello, ma lo è soprattutto Bari, proprio per la presenza della Basilica e delle reliquie di san Nicola. Tuttavia, con la stessa franchezza mi sia concesso di fare una osservazione”.

Prego…

“Noi invochiamo giustamente con la preghiera il dono della pace, tuttavia nella pratica mandiamo ad una delle parti in causa le armi, meglio le vendiamo. Mi pare pacifico che qui ci sia un aggressore, la Russia, ed un aggredito, l’Ucraina, tuttavia non credo che con la scelta di fornire armi il problema si sia risolto. La sola via da perseguire è il dialogo, la mediazione, e sin qui queste opere di mediazione non le stiamo vedendo, anzi… Significa che la terapia è sbagliata. Cito la Pacem in Terris di Giovanni XXIII il quale, quando si parlava di scelta delle armi sosteneva che chi si abbandona a questa via è fuori di testa. In più, e mi sia consentito, in Italia non stiamo rispettando la Costituzione perché di fatto senza il parere del Parlamento stiamo partecipando ad una guerra”.

Ma davvero serve una veglia di preghiera per la pace?

“La preghiera serve sempre, ce la chiede il Signore. La Cei, mons. Satriano e i vescovi italiani hanno fatto molto bene ad adottare questa iniziativa su su un posto così indicativo e speciale. Tuttavia così come elogio la scelta, dico che noi vescovi dovremmo essere maggiormente coraggiosi e seguire il Papa, essere in maggiore sintonia con lui quando ripudia la guerra. La preghiera è obbedienza fiduciosa al Signore e fa bene sempre, tuttavia con un gioco di parole lasciatemi dire che occorrono orazioni ed azioni, ossia atti concreti per fare cessare il conflitto seguendo la via del dialogo e non delle armi. Il problema è che quando dice questo una certa informazione schierata ti definisce a favore di Putin o che segui banali utopie pacifiste. Noi non inseguiamo utopie pacifiste, ma la via del negoziato, la sola che possa risolvere il problema, non l’invio delle armi ad una delle parti in causa. Mi pare che questa terapia non abbia prodotto risultati sin qui”.

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